LA CASA CHE SONO
LA CASA CHE SONO Ti vedo, tristezza. Non sei venuta ieri. Ieri hai soltanto trovato una porta rimasta aperta. Hai attraversato la mia vita camminando dietro di me, mentre correvo per diventare grande, per non costare fatica, per liberare dal mio peso le braccia che avrebbero dovuto stringermi. Credevo che crescere volesse dire andarsene, che essere amato significasse occupare poco spazio, chiedere niente, finire presto. Così ho superato esami, attraversato stanze, messo al mondo giorni, sostenuto case e persone, senza mai domandarmi dove abitasse il bambino che avevo lasciato indietro. Era seduto a un incrocio. Non piangeva nemmeno più. Aspettava qualcuno che non avesse fretta di vederlo partire. Oggi sono tornato a prenderlo. Gli ho detto: vieni, non devi meritare il pane, non devi conquistarti il letto, non devi diventare indispensabile per avere il diritto di restare. Porta con te la paura, gli esami dimenticati, la vergogna di essere stato un peso. Nella mia casa c’è posto an...