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La tavolata degli sconosciuti

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  La tavolata degli sconosciuti La prima socializzazione fu all’asilo. Non si chiamava socializzazione, naturalmente. Nessuno diceva: «Antonio, oggi dalle nove alle undici socializzerai». Ti mettevano in una stanza con altri bambini, qualche sedia troppo piccola, matite mangiucchiate e un cavallo di plastica senza una ruota, e tu dovevi arrangiarti. Era un sistema primitivo, ma funzionava. Poi vennero le elementari e le medie. Altri bambini, altri compagni, altri mondi. E dopo i dieci anni arrivò il prete. Il prete, a quei tempi, era una specie di social network con la tonaca. Conosceva tutti, sapeva chi giocava bene a pallone, chi cantava, chi litigava, chi era timido e chi aveva bisogno semplicemente che qualcuno gli dicesse: «Vieni anche tu.» Quello della mia adolescenza si chiamava don Giuseppe Tondo. Fu attraverso quel mondo che, oltre ai ragazzi del quartiere, conobbi anche le ragazze. Evento di una certa rilevanza. Perché fino a quel momento l’umanità m...

Oggi ascolto Santana

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  Oggi ascolto Santana La mia storia con i Santana comincia nel marzo del 1971. Facevo la terza media e frequentavo spesso la casa di mia nonna. Mia madre si faceva accompagnare lì da papà e io rimanevo con lei. In quella casa c'era anche mio cugino, che frequentava già le superiori e quindi, ai miei occhi, apparteneva a quella categoria misteriosa di persone che sapevano già qualcosa del mondo. Accanto al suo letto aveva una libreria. C'erano i libri, naturalmente, ma soprattutto c'erano dei 45 giri . Per me erano molto più interessanti dei libri. Glieli chiedevo in prestito e lui era generoso: me li dava. Tra quei dischi ce n'era uno che avrebbe attraversato più di mezzo secolo della mia vita: Santana, "Oye Como Va / Samba Pa Ti" . Lo portavo a casa e lo mettevo sul mio giradischi Lesa modello Giava , che papà mi aveva comprato due o tre anni prima. Quel 45 giri, pubblicato in Italia dalla CBS nel 1971, metteva insieme due brani di Abraxas , il...

Antonio e Sara: «Papà, non devi diventare un tipo. Devi accorgerti di come sei»

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  Dopo aver lette un paragrafo di “Vocologia artistica. La consapevolezza nel canto” di Franco Fussi (Autore), Angelo Fernando Galeano (Autore), Valentina Cavazzuti (Autore) Antonio e Sara: «Papà, non devi diventare un tipo. Devi accorgerti di come sei» Antonio: Sara, guarda queste pagine. Parlano di canto e personalità . Mi hanno incuriosito perché non trattano la voce soltanto come uno strumento tecnico. Dicono che il modo in cui una persona sta nel mondo entra anche nel modo in cui canta. Sara: In che senso? Antonio: Partono da Jung: estroversione e introversione. L’estroverso prende energia dal rapporto con l’esterno, cerca gli altri, reagisce all’ambiente. L’introverso concentra maggiormente l’energia sul proprio mondo interiore, sui pensieri e sulle emozioni. Sara: E tu vuoi sapere quale dei due sei. Antonio: Naturalmente. Sara: Naturalmente! Tu devi sempre classificare, capire, trovare il nome. Antonio: [ride] Forse è vero. Però leggendo mi sono chiest...

Il pericolo che ci piace

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  Il pericolo che ci piace C’è qualcosa di sorprendente nei numeri del sondaggio pubblicato da Domani . Non tanto che molti italiani abbiano paura dell’AfD. La paura, in fondo, è una delle poche merci che non conoscono crisi di mercato. Sorprende che alcune delle idee di cui abbiamo paura, prese una alla volta, ci piacciano. Il 62 per cento degli intervistati considera AfD un pericolo per la democrazia tedesca e per l’Unione europea. Poi però cominciamo a smontare il pericolo pezzo per pezzo e scopriamo che alcuni componenti trovano posto anche nel nostro salotto. Più rimpatri? Il 65,6 per cento è d’accordo. Richiedenti asilo obbligati a svolgere lavori socialmente utili per ricevere i sussidi? Piace al 77,8 per cento. Famiglia eterosessuale con molti figli indicata come nucleo fondante della società? D’accordo il 44,7. Abolizione del canone? 54,9. Persino quando si entra nella scuola, dove la memoria dovrebbe avere il banco in prima fila, quasi un intervistato su tre pensa...