Vincenzo Cepolla: L' alba della libertà a Lecce la sera dei 12 Settembre 1860

L' alba della libertà a Lecce


SALENTINI,
Il passaggio dalla tirranide alla libertà, dalla vita di popolo diviso a quella informata dal principio della più vasta unità nazionale, suole ordinariamente essere accompagnato da scosse concitate, da moti incomposti, da seri pericoli. Questa Provincia già segnata nei libri del tetro dispotismo come sempre ribelle al gioco della forza brutale, fatta naturalmente a vagheggiare quanto v' ha di generoso e di grande nel concetto dell'unità d'Italia, e nota per la civile coltura de' suoi abitanti, nulla veramente aveva a temere in quel passaggio che dovevasi compiere, niun dubbio lasciava del plauso universale con che sarebbe venuta ad accogliere il novello principio da lunga stagione scaldato nel proprio petto. Nullameno, dall'occulto lavorio del principio col quale si preparano le grandi rivoluzioni politiche e sociali, doveasi trapassare a fatti esteriori, dagli apparecchi latenti alla mostra delle forze organizzative, infine questo Popolo doveasi atteggiare a quella guisa che richiede il romperla con un tristo ed abborrito passato per cooperare alla luce del giorno colle altre Province sorelle all'opera della Costituzione d' Italia. Lecce quindi continuando nel costante proposito di rappresentar quella parte che dall'accordo universale delle Province erale stata assegnata, vide arrivato il suo tempo, ed unanime proclamò un Governo Provvisorio, che unificante il pensiero e l'azione di tutti, più rapida ed energica rendesse l'azione che la mano del Dittatore Garibaldi veniva a dispiegare. Noi, o Concittadini, riconoscenti dell'esser stati degnati della vostra fiducia, oggi siam lieti ad annunziarvi che il plauso universale, la calma dignitosa, la unanimità con la quale tutti i paesi della Provincia han fatto manifesta adesione al proclama dell' unità Nazionale, di VITTORIO EMANUELE RE D'ITALIA, e Garibaldi Dittatore, sieno state manifestazioni non di genti schiave alle quali fu gittato il tozzo di loro libertà, ma a quella vece d' un popolo, che per lunga serie di sventure e per lavoro di progressivo pensiero sia pervenuto alla coscienza de' propri diritti ed al saldo proponimento di conservare le proprie forze pel conseguimento di sua più grande individualità politica. E siam lieti parimenti di vedere assestato nella Capitale del Regno il provvisorio potere del Dittatore al quale, come al più grande mezzo, noi agognavamo, di là cominciata ad irradiare la vita per tutte le membra, per la qual cosa agevole si rende ora la normale corrispondenza tra il nuovo Ministero e tutte le Autorità delle varie Province.
Memori quindi della nostra origine, fedeli a quella missione che voi ne deste, coscienti di avervi lealmente adempito per quanto nostre forze il consentirono, portiamo ora giudizio che protrarre ulteriormente la esistenza di questo Governo Provvisorio inopportuno sarebbe, e forse d' impaccio all' armonia dell' insieme: laonde dismettiamo il potere temporaneo volendo solo ricalcare quel salutare ricordo che a noi viene da tutta la Storia : che se il valore dei prodi prospere fin qui ha condotte le sorti d' Italia, solamente incessanti sacrifizi, longanimità, abnegazione e concordia di voleri varranno a farci toccare la meta.
Lecce la sera dei 12 Settembre 186o.
I Membri Componenti il Governo Provvisorio
ORONZIO DE DONNO
VINCENZO CEPOLLA
BONAV. MAZZARELLA

(Foglio volante — Dalle Carte di N. Vacca).

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