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Oggi ascolto Camilla Magli – Menta

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  Oggi ascolto Camilla Magli – Menta Ci sono canzoni che ascolti. E poi ci sono canzoni che, senza chiederti il permesso, aprono una porta. Camilla Magli canta Menta e io, invece di restare qui, nel 2026, me ne torno indietro di quasi sessant’anni. Da ragazzo andavo dal tabaccaio e compravo due Nazionali . Dieci lire l’una. Nazionali senza filtro, naturalmente. Non so nemmeno se oggi un ragazzo riuscirebbe a immaginare una scena del genere: entrare dal tabaccaio, mettere venti lire sul banco, infilarsi due sigarette in tasca e andare al cinema. Io ci andavo con Sandro. Ci sedevamo nelle prime file, quelle dove “i grandi” non stavano. Eravamo abbastanza lontani dagli occhi degli adulti da poterci sentire già adulti anche noi. E fumavamo. Nazionali senza filtro. La domenica. Al cinema. A pensarci oggi sembra la scena di un film italiano degli anni Sessanta. E invece era semplicemente la nostra vita. Poi, a un certo punto, mentre sullo schermo continuavano a suc...

Ho cantato Geolier – PER NOI feat. Achille Lauro

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  Ho cantato Geolier – PER NOI feat. Achille Lauro Oggi non mi sono limitato ad ascoltare una canzone. Oggi l’ho cantata. E mi dispiace non potervi far sentire la mia cover di “PER NOI” , il brano di Geolier con Achille Lauro, perché vorrei riuscire a raccontarvi non tanto come ho cantato, ma quello che è successo mentre cantavo. È stato emozionante. Poi mi sono riascoltato. E lì ho scoperto una cosa che forse dovrebbe essere ovvia, ma che ovvia non è mai: la mia interpretazione è diversa dall’originale. Non migliore. Non peggiore. E nemmeno una copia riuscita o mal riuscita. Diversa. Perché quando una canzone passa attraverso una persona si porta dietro quella persona. La sua vita, le sue attese, i suoi incontri, le sue assenze. Persino quello che non ha mai detto. E mentre cantavo io l’ho incontrata davvero . Non importa dove fosse. Non importa nemmeno se potesse sentirmi. Io le stavo parlando. Le dicevo che stavo pensando a lei. Che forse nessuno potrà ca...

«Adesso mi accorgo di te»

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  «Adesso mi accorgo di te» Mi ricordo dei tuoi capelli. Erano neri, quasi color ebano, e li raccoglievi dietro la testa nel tuppo , come lo chiamavamo noi. Ricordo il sorriso, i denti lunghi. Sono particolari che non avevo deciso di conservare. Sono rimasti. C'era una culla con le sponde di rete. Io dormivo lì. Daniela era con voi, o almeno così ho creduto per molto tempo. Tu eri sempre stanca. Ho l'immagine di una donna che deve recuperare le forze e non riesce mai a farlo completamente, come se la fatica del giorno precedente entrasse già nel giorno successivo. Papà cercava di alleggerirti il peso. Io stavo dai nonni, Pietro e Memmi. Poi seppi che anche Daniela non rimaneva sempre con te. Stava dalla nonna a Lequile oppure da comare Annina, poco più avanti, sempre in Via Unità d'Italia. La strada non era ancora asfaltata. Questo particolare oggi mi sembra importante. Allora era semplicemente il mondo. Ricordo la bicicletta Bianchi. È la stessa che adesso po...

Ti ricordi dei nostri vent'anni?

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  Ti ricordi dei nostri vent'anni? Quando uscivamo con gli amici e non uscivamo davvero: entravamo nel mondo. Le strade erano nostre, le notti pure, e ridevamo come ridono quelli che ancora non sanno che un giorno avranno nostalgia di quella risata. Facevamo scorribande, scherzi, progetti. Litigavamo persino per il futuro, perché eravamo convinti che da qualche parte esistesse una vita migliore e che bastasse volerla abbastanza per andarsela a prendere. Avevamo sogni. Avevamo illusioni. E per fortuna non conoscevamo ancora bene la differenza. Quella era la giovinezza. E noi non siamo più lì. Ma forse è proprio questo che abbiamo capito arrivando fin qui: che gli anni passano, ma le età non se ne vanno. Restano dentro. Così oggi siamo quello che siamo, quello che siamo stati e perfino un po' quello che saremo. Siamo ancora quei bambini. Solo che adesso abbiamo imparato una cosa bellissima: il mondo non era il nostro territorio. Era...

Ci sono treni che partono alle sei del mattino

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  Ci sono treni che partono alle sei del mattino e arrivano cinquant’anni dopo. Io quel treno lo prendevo il lunedì. Lecce era ancora mezza addormentata, io forse anche, e mio padre mi accompagnava alla stazione. Avevo diciannove anni e credevo di andare a Roma. Adesso so che andavo verso di me. Il Rapido aspettava sui binari con quel verde che allora sembrava moderno, le valigie avevano manici veri, i saluti avevano mani vere e per sapere quanto mancava alla partenza si guardava un orologio appeso al muro. Mio padre era lì. Questo è il particolare che oggi contiene tutto. Non il supplemento Rapido, non le ALe 601, non Roma a mezzogiorno, non gli anni dal 1976 al 1979. Mio padre era lì. Mi accompagnava. Forse l’amore è anche questo: alzarsi prima dell’alba per portare qualcuno nel luogo da cui partirà senza di te. E non chiedergli di restare. Oggi, 11 settembre 2026, ho fatto quello che mi piaceva fare e improvvisamente è tornato quel treno. Non l’ho cercato. È arrivato. Alle 21 e ...

