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ZIA TITINA, LUISA RUGGIO E LA CONVERSAZIONE LIBERATRICE

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  ZIA TITINA, LUISA RUGGIO E LA CONVERSAZIONE LIBERATRICE Ho letto un bellissimo ritratto scritto da Luisa Ruggio . Racconta di Agata, che quando entrò nella sua vita non era più la ragazza della fotografia e tutti chiamavano zia Titina . Una ricamatrice di Nardò, raffinata maestra del ricamo tradizionale, capace – scrive Ruggio – di prendersi cura delle ferite e persino del silenzio delle creature. Leggendolo, ho pensato immediatamente a Ximena Dávila e alla sua conversazione liberatrice . Naturalmente non so se zia Titina conoscesse qualcosa di tutto questo. Probabilmente no. È il racconto di Luisa Ruggio che mi fa riconoscere, nel modo di essere di questa donna, qualcosa che oggi riesco a nominare attraverso Dávila e Humberto Maturana. Perché conversare non significa semplicemente parlare. Noi esseri umani viviamo nel conversare: intrecciamo parole, emozioni, gesti, sguardi, ascolto e silenzi. E dentro questo intreccio costruiamo continuamente il mondo nel quale viv...

La bisaccia degli altri: quando la politica giudica le intenzioni invece di confrontare i fatti

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  La bisaccia degli altri: quando la politica giudica le intenzioni invece di confrontare i fatti   Anche il commento di Alberto Alfieri è molto interessante da inserire nell’analisi, perché introduce un’operazione diversa: non difende direttamente l’amministrazione confutando le accuse, ma sposta l’osservazione dagli amministratori a coloro che li criticano . Il primo passaggio: «Ma brucia il sedere…?» Alfieri domanda: «Ma brucia il sedere per le loro carriere o per quanto si sia realizzato a San Cesario cambiandone aspetto?» La forma è interrogativa, ma contiene già una spiegazione possibile dello stato emotivo degli avversari: la loro critica deriverebbe dal risentimento . Epistemologicamente possiamo osservare le critiche espresse da Greco, Cantiere Democratico, San Cesario per tutti ecc.; non possiamo però osservare direttamente che a produrle sia l'invidia per le carriere o per i risultati dell'amministrazione. È lo stesso meccanismo che abbiamo incontra...

«Mi piace perdermi con te, non perdermi in te. E dopo esserci ritrovati insieme, mi piace che tu continui a essere tu e io continui a essere io.»

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  «Mi piace perdermi con te, non perdermi in te. E dopo esserci ritrovati insieme, mi piace che tu continui a essere tu e io continui a essere io.» (Antonio Bruno Pietro) “Forse l'amore che intendo io è come, sapete come quando fai l'amore...e mentre lo facciamo mi dimentico di tutte le stronzate, ci siamo soltanto io e lei...in quel momento, eh sì, io sento che mi perdo in lei e sento che anche lei si perde dentro di me...e cazzo siamo, sono due che si perdono insieme.” (dal film Don Jon di Joseph Gordon-Levitt. Con Joseph Gordon-Levitt, Scarlett Johansson, Julianne Moore, Brie Larson)   "Mi accorgo che correndo verso Y ciò che desidero non è trovare Y al termine della mia corsa: voglio che sia Y a correre verso di me, è questa la risposta di cui ho bisogno, cioè ho bisogno che lei sappia che io sto correndo verso di lei ma nello stesso tempo ho bisogno di sapere che lei sta correndo verso di me." (Italo Calvino, "Gli amori difficili".)   La...

Oggi ascolto Geolier – PER NOI feat. Achille Lauro

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  Oggi ascolto Geolier – PER NOI feat. Achille Lauro Melodica. Fortissimamente melodica. E forse bisogna cominciare proprio da qui, perché ogni tanto ci dimentichiamo che una canzone non deve sostenere un esame. Deve arrivare. Geolier usa l’Auto-Tune apertamente, quasi ostentandolo. Non cerca di nasconderlo dietro una tenda: lo prende e lo trasforma in uno degli strumenti della sua voce. Achille Lauro, invece, è flat. Fortissimamente flat. Ha quel suo modo di cantare che sembra stare sempre sul confine tra la nota, la parola detta e qualcosa che assomiglia a una confessione. E allora? Bella, bella, bella. Ma chi se ne frega se uno canta con l’Auto-Tune e l’altro è flat, fortissimamente flat. Perché poi arriva quella tastiera. E lì, almeno per me, cambia tutto. Ha qualcosa di struggente, un suono che mi sembra quello di un vecchio pianoforte a manovella che attraversa lentamente i vicoli di Napoli. E subito me lo immagino: il suonatore fermo all’angolo, il pappaga...

Errore, menzogna o carriera? Quando il voto serve al progetto e quando il progetto serve a chi è stato votato

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  Errore, menzogna o carriera? Quando il voto serve al progetto e quando il progetto serve a chi è stato votato   ·   L'errore: Non è intenzionale. Chi commette un errore è in buona fede perché, nel momento in cui vive e descrive la propria esperienza, è convinto che sia vera. L'errore viene riconosciuto solo a posteriori ("ho sbagliato"), e per questo chiede all'altro un atto di fiducia e il riconoscimento della propria onestà. ·   La menzogna: È un atto intrinsecamente in mala fede . Chi mente sa di mentire; è pienamente cosciente di una realtà o di una verità che decide deliberatamente di occultare o distorcere per ingannare l'altro. Chi chiede di essere votato per diventare il prescelto per la responsabilità e gestione dei Comuni, delle Provincie, delle Regioni e dello Stato responsabilità che ottiene ma che risulta più utile a percorsi personali che a un progetto per il comune, provincia, regione o paese italia ha commesso un errore ho è un truf...