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Nulla succede due volte, perché la vita non ama fare le fotocopie. Ci consegna ogni mattino senza istruzioni e ogni sera ci ritira diversi. Non esistono giorni già vissuti, baci di seconda mano o sguardi capaci di guardarci come la prima volta. Forse la vita passa in fretta proprio per insegnarci questo: non siamo qui per abituarci, ma per meravigliarci.

Oggi ascolto Serena Brancale, Levante e DELIA – “Al mio paese”

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  Oggi ascolto Serena Brancale, Levante e DELIA – “Al mio paese” Porta il mio cuore dove i nomi non servono, dove il tempo dimentica di passare e noi possiamo riconoscerci senza ricordare. Senza età, senza ieri, soltanto presenti, l’uno nell’altra. Sì, è vero: Al mio paese è una canzone ruffiana, leggera, svolazzante. Ma certe volte lasciarsi sedurre non è un peccato. Soprattutto quando, tra una nota e l’altra, si sente passare l’aria di casa. Dentro questa canzone c’è tutta la meridionalità possibile: quella che non ha bisogno di spiegarsi, perché la riconosci dal modo in cui muove i fianchi, spalanca le finestre e trasforma la nostalgia in una festa. Serena Brancale, Levante e DELIA tornano simbolicamente al paese. Tre donne, nessun uomo in giro. Tutto femmina: le voci, l’energia, la complicità, persino il modo di sentirsi finalmente in ferie da ciò che il mondo pretende da loro. E che volete di più? C’è un ritmo sudamericano, ma ci sta: anche quello è Sud. È il Sud delle parten...

Da Franco, il gelato aveva ancora una voce

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  Da Franco, il gelato aveva ancora una voce Sul carretto si legge chiaramente «DA FRANCO» . Più sotto affiora una frase ormai consumata dal tempo e, in fondo, la parola colorata «ICE CREAM» . Il resto delle lettere si è fatto timido, come certi ricordi che non vogliono sparire, ma nemmeno lasciarsi raccontare fino in fondo. Franco, invece, non ha bisogno di presentazioni. Sta davanti al suo carretto con il braccio alzato e sembra indicare qualcosa che noi non possiamo più vedere: forse un cliente, forse un bambino, forse soltanto l’estate. Accanto a lui il gelataio aspetta, serio come chi sa che la felicità va servita in fretta, prima che si sciolga. Intorno passa una festa di paese: donne eleganti, uomini in giacca, bancarelle, ombrelloni e quella bambina vestita di rosa che guarda altrove, già inconsapevolmente diretta verso il futuro. Oggi i gelati hanno nomi complicati, fotografie perfette e frigoriferi luminosi. Allora bastava una scritta dipinta a mano: «Da Franco» . Non...

Ucciu Ballerinu, l’uomo che danzava per necessità

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  Ucciu Ballerinu, l’uomo che danzava per necessità Lo chiamavano Ucciu Ballerinu . A guardarlo in questa fotografia, seduto accanto a una Fiat 500 rossa e a una cassetta di legno trasformata in banco di vendita, verrebbe da immaginare che quel soprannome gli fosse rimasto addosso per qualche giovinezza trascorsa nelle balere. Invece Ucciu ballava per un motivo assai meno romantico: la sabbia scottava. Quando camminava sulla spiaggia arroventata, sollevava in fretta un piede e poi l’altro, improvvisando una danza senza musica. Gli altri ridevano e qualcuno, un giorno, cominciò a chiamarlo Ballerinu. I soprannomi popolari nascevano così: da un gesto osservato per pochi secondi e ricordato per tutta la vita. Ma la vera danza di Ucciu era il lavoro. Si ammazzava di fatica per mantenere la moglie, i figli, i nipoti e persino il genero. Non possedeva aziende, titoli o scrivanie. Possedeva una voce rauca che attraversava piazza Mazzini: «Mandorle fresche!» Chi lo conobbe di...

Conversazione con Humberto Maturana Il doppio vincolo culturale: «Ti rispetto, ma non ti rispetto»

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  Conversazione con Humberto Maturana Il doppio vincolo culturale: «Ti rispetto, ma non ti rispetto» Antonio Bruno: Humberto, questa volta vorrei partire da una frase molto semplice: «Fai come vuoi» . Humberto Maturana: Sembra una frase che concede libertà. Antonio: Infatti. Ma immaginiamo che io faccia davvero come voglio e subito dopo mi venga detto: «Ma perché hai fatto così?» Maturana: Allora la prima frase non concedeva libertà. Generava uno spazio relazionale contraddittorio. Antonio: È questo il doppio vincolo? Maturana: È una delle sue forme. Gregory Bateson osservò dinamiche nelle quali una relazione offriva qualcosa e contemporaneamente la negava. Per esempio, una madre poteva invitare il bambino alla vicinanza corporea e poi respingerlo. Antonio: Il problema, quindi, non è semplicemente il rifiuto. Maturana: No. Un rifiuto chiaro può far soffrire, ma è comprensibile. Nel doppio vincolo accade qualcosa di diverso: la stessa relazione genera contemp...