ZIA TITINA, LUISA RUGGIO E LA CONVERSAZIONE LIBERATRICE

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  ZIA TITINA, LUISA RUGGIO E LA CONVERSAZIONE LIBERATRICE Ho letto un bellissimo ritratto scritto da Luisa Ruggio . Racconta di Agata, che quando entrò nella sua vita non era più la ragazza della fotografia e tutti chiamavano zia Titina . Una ricamatrice di Nardò, raffinata maestra del ricamo tradizionale, capace – scrive Ruggio – di prendersi cura delle ferite e persino del silenzio delle creature. Leggendolo, ho pensato immediatamente a Ximena Dávila e alla sua conversazione liberatrice . Naturalmente non so se zia Titina conoscesse qualcosa di tutto questo. Probabilmente no. È il racconto di Luisa Ruggio che mi fa riconoscere, nel modo di essere di questa donna, qualcosa che oggi riesco a nominare attraverso Dávila e Humberto Maturana. Perché conversare non significa semplicemente parlare. Noi esseri umani viviamo nel conversare: intrecciamo parole, emozioni, gesti, sguardi, ascolto e silenzi. E dentro questo intreccio costruiamo continuamente il mondo nel quale viv...

La bisaccia degli altri: quando la politica giudica le intenzioni invece di confrontare i fatti

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  La bisaccia degli altri: quando la politica giudica le intenzioni invece di confrontare i fatti   Anche il commento di Alberto Alfieri è molto interessante da inserire nell’analisi, perché introduce un’operazione diversa: non difende direttamente l’amministrazione confutando le accuse, ma sposta l’osservazione dagli amministratori a coloro che li criticano . Il primo passaggio: «Ma brucia il sedere…?» Alfieri domanda: «Ma brucia il sedere per le loro carriere o per quanto si sia realizzato a San Cesario cambiandone aspetto?» La forma è interrogativa, ma contiene già una spiegazione possibile dello stato emotivo degli avversari: la loro critica deriverebbe dal risentimento . Epistemologicamente possiamo osservare le critiche espresse da Greco, Cantiere Democratico, San Cesario per tutti ecc.; non possiamo però osservare direttamente che a produrle sia l'invidia per le carriere o per i risultati dell'amministrazione. È lo stesso meccanismo che abbiamo incontra...

«Mi piace perdermi con te, non perdermi in te. E dopo esserci ritrovati insieme, mi piace che tu continui a essere tu e io continui a essere io.»

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  «Mi piace perdermi con te, non perdermi in te. E dopo esserci ritrovati insieme, mi piace che tu continui a essere tu e io continui a essere io.» (Antonio Bruno Pietro) “Forse l'amore che intendo io è come, sapete come quando fai l'amore...e mentre lo facciamo mi dimentico di tutte le stronzate, ci siamo soltanto io e lei...in quel momento, eh sì, io sento che mi perdo in lei e sento che anche lei si perde dentro di me...e cazzo siamo, sono due che si perdono insieme.” (dal film Don Jon di Joseph Gordon-Levitt. Con Joseph Gordon-Levitt, Scarlett Johansson, Julianne Moore, Brie Larson)   "Mi accorgo che correndo verso Y ciò che desidero non è trovare Y al termine della mia corsa: voglio che sia Y a correre verso di me, è questa la risposta di cui ho bisogno, cioè ho bisogno che lei sappia che io sto correndo verso di lei ma nello stesso tempo ho bisogno di sapere che lei sta correndo verso di me." (Italo Calvino, "Gli amori difficili".)   La...

Oggi ascolto Geolier – PER NOI feat. Achille Lauro

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  Oggi ascolto Geolier – PER NOI feat. Achille Lauro Melodica. Fortissimamente melodica. E forse bisogna cominciare proprio da qui, perché ogni tanto ci dimentichiamo che una canzone non deve sostenere un esame. Deve arrivare. Geolier usa l’Auto-Tune apertamente, quasi ostentandolo. Non cerca di nasconderlo dietro una tenda: lo prende e lo trasforma in uno degli strumenti della sua voce. Achille Lauro, invece, è flat. Fortissimamente flat. Ha quel suo modo di cantare che sembra stare sempre sul confine tra la nota, la parola detta e qualcosa che assomiglia a una confessione. E allora? Bella, bella, bella. Ma chi se ne frega se uno canta con l’Auto-Tune e l’altro è flat, fortissimamente flat. Perché poi arriva quella tastiera. E lì, almeno per me, cambia tutto. Ha qualcosa di struggente, un suono che mi sembra quello di un vecchio pianoforte a manovella che attraversa lentamente i vicoli di Napoli. E subito me lo immagino: il suonatore fermo all’angolo, il pappaga...