San Cesario non è un luogo. È un archivio vivente.
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| Con Sandro De Simone il mio UNICO amico d'infanzia, gli altri erano solo compagni di gioco e intrattenimento |
San Cesario non è un luogo. È un archivio vivente.
Ci sono paesi che si attraversano.
E poi ci sono paesi che ti attraversano.
San Cesario, per me, non è mai stato solo un punto sulla mappa, a pochi chilometri dalla barocca Lecce, in quella lingua di terra che si allunga verso il mare Adriatico.
San Cesario è stato, ed è ancora, un campo di osservazione. Un laboratorio. Un archivio vivente.
Ma non è iniziato tutto da una scelta consapevole.
È iniziato da un contagio.
Il Maestro Alberto Tangolo: imparare a guardare (e a raccontare)
Se devo essere preciso, tutto comincia lì.
Nelle classi dalla terza alla quinta elementare.
Il Maestro Alberto Tangolo non insegnava “le materie”.
Costruiva un mondo.
Avevamo una redazione.
La chiamavamo giornale parlato.
Ognuno scriveva il suo articolo.
Poi il Maestro prendeva un registratore Geloso — il gelosino — e ci faceva leggere.
Le nostre voci venivano registrate.
Restavano.
Senza saperlo, stavamo facendo una cosa enorme:
stavamo archiviando il presente.
E oggi lo so:
il Maestro Tangolo non ci ha insegnato a studiare.
Ci ha insegnato a registrare il mondo.
Prima di tutto: la memoria (Vito Scardino)
Ma ancora prima di tutto questo, c’è un’immagine che non si cancella.
Tra il 1968 e il 1970, nel Centro di Lettura del Maestro Vito Scardino.
Non era solo un luogo dove si leggeva.
Era un luogo dove si entrava in contatto con la storia.
Il Maestro Scardino era stato in un campo di concentramento nazista.
E ogni tanto, senza retorica, senza costruzioni, faceva una cosa semplice e devastante:
mostrava il numero.
Quel numero che aveva sulla giacca.
Quel numero che non era un simbolo.
Era una realtà.
Per noi bambini non era una lezione di storia.
Era uno shock silenzioso.
Perché in quel gesto c’era tutto:
-
la perdita dell’identità
-
la violenza della storia
-
la trasformazione di una persona in un numero
E nello stesso tempo, c’era anche altro:
qualcuno che era tornato
e aveva deciso di non farci dimenticare.
Non spiegava molto.
Non serviva.
Quel numero parlava da solo.
E forse è lì che si è formata una parte essenziale di tutto quello che è venuto dopo:
la consapevolezza che le tracce contano.
Che ciò che resta — anche un numero — può raccontare più di mille discorsi.
Don Giuseppe Tondo: quando qualcuno ti lascia libero, succede tutto
Poi arriva la comunità.
Tra il 1970 e il 1978, don Giuseppe Tondo.
Non imponeva.
Apriva.
E così nasce un’esperienza che oggi sarebbe difficile replicare:
musica
teatro
viaggi
Pasquette condivise, anche con le ragazze
riunioni in cui si parlava di attualità
Non era solo stare insieme.
Era crescere insieme.
E soprattutto:
venivamo presi sul serio.
Se il Maestro Tangolo aveva acceso lo sguardo,
Don Giuseppe Tondo gli ha dato spazio e vita.
Quando il sistema non nutre, nasce la ricerca
Nel frattempo, la scuola media non dava nulla.
E allora il percorso continuava altrove.
Centro di Lettura.
Centro di Educazione Permanente, nel Palazzo Ducale dei Marulli.
Lì si consolida una certezza:
la conoscenza non è ciò che ti viene dato,
è ciò che sei disposto a cercare.
Dalla voce registrata alla voce pubblica
Nel 1978 arriva il passaggio naturale.
Radio San Cesario.
Radio Studio Centrale.
Le altre esperienze.
Ma se guardo bene, tutto era già iniziato prima:
con un numero mostrato in silenzio
e con una voce registrata su una bobina
Il filo che non si è mai spezzato
Dal 1978 al 1990: dodici anni.
Ma il filo parte da prima.
Da tre gesti semplici e potentissimi:
un uomo che mostra un numero
un maestro che registra una voce
un prete che lascia spazio
Il blog come archivio contemporaneo
Oggi faccio la stessa cosa.
Raccolgo.
Scrivo.
Pubblico.
Perché:
i paesi piccoli non scompaiono all’improvviso.
scompaiono lentamente, quando nessuno li registra più.
Conclusione
Se devo dirlo in modo preciso, è questo:
Vito Scardino mi ha insegnato che le tracce non vanno dimenticate.
Alberto Tangolo mi ha insegnato a registrarle.
Don Giuseppe Tondo mi ha insegnato a viverle.
Il resto è solo una conseguenza.
Bibliografia essenziale
-
Diario di un maestro, Laterza
-
Carlo Ginzburg, Il formaggio e i vermi, Einaudi
-
Carlo Ginzburg, Miti, emblemi, spie, Einaudi
-
Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi
-
Clifford Geertz, Interpretazione di culture, Il Mulino
-
Pierre Nora, I luoghi della memoria, Laterza
-
Giovanni Levi, L’eredità immateriale, Einaudi
-
Franco Cassano, Il pensiero meridiano, Laterza
-
Vito Teti, Il senso dei luoghi, Donzelli

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