Gli uomini che fecero l’impresa
Com’è questa domenica del paese più bello del Mondo? Una
pagina per descrivere la mia.
Una telefonata che giunge da un numero che non conosco, è il
vicino di casa di mia madre. Mi avvisa che c’ò stata una perdita del suo
impianto di smaltimento delle acque sporche, mi chiede di andare a vedere se c’è
danno a casa mia.
Lo ringrazio per la sua attenzione nei miei riguardi e vado
in quella che fu la casa della mia infanzia, adolescenza e giovinezza.
Incontro l’amico d’infanzia, quello con cui ho fatto le
mille avventure. Gli dico se vuole entrare con me in quella che fu la mia casa.
Mi dice che non dovrei venderla, mi spiega che vale molto di più di quanto vogliamo
ricavare. Mi ricorda che mio padre gli disse che quella casa valeva tantissimo.
Entro, non ci sono danni, solo un po’ d’acqua che s’è infiltrata
dal solaio, niente altro.
Chiamo il vicino che mi ringrazia. E’ rinfrancato.
Usciamo, mi ricorda delle sigarette, anzi dei mozziconi che
raccoglievamo in piazza per fumare. Già fumare era per noi il modo per
emanciparci, per sentirci “grandi”.
Io gli ricordo le Astor, quelle sigarette aromatiche che lui
sottraeva al fratello.
Lui mi dice che erano lunghe le Astor.
Lo saluto e poi mi rendo conto che posso fare delle foto per
vendere la casa, ed è così che faccio ritorno sempre li, in quella casa.
Ci sto un po’, guardo le foto che sono ancora la, quelle
della mia famiglia d’origine, quelle che
scandiscono gli anni.
Le pettinature di mia madre. Prima i capelli lunghi con lei
giovane e bellissima, poi raccolti da donna affascinante e infine corti dopo
appena un po’. E gli abiti delle mie sorelle, e la “Fenica”, la macchinetta
fotografica che ebbi alla befana del ferroviere.
Regalo deludente per me, che invece fece divenire mio padre fotografo!
Dal fruttivendolo giovane vicino casa mia madre, c’è pure la
sorella giovanissima. Fragole e limoni! Le fragole ce l’ha, ma di limoni ne ha
pochi.
Poi a casa e a messa.
All’ingresso quel caro amico che si occupa della raccolta
dei fondi per le feste delle tradizioni popolari del paese più bello del Mondo.
Gli do un Euro come ogni domenica e lo ringrazio per quello che fa. E’ lui che
ringrazia me per quello che gli ho detto. Una bellissima serie innumerevole di
ringraziamenti, una cordialità d’altri tempi.
Le lodi sul cellulare in attesa dell’inizio della messa, il
solito che mi dice che non dovrei usare il cellulare nella casa del Signore, gli
faccio vedere le lodi e tace. C’è rimasto male, voleva farmi un rimprovero e
non c’è riuscito. Ci sono questi educatori delle Cattedre ambulanti di bon ton
nelle sagrestie e nelle Chiese, ma anche negli uffici e persino nelle case.
Arriva il parroco, gli dico della famiglia, sempre cordiale
il prete. Mi viene in mente Paolo Conte l’autore della Canzone “Azzurro” il cui testo era però di Vito Pallavicini cantata da Adriano Celentano che dice che non era riuscito nemmeno a trovare un
prete per “parlare un po’”.
I presti per parlare, chissà? Magari è davvero così!
Poi la messa, i canti delle ragazzine che ti scaldano il
cuore.
Esco e mi sento chiamare dal fratello che era a messa con me.
Ci diciamo del Cammino, ci raccontiamo di “preghiere” e difficoltà.
Un caffè al bar, non sempre lo stesso, cambiamo affinché
nessuno se ne abbia a male.
E poi alla ricerca dei limoni. Una cordiale amicizia s’è
creata con la donna che vende i limoni, oggi erano in offerta, anche lei la
mattina, da quando mi conosce, beve una spremuta di limone con acqua tiepida.
Poi a pagare e li c’è Annino Micella, è l’unico nome che faccio perché m’ha
fatto la narrazione del calcio degli ultimi 40 anni in un secondo.
Prima mi ha detto che a San Cesario di Lecce le squadre
giovanili ci sono. E quando gli ho chiesto come mai non ci fosse una squadra
del paese più bello del Mondo mi ha detto che manca il presidente.
Quando gli ho detto dei tanti che hanno dato i loro “primi
calci” al “Vincenzo Zanchi” mi ha detto che lui ne trova tantissimi in ogni
ufficio. Moltissimi i medici negli ospedali.
Poi mi racconta di “quella volta li”(scusatemi ma è la
citazione di un salentino che è stato al nord e che accanto al mio ombrellone
faceva i suoi improbabili racconti esordendo sempre con “quella volta li”) che
fu chiamato a testimoniare di un auto che era finita dentro ad uno scavo del
Comune (Annino ha lavorato per tantissimi anni al Comune del paese più bello
del Mondo). Mi dice che la persona che aveva avuto danni lamentava la circostanza
che non vi fossero transenne ad indicare lo scavo, e mi assicurava che le
transenne furono poste dopo che l’auto era finita dentro allo scavo.
Insomma Annino fu chiamato come testimone dal Comune. Mentre
gli avvocati sistemavano i fascicoli, Annino si sente chiamare dal Giudice.
Ebbene era uno di quei ragazzi del “Vincenzo Zanchi”.
Il Giudice “calciatore delle giovanili” spiega agli avvocati
che avrebbe sentito Annino e deciso secondo quanto avesse appreso da quella
testimonianza.
Annino disse la verità, disse che le transenne furono poste
dopo che l’auto era finita nello scavo.
Questi sono gli uomini del paese più bello del Mondo, etica,
morale e tradizione.
Chi sono questi uomini? Come dici? Non te lo ricordi?
E allora te li ricordo io, apri bene gli occhi e leggili uno
ad uno. Sono gli uomini che fecero l’impresa, sono gli uomini da imitare, sono
gli uomini del paese più bello del Mondo!
Nunzio Mariano, Antonio Monaco, Enzo Catanzaro, Fabrizio
Patarnello, Enrico Diamante, Ciccio Parato, Gino Muciaccia, Tonino Forcignanò,
Luigi Aiello, Giuseppe Torelli, Lillino Catanzaro, Antonio Luperto, Tonio
Panzera. E ancora Roberto Vergallo, Mario Liaci, Gino Franco, Totò Valentini. E
ancora Annino Micella, Massimo Fortunato, Fabio Ciccarese, Tonino De Giorgi,
Aldo Taurino, Catanino Gentile, Massimo Rizzo, Gianni Letizia.
Mentre questo avveniva ho alzato gli occhi e ho notato che
ciò che scrive Gianni è vero, ho notato che sul paese più bello del Mondo “il
cielo è sempre più blu”.
Antonio Bruno



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