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C’era un tempo in cui, d’estate, le case avevano una stanza in più. Non era dentro: era fuori.

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  Foto postata da  Monia Politi C’era un tempo in cui, d’estate, le case avevano una stanza in più. Non era dentro: era fuori. Cominciava sulla soglia e finiva nella strada. La fotografia racconta proprio questo. Quattro donne raccolte davanti a una casa, un bambino tra loro, le sedie semplici con i cueschi di legno e il sedile impagliato, un tavolino improvvisato. Più in là la strada continua quasi senza traffico, con qualche figura lontana. Non sembra accadere niente. Ed è proprio questo il punto: stava accadendo la vita . Quando arrivava la sera e il caldo finalmente allentava la presa, le donne uscivano e si sedevano ddhra fore, a nnanti casa . I bambini conquistavano il marciapiede, il limbitare , il timmitale . Nessuno aveva organizzato l’incontro. Nessuno aveva mandato un messaggio per chiedere: «Ci vediamo alle nove?». Bastava una sedia portata fuori dalla porta perché, poco dopo, ne comparisse un’altra. E cominciavano i racconti. Fatti veri, fatterelli, storie di viv...

Disaccordo, Emozioni e Conoscenza

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  Antonio Bruno: Humberto, vorrei partire da una frase che mi sembra racchiudere gran parte del tuo pensiero: se conoscere è qualcosa che facciamo noi esseri umani, allora il conoscere deve avere un fondamento biologico. Humberto Maturana: Certamente. Ma farei attenzione alla parola fondamento , Antonio. Non intendo dire che esista una realtà biologica che determina dall'esterno ciò che dobbiamo conoscere. Dico qualcosa di più radicale: tutto ciò che facciamo, compreso spiegare, pensare, ricordare, immaginare e conoscere, accade nel nostro vivere come esseri viventi. Antonio: Quindi non posso uscire dalla mia biologia per osservare il mondo? Maturana: Non puoi uscire dal tuo vivere per verificare se ciò che dici corrisponda a una realtà indipendente dal tuo operare. Quando distingui qualcosa, quella cosa sorge nella tua distinzione. Questo non significa che tu inventi arbitrariamente ciò che vuoi. Significa che ciò che chiami realtà sorge nelle coerenze del tuo operare come oss...

Una Sant’Isidoro che appartiene ormai alla memoria

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La cartolina restituisce una Sant’Isidoro che appartiene ormai alla memoria , quando la marina di Nardò conservava ancora l’aspetto semplice di un luogo di villeggiatura familiare. Sul recto, la spiaggia si raccoglie intorno alla piccola insenatura dominata dalla cinquecentesca Torre Sant’Isidoro . Il mare è calmo, quasi chiuso e protetto; le costruzioni sono basse e bianche, gli stabilimenti essenziali, le automobili parcheggiate sotto lunghe coperture di canne. Non c’è ancora la densità edilizia che caratterizzerà gli anni successivi. Ed è proprio quella lunga struttura in primo piano a riportarmi a Pendinello . Ritorno ai frutti del fico, alle melanzane grigliate, ai peperoni fritti che brillano di sole e alla frutta che sembra sciogliersi nel calore meridiano. Ritorno al mare, disteso davanti a noi, e al ritornello eterno delle onde che arrivava fino ai secchielli di plastica, mentre palette e rastrelli modellavano nella sabbia un'idea provvisoria di bellezza, destinata a durar...

Conversazione con Humberto Maturana Epigenesi dello spiegare: quando una domanda contiene già l’errore

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  Conversazione con Humberto Maturana Epigenesi dello spiegare: quando una domanda contiene già l’errore Antonio Bruno: Humberto, c’è una cosa che mi sembra difficile da accettare. Se tutto ciò che accade nel mio organismo ha una realizzazione materiale, perché non dovrei poter spiegare ciò che vivo attraverso la fisica, fino ad arrivare magari alla fisica quantistica? Humberto Maturana: Puoi certamente spiegare molti processi del tuo organismo attraverso la fisica e la chimica. Il problema nasce quando pretendi che, spiegando quei processi, tu abbia spiegato anche un fenomeno che appartiene a un altro dominio. Antonio: Fammi un esempio. Humberto: Tu ed io stiamo conversando. Antonio: Sì. Humberto: Affinché questa conversazione possa accadere devono realizzarsi in noi innumerevoli processi molecolari, cellulari, neurofisiologici. Antonio: Senza di essi non potremmo conversare. Humberto: Certamente. Ma da questo non consegue che la conversazione sia un proce...