Il circuito ricorrente del pensiero: osservazioni sul rimuginio, l'energia e il presente
Il circuito ricorrente del
pensiero: osservazioni sul rimuginio, l'energia e il presente
Antonio Bruno cultore di epistemologia,
con particolare riferimento all'epistemologia del vivere elaborata da Humberto
Maturana e Ximena Dávila.
Introduzione
Per molti
anni ho creduto che la mia stanchezza dipendesse dalla quantità di cose che
facevo. Con il tempo ho osservato che spesso non era così. Vi erano giornate
nelle quali avevo lavorato poco eppure mi sentivo profondamente affaticato.
Altre, invece, ricche di attività, si concludevano con una sensazione di
vitalità.
Questa
apparente contraddizione mi ha spinto a osservare non tanto ciò che facevo,
quanto ciò che accadeva nella mia mente.
È così che
ho distinto un fenomeno che considero fondamentale: il continuo ritornare del
pensiero sugli stessi scenari.
Il presente come unico luogo dell'esperienza
Seguendo
l'epistemologia di Humberto Maturana, considero il presente come l'unico ambito
nel quale il vivere si realizza.
Le
perturbazioni emergono sempre nel presente.
Anche il
passato e il futuro esistono soltanto come attività che la mia struttura
realizza nel presente.
Quando
ricordo un episodio della mia vita non torno realmente nel passato; costruisco
nel presente una ricostruzione di quel passato.
Quando
immagino ciò che potrà accadere domani non vivo il futuro; costruisco nel
presente una previsione.
Tutto accade
adesso.
Le due grandi attività della mente
Ho osservato
che la mia struttura realizza spontaneamente due attività.
La prima
consiste nella ricostruzione di scenari passati.
Una
fotografia, una parola, un luogo o una conversazione possono far emergere
ricordi estremamente dettagliati.
La seconda
consiste nella costruzione di scenari futuri.
Una
situazione sospesa, un'attesa, una decisione ancora aperta sono sufficienti a
produrre numerose simulazioni di ciò che potrebbe accadere.
Queste due
attività sono del tutto naturali.
Non
costituiscono, di per sé, il problema.
La scoperta della ricorsione
Il fenomeno
che ho osservato non è il semplice ricordare o prevedere.
È la
ricorsione.
Una volta
concluso un ragionamento, la mia struttura tende spontaneamente a
ripercorrerlo.
Non aggiunge
elementi nuovi.
Non corregge
errori.
Non produce
nuove distinzioni.
Ripete il
ragionamento esattamente come era stato formulato pochi istanti prima.
Lo stesso
accade sia con il passato sia con il futuro.
Ma accade
anche con il pensiero stesso.
Posso
terminare una riflessione e, subito dopo, ricominciare a ripercorrerla integralmente.
È come se la
struttura ritornasse continuamente sul medesimo circuito.
Il criterio delle nuove distinzioni
Questa
osservazione mi ha suggerito un criterio semplice.
Un pensiero
è ancora generativo quando produce nuove distinzioni.
Finché
emergono aspetti che non avevo visto, il processo continua ad avere una
funzione esplorativa.
Quando
invece il pensiero ripete identicamente ciò che era già stato elaborato, il
processo non amplia più la comprensione.
La
ricorsione non genera conoscenza.
Riproduce
soltanto una configurazione già esistente.
Il ruolo delle emozioni
Ho osservato
anche un altro aspetto.
La
ripetizione del medesimo ragionamento produce spesso emozioni molto intense.
Talvolta
emerge una forma di euforia, come se avessi realizzato qualcosa di
straordinario.
Altre volte
compare tristezza, rabbia o ansia, come se avessi compiuto un errore
gravissimo.
Il segno
dell'emozione cambia.
L'intensità
rimane.
È possibile
che non sia il contenuto del pensiero a mantenere attivo il circuito, ma proprio
l'emozione che quel pensiero continua a riattivare.
L'organismo
sembra ritornare sul medesimo percorso per rivivere ancora una volta quello
stato emotivo.
Il corpo partecipa al circuito
Il fenomeno
non riguarda soltanto il pensiero.
Ho osservato
precise manifestazioni corporee.
Contrazione
dei muscoli del volto.
Irrigidimento
del corpo.
La mano
destra che batte ritmicamente sulla gamba.
Questi
segnali compaiono sia durante ricostruzioni piacevoli sia durante quelle
dolorose.
Il corpo
testimonia che ogni ricorsione impegna realmente l'organismo.
Un'attività performativamente velleitaria
Da un punto
di vista operativo ho definito questo processo velleitario.
Non perché
sia sbagliato.
Non perché
debba essere eliminato.
Ma perché,
una volta concluso il ragionamento, la sua ripetizione non modifica più nulla.
Non cambia
ciò che è avvenuto.
Non modifica
la performance già conclusa.
Non migliora
il colloquio che ho sostenuto.
Non altera
gli eventi futuri.
Continua
però a consumare energia nel presente.
L'energia
impiegata nella ricorsione non produce nuove possibilità operative.
Il metodo Dante
Per
interrompere questo circuito sto utilizzando il metodo che molti anni fa mi
permise di smettere di fumare.
Allora non
combattevo il desiderio della sigaretta.
Lo
riconoscevo.
Lo
accoglievo.
Ne rinviavo
semplicemente l'azione di quindici minuti.
Con il tempo
il desiderio perse spontaneamente forza.
Oggi applico
lo stesso principio al pensiero.
Quando
emerge la ricostruzione del passato o la previsione del futuro non cerco di
sopprimerla.
La ringrazio
per essere emersa.
Le dico che
potrà ritornare fra quindici minuti.
Se nel
frattempo la vita mi propone nuove perturbazioni, la mia energia viene
naturalmente impiegata nell'accoppiamento strutturale con esse.
Non combatto
il pensiero.
Interrompo
soltanto la sua ripetizione automatica.
Conclusione
La scoperta
più importante non riguarda il passato né il futuro.
Riguarda il
rapporto che posso instaurare con il mio stesso pensiero.
Non posso
impedire alla mia struttura di produrre ricordi o previsioni.
Posso però
osservare quando questi cessano di essere esplorazione e diventano semplice
ripetizione.
Quando non
emergono più nuove distinzioni, il pensiero ha concluso il proprio compito.
Continuare a
ripercorrerlo significa soltanto alimentare un circuito che mantiene impegnato
il mio organismo senza ampliare il mio vivere.
Il presente
continua comunque a produrre nuove perturbazioni.
È lì che la
vita accade.
Ed è lì che
desidero impiegare la mia energia.

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