Post

San Cesario non è un luogo. È un archivio vivente.

Immagine
  Con Sandro De Simone il mio UNICO amico d'infanzia, gli altri erano solo compagni di gioco e intrattenimento San Cesario non è un luogo. È un archivio vivente. Ci sono paesi che si attraversano. E poi ci sono paesi che ti attraversano. San Cesario, per me, non è mai stato solo un punto sulla mappa, a pochi chilometri dalla barocca Lecce, in quella lingua di terra che si allunga verso il mare Adriatico. San Cesario è stato, ed è ancora, un campo di osservazione. Un laboratorio. Un archivio vivente. Ma non è iniziato tutto da una scelta consapevole. È iniziato da un contagio. Il Maestro Alberto Tangolo: imparare a guardare (e a raccontare) Se devo essere preciso, tutto comincia lì. Nelle classi dalla terza alla quinta elementare. Il Maestro Alberto Tangolo non insegnava “le materie”. Costruiva un mondo. Avevamo una redazione. La chiamavamo giornale parlato . Ognuno scriveva il suo articolo. Poi il Maestro prendeva un registratore Geloso — il gelosino — e ci faceva ...

Monumento ai Caduti – San Cesario di Lecce

Immagine
  Monumento ai Caduti – San Cesario di Lecce     Autore: Aldo Calò Titolo: Monumento ai Caduti Luogo: San Cesario di Lecce Data: seconda metà del XX secolo (donazione dell’artista al Comune) Materiali: metallo saldato / struttura plastica astratta Tipologia: monumento commemorativo pubblico Scheda storico-artistica Il Monumento ai Caduti di San Cesario di Lecce , realizzato e donato dallo scultore salentino Aldo Calò , si colloca nel quadro della rinnovata scultura monumentale italiana del secondo dopoguerra, caratterizzata dal progressivo superamento della tradizione figurativa celebrativa. Diversamente dai monumenti ai caduti della prima metà del Novecento – spesso costruiti secondo schemi iconografici retorici e narrativi – l’opera di Calò adotta un linguaggio plastico astratto e strutturale , coerente con la ricerca internazionale sulla scultura che, tra anni Cinquanta e Settanta, privilegia il rapporto tra forma, materia e spazio . La c...

La scuola elementare “G. B. Saponaro” di San Cesario di Lecce e la memoria di un direttore didattico

Immagine
  Articolo di Giovan Battista Saponaro 1916 La scuola elementare “ G. B. Saponaro” di San Cesario di Lecce e la memoria di un direttore didattico di Antonio Bruno La scuola elementare “ G. B. Saponaro” , situata a San Cesario di Lecce in via Michele Saponaro , è un edificio scolastico realizzato negli anni Sessanta , nel periodo di forte espansione urbanistica e demografica che interessò molti centri del Salento nel secondo dopoguerra. In quegli anni la costruzione di nuove scuole rappresentò una priorità per le amministrazioni locali e per lo Stato, impegnati ad ampliare e rendere più capillare l’istruzione elementare. L’edificio nacque quindi come nuova struttura destinata alla scuola primaria , concepita per accogliere le esigenze educative della popolazione in crescita. La realizzazione della scuola si inserisce nella logica urbanistica dell’epoca: le scuole erano collocate nei quartieri in espansione e diventavano uno dei principali punti di riferimento della vita civile e s...

La superfetazione della ex scuola elementare nel Palazzo Ducale Marulli di San Cesario di Lecce: origine, trasformazioni e rimozione di un’aggiunta edilizia tra Ottocento e Novecento

Immagine
  La superfetazione della ex scuola elementare nel Palazzo Ducale Marulli di San Cesario di Lecce: origine, trasformazioni e rimozione di un’aggiunta edilizia tra Ottocento e Novecento  di Antonio Bruno A destra della cartolina la  superfetazione 1. La fase originaria: la fortezza (XVI secolo) Prima del palazzo esisteva una fortificazione cinquecentesca collocata ai margini dell’abitato. Questa struttura difensiva fu poi demolita o inglobata quando venne costruito il palazzo nobiliare. 2. La costruzione del palazzo baronale (1626) Nel 1626 la famiglia Guarini ricostruì l’edificio , trasformando l’antica fortezza in una residenza signorile. Caratteristiche: palazzo barocco monumentale facciata ricca di statue mitologiche busti degli antenati dei Marulli grande portale con colonne binate. Nel 1703 il palazzo passa alla famiglia ducale Marulli , che ne consolida il ruolo di residenza feudale. 3. Il declino della funzion...

Meloni, Schlein e Berlusconi: il patriarcato in rosa

Immagine
  Con lo studio che segue mi sono dato l'incarico di dimostrare, con riscontri scientifici e comportamentali , che: Il patriarcato non è collegato al genere biologico , ma a una cultura e struttura di potere . Anche donne possono esprimere comportamenti e visioni patriarcali , se aderiscono a logiche di dominio, competizione, gerarchia e individualismo. Al contrario, uomini possono adottare comportamenti non patriarcali se basati su collaborazione, empatia e parità relazionale Ho utilizzato  il testo di  Biagio Marzo  (“Giorgia, Elly e Marina B. Tre leader in un paese stanco che non sa dialogare” pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 21 settembre 2025) come prova di come tre donne potenti (Meloni, Schlein, Berlusconi) agiscano in un  quadro patriarcale , nonostante il loro genere. 🧩 1. Il patriarcato come sistema culturale, non biologico La ricerca sociologica e antropologica è chiara: «Il patriarcato non è l’esercizio del potere da pa...

L’uomo che correva senza fermarsi e l’albero che gli insegnò a vivere

Immagine
  L’uomo che correva senza fermarsi e l’albero che gli insegnò a vivere di Antonio Bruno Un uomo correva tutto il giorno. Correva al lavoro, correva a casa, correva persino nei sogni. Credeva che più passi facesse, più vita avrebbe vissuto. Un giorno si fermò per caso sotto un albero. Stanco, si sedette all’ombra. Solo allora si accorse che l’albero stava lì da anni, senza muoversi, eppure aveva dato frutti, riparo, ossigeno. L’uomo capì che correre serve, ma fermarsi serve di più: perché è nel silenzio che maturano i frutti, e nell’ombra che si impara a scegliere. Morale: non conta quanta strada fai, ma cosa lasci crescere mentre ti fermi . C’è un tempo per correre e uno per fermarsi. Un tempo per affermarsi nel proprio lavoro e un tempo per ricordarsi che il successo, da solo, non basta. Lo dice la vita di molti, ma ce lo suggerisce anche il buon senso: la popolarità è un dono prezioso solo se diventa servizio, strumento per illuminare cause che riguardano tutti, come l...