NAPOLI, LA PIZZA FRITTA E QUELLA STRAORDINARIA ABITUDINE DI TRASFORMARE LA NECESSITÀ IN FELICITÀ

 


NAPOLI, LA PIZZA FRITTA E QUELLA STRAORDINARIA ABITUDINE DI TRASFORMARE LA NECESSITÀ IN FELICITÀ

Carlo me l’aveva detto: «Antonio, non puoi andartene da Napoli senza aver mangiato la pizza fritta».

E io, che nella vita ho imparato a diffidare di chi pretende di avere sempre ragione, ma non di chi mi consiglia qualcosa di buono da mangiare, gli ho dato ascolto.

Aveva ragione.

Non so se sia stata la crosta dorata, il primo morso, il ripieno caldo che sembrava volermi abbracciare dall'interno, oppure quella sensazione meravigliosa di essere capitato nel posto giusto al momento giusto.

So soltanto che i miei sensi hanno vissuto un'esperienza indimenticabile.

Ma il bello doveva ancora venire.

Carlo mi aveva raccontato anche la storia della pizza fritta. Una storia che affonda le radici nella Napoli del dopoguerra, quando la miseria era tanta, la legna per alimentare i forni scarseggiava e molte famiglie dovevano inventarsi ogni giorno un modo per sopravvivere.

Furono soprattutto le donne a trovare una soluzione. Bastavano un po' di impasto, dell'olio bollente, qualche ingrediente per il ripieno e una padella.

E così, secondo il racconto popolare, la pizza fritta divenne uno dei simboli della capacità napoletana di arrangiarsi.

Pensateci.

C'era stata una guerra. Le case erano distrutte. La fame era vera, quella che non si racconta nelle diete ma negli occhi dei bambini.

E qualcuno, invece di arrendersi, aveva messo una padella sul fuoco.

Non aveva inventato soltanto qualcosa da mangiare. Aveva trovato un modo per continuare a vivere.

Mi commuove pensare a quelle donne che friggevano pizze per strada, che cercavano di guadagnare qualche soldo, che sfamavano i figli e intanto, senza saperlo, consegnavano alla storia uno dei piatti più straordinari della cucina napoletana.

Oggi noi ci sediamo, ordiniamo, assaggiamo e diciamo: «Mamma mia, che buona!».

E abbiamo ragione.

Ma dentro quella bontà ci sono anche la fame di ieri, la dignità di chi non si arrese, l'intelligenza delle mani e quella forma di amore che non ha bisogno di grandi discorsi perché sa farsi trovare a tavola.

La pizza fritta esisteva già prima della guerra, naturalmente. Ma fu nella Napoli ferita del dopoguerra che diventò anche un piccolo monumento alla sopravvivenza.

E allora, caro Carlo, grazie.

Perché mi hai fatto assaggiare una cosa buonissima, ma soprattutto mi hai ricordato una cosa che ogni tanto dimentichiamo.

La felicità non nasce sempre dall'abbondanza. Qualche volta nasce dalla capacità di fare qualcosa di meraviglioso con quel poco che abbiamo.

E Napoli, in questo, ha ancora molto da insegnarci.

Sono venuto per mangiare una pizza fritta.

Me ne vado con una storia dentro.

E con il sospetto che, qualche volta, anche la felicità abbia bisogno di essere fritta.

Antonio Bruno Pietro

#Napoli #PizzaFritta #StorieDiNapoli #TradizioniNapoletane #Memoria #Vita #AntonioBrunoPietro

 

Commenti

Post popolari in questo blog

Gli esami di Stato del 1976

MESCIU ANTONIU LETTERE MEJU CU LU TIENI COMU AMICU...

Il gioco coi boccioli di papavero comune o rosolaccio (Papaver rhoeas L.)