La Provincia di Lecce è donna. Il Consiglio provinciale no.




 La Provincia di Lecce è donna. Il Consiglio provinciale no.

Le elezioni provinciali del 27 luglio 2026 hanno rinnovato il Consiglio della Provincia di Lecce. Un appuntamento che, come accade dal 2014 con la legge Delrio, si è svolto nel silenzio generale: i cittadini non hanno votato. A scegliere il nuovo Consiglio sono stati esclusivamente sindaci e consiglieri comunali dei 96 Comuni della provincia.

L'esito è sotto gli occhi di tutti: 16 consiglieri provinciali, 15 uomini e una sola donna.

Un dato che, al di là delle appartenenze politiche e del valore personale degli eletti, pone una domanda inevitabile: quanto rappresenta davvero la comunità provinciale il nuovo Consiglio?

Uno studio sulla composizione del corpo elettorale

La Provincia di Lecce ha comunicato che gli aventi diritto al voto erano 1.312 amministratori locali.

Non esiste una ripartizione ufficiale per genere. Ho quindi provato a ricostruirla attraverso una stima basata sulla composizione dei consigli comunali pugliesi e sulla distribuzione degli amministratori nei 96 Comuni della provincia.

La mia stima è la seguente:

  • 950 uomini (72,4%)

  • 362 donne (27,6%)

con un margine d'errore stimabile in circa ±30 amministratori.

È una stima coerente con la composizione dei consigli comunali pugliesi, nei quali la presenza femminile si colloca generalmente tra il 25% e il 30%.

Quanto avrebbe dovuto essere rappresentativo il Consiglio?

Se il Consiglio provinciale avesse rispecchiato la composizione del corpo elettorale che lo ha eletto, la distribuzione dei sedici seggi sarebbe stata approssimativamente la seguente:

  • 12 uomini

  • 4 donne

Il risultato reale è invece:

  • 15 uomini

  • 1 donna

In altre parole, la presenza femminile nel Consiglio è pari al 6,25%, mentre nel corpo elettorale può essere stimata intorno al 27,6%.

Questo significa che, anche limitando il confronto ai soli amministratori comunali chiamati a votare, la rappresentanza femminile risulta circa quattro volte inferiore rispetto alla loro presenza nel corpo elettorale.

Naturalmente questo dato, da solo, non dimostra alcuna discriminazione. Le elezioni provinciali sono elezioni di secondo livello e il risultato dipende da molte variabili: candidature, accordi politici, voto ponderato e distribuzione territoriale dei consensi.

Tuttavia il divario è oggettivo.

Ma la Provincia rappresenta davvero solo gli amministratori?

Qui emerge la questione più importante.

La Provincia non è l'istituzione degli amministratori comunali.

La Provincia rappresenta oltre 650.000 cittadini.

Se il Consiglio provinciale fosse eletto direttamente dalla popolazione, il corpo elettorale sarebbe completamente diverso.

Le elaborazioni basate sulla struttura demografica provinciale mostrano una situazione molto differente:

  • circa 52,5% donne

  • circa 47,5% uomini

Le donne costituiscono quindi la maggioranza dell'elettorato provinciale.

Come sarebbe un Consiglio eletto dai cittadini?

Applicando tali percentuali ad un Consiglio composto da sedici membri, una rappresentanza coerente con la composizione della popolazione sarebbe approssimativamente:

  • 8 donne

  • 8 uomini

Il confronto è impressionante.

Corpo elettorale cittadinoConsiglio eletto
Donne52,5%6,25%
Uomini47,5%93,75%

Il divario non riguarda soltanto il genere.

Riguarda soprattutto chi esercita il diritto di scegliere.

Oggi il Consiglio provinciale viene eletto da poco più di mille amministratori.

Se fosse eletto direttamente dai cittadini, a decidere sarebbero centinaia di migliaia di persone appartenenti a tutte le componenti della società: giovani, lavoratori, pensionati, professionisti, imprenditori, studenti.

È ragionevole pensare che anche la composizione dell'assemblea sarebbe diversa.

Il vero limite della legge Delrio

La legge Delrio ha eliminato l'elezione diretta delle Province con l'obiettivo di ridurre costi e livelli istituzionali.

Ma ha prodotto anche un altro effetto.

Ha trasformato la Provincia da ente rappresentativo dei cittadini in un organismo espressione della classe politica locale.

Gli amministratori comunali eleggono altri amministratori comunali.

La legittimazione democratica non deriva più dall'intera comunità provinciale.

È questo il vero nodo politico.

La proposta

Per queste ragioni ritengo che sia arrivato il momento di restituire ai cittadini il diritto di eleggere direttamente il Consiglio provinciale.

Non perché l'attuale Consiglio sia meno legittimo.

È perfettamente legittimo.

Ma perché un'istituzione che rappresenta oltre seicentocinquantamila persone dovrebbe ricevere il proprio mandato direttamente dai cittadini.

L'elezione diretta non garantirebbe automaticamente la perfetta parità di genere.

Garantirebbe però qualcosa di ancora più importante: che il Consiglio provinciale nasca dalla volontà dell'intera comunità e non soltanto da quella di un ristretto corpo elettorale di amministratori.

Oggi il dato che colpisce è semplice.

La Provincia di Lecce è composta da una popolazione nella quale le donne sono la maggioranza.

Il Consiglio provinciale è composto da quindici uomini e una sola donna.

Forse il problema non è soltanto chi è stato eletto.

Il problema è, soprattutto, chi non ha avuto la possibilità di scegliere.


 

 

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