Post

Il capitalismo non sa dove andare. Siamo noi a far emergere la strada

  Il capitalismo non sa dove andare. Siamo noi a far emergere la strada Il discorso di Massimo Cacciari contiene una tesi interessante — “non assenza di fini, ma pluralità di fini” — ma, osservato attraverso Maturana, Bateson e von Foerster, presenta un problema epistemologico preliminare: parla del capitalismo come se fosse un soggetto , dotato o privo di intenzioni, mentre tutti e tre ci inviterebbero a spostare l'attenzione dal sistema come cosa al sistema come rete di relazioni e operazioni . 1. Maturana: il capitalismo non può avere un fine, perché non è un essere vivente Per Humberto Maturana il primo passaggio sarebbe probabilmente chiedere: «Come facciamo ciò che chiamiamo capitalismo?» È una domanda radicalmente diversa da: «Qual è il fine del capitalismo?». Quando Cacciari dice che «il capitalismo non ha un fine», attribuisce implicitamente al capitalismo una proprietà che appartiene al dominio delle descrizioni dell'osservatore. Il capitalismo non è un o...

Oggi ho sentito il suono dell’antica Grecia: Callum Armstrong e Rosa Frangorapti

Immagine
Oggi ho sentito il suono dell’antica Grecia di Antonio Bruno Oggi pomeriggio, durante la lezione di Storia della musica di Massimo Raffa all’Università del Salento, in via Dalmazio Birago a Lecce, ho conosciuto due persone che fino a poche ore prima non conoscevo: Callum Armstrong e Rosa Frangorapti . Non erano fisicamente nell’aula. Eppure, mentre ne ascoltavo la storia, mi sembrava quasi di sentirli suonare. Armstrong è archeomusicologo e suonatore di aulos . Frangorapti è musicologa, archeomusicologa e interprete della lira greca antica . Due strumenti che vengono da un mondo lontanissimo. E una domanda che, invece, mi sembra vicinissima: come facciamo a sapere che suono aveva il passato? Callum e un’ancia che non esiste più L’aulos non era semplicemente un flauto, come potrebbe suggerire la prima immagine che ci viene in mente. Era uno strumento ad ancia, fondamentale nella cultura musicale greca. Ma qui comincia il problema. Le ance originali non si sono conservate. E allora Call...

La ricchezza non sa di essere ricca

Immagine
  La ricchezza non sa di essere ricca Riflessione a margine di Condividere la prosperità di Gianrico Carofiglio di Antonio Bruno Leggo Gianrico Carofiglio che parla di superyacht, di ricchi e di poveri, di bambini senza un pasto proteico e di famiglie costrette a scegliere se mangiare o riscaldare la casa. E mentre leggo mi accorgo di una cosa. Non sto leggendo soltanto Carofiglio. Sto leggendo me che leggo Carofiglio. Può sembrare un gioco di parole, invece per me è diventata una questione molto seria. Perché un superyacht non sa di essere un superyacht. Non sa di essere il simbolo della ricchezza, dell'ingiustizia o del successo. Galleggia. Siamo noi a guardarlo e a farlo entrare nelle nostre distinzioni. Uno lo vede e pensa: «Beato lui». Un altro: «Che vergogna». Un altro ancora: «Vorrei averlo». Carofiglio lo mette accanto a chi aspetta mesi per una visita medica e quella vicinanza produce qualcosa. Produce una domanda. Ma chi produce la domanda? No...