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VINCONO LORO. PERDIAMO NOI. POI CAMBIAMO LORO.

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  VINCONO LORO. PERDIAMO NOI. POI CAMBIAMO LORO. C’è una cosa meravigliosa nella politica: riesce a trasformare milioni di cittadini in spettatori di una partita. Vannacci sì. Vannacci no. Accordo. Niente accordo. E immediatamente parte il grande campionato nazionale: Chi vince? Chi perde? Chi arriva al 42%? Chi governa? Televisioni, giornali, talk show, analisti: tutti con la calcolatrice in mano. Come se il problema di un cittadino fosse svegliarsi la mattina e domandarsi: «Accidenti, chissà se la coalizione avrà i numeri.» Io, invece, continuo ad avere una domanda molto più banale. E noi? Noi cittadini cosa vinciamo? Perché lo Stato non è una coppa da sollevare la sera delle elezioni. Amministra denaro che viene dalla società, decide imposte e spesa pubblica, organizza sanità, scuola, infrastrutture, sicurezza, servizi, previdenza. Decide, insomma, una parte enorme delle condizioni nelle quali viviamo insieme. Eppure raccontiamo la politica come racc...

Quelli che scorrono e quelli che non scorrono

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  Quelli che scorrono e quelli che non scorrono Qualche giorno fa parlavo con una persona che conosco, e mentre parlavo mi sono accorto che stavo per chiamarla amico, ma la parola si è fermata prima di uscire, perché ci sono parole che adoperiamo con troppa facilità e forse amico è una di queste. Amico viene da amore. E se l'amore è riconoscere l'altro come legittimo nella sua esistenza accanto a noi, allora l'amicizia pretende qualcosa di più della frequentazione, della confidenza, perfino dell'affetto. Pretende reciprocità. Io posso riconoscere te. Ma tu puoi riconoscere me? La persona con cui parlavo mi raccontava che sui social preferisce non sgrollare. Non vuole sapere quello che fanno gli altri. In questo modo, diceva, si difende. La parola che mi rimase addosso fu proprio questa: difendersi . Io invece sgrollo. Sgrollo parecchio. Passano davanti ai miei occhi persone che conosco da una vita e persone incontrate una sola volta, persone che non ...

«20 lire di bronzo»

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  «20 lire di bronzo» Fino al 1971 le nostre sere avevano un indirizzo preciso. Prima la piazza. Poi le sale parrocchiali di via Mazzini. Non ricordo che qualcuno avesse deciso che dovesse essere così. Era così e basta. La sera arrivava, noi arrivavamo, e il paese sembrava sapere dove mettere ciascuno di noi. C'era un tavolino che oggi, se chiudo gli occhi, riesco ancora a vedere. Sul piano erano incassate due scacchiere. Non appoggiate: incassate. Come se qualcuno avesse pensato che la dama dovesse restare lì per sempre, anche quando noi ce ne fossimo andati. Le pedine erano bianche e nere. Giocare non costava niente. Anche le carte napoletane erano lì. Scopa e briscola, soprattutto. La scopa poteva finire a undici o a ventuno punti. La briscola era a tre raggi: bisognava prenderne due su tre. Erano regole che nessuno aveva bisogno di spiegare. Le conoscevamo come si conoscono le strade del proprio paese. Il ping-pong invece costava. Una miseria: mi pare quindici l...

IO, L’OSSERVATORE Conversazione di Antonio Bruno con Heinz von Foerster

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  IO, L’OSSERVATORE Conversazione di Antonio Bruno con Heinz von Foerster Antonio Bruno: Professore von Foerster, il suo libro si intitola Observing Systems , “Sistemi che osservano”. Comincerei proprio da qui. Perché non sistemi osservati , ma sistemi che osservano ? Heinz von Foerster: Perché per molto tempo la scienza si è comportata come se l’osservatore non esistesse. C’era un mondo là fuori e uno scienziato che lo descriveva da un luogo apparentemente neutrale. Antonio Bruno: Come se dicesse: “Io non c’entro. Le cose stanno così”. Heinz: Esattamente. La cibernetica di primo ordine studia i sistemi osservati. La cibernetica di secondo ordine comincia quando ci accorgiamo che anche colui che osserva è un sistema. Antonio: Quindi entra in scena l’osservatore. Heinz: Non entra in scena, Antonio. Si accorge di esserci sempre stato. Antonio: Questa distinzione per me è fondamentale. Perché allora, quando dico: “Questa è la realtà”, dovrei forse correggermi e ...