Il bambino che abitava dietro la pioggia
Il bambino che abitava dietro la pioggia Quando uscii dall'università, pioveva. Non era una di quelle piogge che si annunciano con discrezione, lasciando agli uomini il tempo di decidere se affrettare il passo o cercare riparo, ma un temporale che sembrava essersi impadronito improvvisamente della città. I lampi illuminavano le facciate dei palazzi con una luce così intensa che, per un istante, ogni cosa appariva più nitida, quasi sottratta al tempo. Eppure, mentre osservavo quella pioggia, mi accorsi che qualcosa dentro di me si era già allontanato dal luogo in cui mi trovavo. Pensai alla casa. Non alla casa come edificio, con le sue stanze, i mobili, le pareti e gli oggetti accumulati negli anni, ma a quella particolare sensazione di sicurezza che nasce dal sapere che esiste un luogo nel quale possiamo entrare, chiudere una porta e lasciare che il mondo continui, almeno per qualche ora, senza richiedere la nostra partecipazione. Era bello sapere di avere un rifugio....