No, la mia versione non era flat
Si canta, ed
è bello. Ascoltare le canzoni è bello.
Ho dedicato
questo pomeriggio all'ascolto e penso che queste canzoni, come le ascolto io,
le ascolto solo io. Le emozioni che emergono dentro di me mentre le ascolto
sono soltanto le mie. L'esperienza che faccio è unica, perché cambia ogni volta
che le ascolto e, ogni volta, è la prima volta.
- Goodbye Novecento. Io, a Lecce, in via Stano,
che l'ascolto. È la storia che sto vivendo. Sembra scritta proprio per me.
Adesso
eccola, cantata da Achille Lauro e da Antonello Venditti. La stessa canzone.
Flat, anche per Antonello, il rivoluzionario: tutto impulsi e parole senza
rete.
Flat la
storia che vivevo? No. Non era flat. Era folle, folle, folle. Come tutte quelle
storie che si chiamano d'amore. Senza paracadute. Piena di contraddizioni.
Fantastica. Imprevedibile. Imprevista. Una deriva strutturale che ha portato
dove ha portato.
L'esito non
ha nulla a che fare con quel processo. Ma il processo, Dio! Una folle corsa
verso il precipizio, con buche profonde come abissi.
Quando la
raccontai a un'anonima di una mailing list, mi disse che sì, soffrivo, ma che
quello che avevo provato e quello che continuavo a provare avevano un valore
inestimabile.
E io le
racconto, quelle montagne russe. Ora non ho più il fisico per rifarle. Ma
allora... Dio, com'è stato bello!

Commenti
Posta un commento