La tavolata degli sconosciuti
La tavolata degli sconosciuti La prima socializzazione fu all’asilo. Non si chiamava socializzazione, naturalmente. Nessuno diceva: «Antonio, oggi dalle nove alle undici socializzerai». Ti mettevano in una stanza con altri bambini, qualche sedia troppo piccola, matite mangiucchiate e un cavallo di plastica senza una ruota, e tu dovevi arrangiarti. Era un sistema primitivo, ma funzionava. Poi vennero le elementari e le medie. Altri bambini, altri compagni, altri mondi. E dopo i dieci anni arrivò il prete. Il prete, a quei tempi, era una specie di social network con la tonaca. Conosceva tutti, sapeva chi giocava bene a pallone, chi cantava, chi litigava, chi era timido e chi aveva bisogno semplicemente che qualcuno gli dicesse: «Vieni anche tu.» Quello della mia adolescenza si chiamava don Giuseppe Tondo. Fu attraverso quel mondo che, oltre ai ragazzi del quartiere, conobbi anche le ragazze. Evento di una certa rilevanza. Perché fino a quel momento l’umanità m...