Alberto Tangolo maestro di sogni.
Il destino non è una catena ma un volo.
Alessandro Baricco, Oceano mare, 1993
Voglio tentare un ritratto del Maestro Alberto Tangolo, non
pretendo di descrivere la personalità dell’uomo e dell’educatore, faccio solo
una descrizione di come l’ho percepito io, di quello che ho pensato di lui e di
ciò che ha fatto quando è stato il mio Maestro.
Il Maestro Tangolo l’ho visto per la prima volta l’1 ottobre
1965 giorno di inizio della terza classe maschile della Scuola Elementare “Michele
Saponaro”. Già perché in quegli anni c’era una divisione tra maschi e femmine.
Arrivò con una 500 color beige e fumava le sigarette, se non sbaglio le
esportazioni senza filtro. I primi giorni non accadde nulla di nuovo, faceva la
solita lezione e penso tentasse di conoscerci. Ho nelle orecchie il suono suadente
della sua voce. Era una voce pastosa, quasi gutturale. Il suo modo di parlare
calmo e tranquillo, unito al suono suadente della sua voce, si imponeva alla
nostra attenzione. Non hai alzato la voce, mai!
Negli anni successivi abbandonò la sigaretta in favore della
pipa. Ricordo il tabacco che veniva acceso con uno svedese (un fiammifero molto
in voga a quei tempi) il rosso del tabacco che ardeva a ogni suo tiro di pipa.
Ma la maggior parte del tempo la pipa era spenta e lui la teneva sulla cattedra
e quando ascoltava noi la metteva in bocca.
La porta della classe era sempre chiusa, non usciva mai se
non all’ora della ricreazione. Eravamo sempre in classe perché, al passare
delle ore e dei giorni, c’era sempre una nuova attività, tanto che quando poi
passai alle scuole medie fu naturale per me assistere al cambio di insegnati e
materie ad ogni ora. Con il Maestro Tangolo l’insegnante non cambiava perché in
classe c’era sempre lui, meno che per le ore di Religione che ci veniva insegnata
da don Giuseppe Tondo, ma con il Maestro ad ogni ora cambiavano le materie e l’attività
ed era come se cambiassimo ad ogni ora Maestro.
Amava tutti noi, in particolare quelli che per forza di cose
erano i più distratti, quelli che facevano parte di famiglie numerose, quelli
che avevano uno o tutti e due i genitori che erano stati costretti ad emigrare
e che erano rimasti a San Cesario in casa dei nonni. Ecco lui comprendeva che
avevano ben altro a cui pensare, comprendeva che la vita che facevano ogni giorno
era difficile e richiedeva tutta la loro attenzione e, senza mai giudicarli,
prendeva la strada della motivazione attraverso gli interessi di questi
bambini, attraverso le passioni che avevano modo di esprimere nei giochi e nel loro
tempo libero che difficilmente era impiegato per leggere il libro di lettura o
il sussidiario.
Lui ci accompagnava nella difficile arte di conoscere cos’è
la vita prendendo le mosse da quello che era già la nostra vita, senza
pretendere di dirigerla, ma semplicemente accompagnandola per darle una
direzione che ci attrezzasse nel momento in cui saremmo poi dovuti andare da
soli, per consentirci di spiccare il volo verso la vita e soprattutto verso la
libertà.
Il Maestro ci parlava della vita prendendo spunto da ciò che
accadeva nel nostro Paese. Venivamo informati degli accadimenti, chi per sentito
dire, chi attraverso le prime Tv e lui commentava quegli accadimenti insieme a
noi, ci ascoltava, soprattutto ci ascoltava. Io mi sentivo adulto con lui. Non
ero più un bambino ma un cittadino che diceva la sua opinione sapendo che c’era
il Maestro che mi ascoltava, che a sua volta mi diceva ciò che pensava, che precisava
ma che accettava anche la mia replica e le mie obiezioni.
Più volte ci parlava della libertà di scegliere il nostro
futuro. Ci diceva che avevamo il diritto di sceglierlo e che per poter esercitare
questo diritto dovevamo spezzare le catene che ci costringevano a una vita già
scritta dall’appartenenza al nostro ceto sociale.
Che significava per Alberto Tangolo spezzare le catene? Ce
lo spiegava dicendo che dovevamo rompere il circolo vizioso imposto da chi
aveva già deciso cosa e se avremmo continuato gli studi e che lavoro avremmo
poi fatto. E questo decisore della nostra vita era qualcosa di impersonale,
erano le credenze che ci tenevano prigionieri all’interno di una gabbia
costruita nelle generazioni, una gabbia che faceva comodo a chi aveva il
potere. Insomma ci ha insegnato che il destino non esiste, ci ha insegnato che
ognuno di noi attraverso ogni atto quotidiano costruiva il suo destino che
poteva essere qualunque noi avessimo liberamente scelto. Alberto Tangolo mi ha
insegnato a sognare!
E io ricordo che nella sala da pranzo della casa dei miei
genitori dove io studiavo, dopo un po’ che leggevo, cominciavo a fantasticare
prima e a sognare poi una vita bella, una vita vera. Scompariva tutto e la
stanza si animava dei giochi che desideravo, del registratore per poter
realizzare un notiziario, della macchina da presa per poter riprendere la
realtà, della biblioteca da cui attingere alle altre esperienze, del giradischi
per ascoltare la musica, dei quadri per gustare la bellezza dell’opera di chi
trasformava in una creatura tutta nuova la percezione della realtà.
Fu li che capii che la realtà altro non era che i miei
sogni, tutti i miei sogni. Fu li che capii che quei sogni si trasformavano in
realtà e, viceversa, la realtà si trasformava nei miei sogni. E’ grazie al mio
Maestro che ho sempre ritenuto che per me tutto fosse possibile, tutto fosse
raggiungibile, tutto fosse alla mia portata. E’ grazie a lui che la mia vita ha
preso una direzione che mi ha portato a dove sono.
Quanti grazie vero? Sono pochi a dimostrazione dell’importanza
di questo Maestro, a dimostrazione dell’importanze di tutti i Maestri e Maestre
del Mondo. Loro conservano la spontaneità dei bambini altrimenti non potrebbero
comunicare con i bambini. Le Maestre ed i Maestri hanno davanti i bambini e si relazionano
con loro mettendosi al loro livello diventando loro stessi dei bambini. Noi
tutti siamo dei bambini, solo che ce lo dimentichiamo, ma lo siamo sempre e
comunque, lo saremo per sempre!
Antonio Bruno
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