Conversazione al bar con Humberto Maturana – I criteri di validazione: perché diciamo "questo è vero"?
Conversazione al bar con Humberto Maturana – I criteri di validazione: perché diciamo "questo è vero"?
Il sole del pomeriggio entra dalle grandi vetrate del bar. Humberto Maturana sorseggia lentamente il suo caffè. Sul tavolo c'è un quaderno pieno di appunti. Lo guardo e apro una nuova pagina.
Io: Humberto, c'è una frase che mi ha colpito profondamente. Tu dici che tutto ciò che accettiamo come valido dipende da un criterio di validazione. Che cosa significa davvero?
Maturana: Significa una cosa molto semplice, Antonio. Ogni volta che diciamo "questo è vero", "questo ha senso", "questa spiegazione mi convince", stiamo già utilizzando un criterio con cui decidiamo che cosa accettare e che cosa rifiutare.
Io: Anche quando penso di essere completamente oggettivo?
Maturana: Soprattutto allora.
Io: Quindi quando ascolto qualcuno...
Maturana: ...non ascolti soltanto.
Io: Lo sto già valutando.
Maturana: Sempre. Ogni osservazione, ogni ascolto, ogni riflessione avviene da una prospettiva particolare. In quella prospettiva operano criteri di validazione che spesso non sappiamo nemmeno di utilizzare.
Io: Da dove vengono questi criteri?
Maturana: Questa è la domanda importante.
Io: Me lo sono chiesto tante volte.
Maturana: Molti pensano che vengano dalla ragione.
Io: E invece?
Maturana: La ragione arriva dopo. Prima ci sono i desideri, le preferenze, i gusti, perfino le paure.
Io: Vuoi dire che i miei criteri nascono dalle emozioni?
Maturana: Esattamente.
Io: Ma noi diciamo continuamente: "È logico".
Maturana: Certo. Ma ogni ragionamento parte sempre da premesse che abbiamo già deciso di accettare.
Io: E perché le accettiamo?
Maturana: Perché ci sembrano desiderabili, familiari, rassicuranti o coerenti con il nostro modo di vivere.
Io: Quindi anche la razionalità poggia su qualcosa che razionale non è.
Maturana: Poggia sulle emozioni che rendono possibili quelle premesse.
Io: Allora nessun criterio è assoluto.
Maturana: No. Ogni criterio è una scelta.
Io: Anche quando non mi accorgo di scegliere?
Maturana: Anche allora. Il fatto che una scelta sia inconsapevole non significa che non esista.
Io: Questo vale anche per gli animali?
Maturana: Certamente.
Io: Ma un animale non riflette.
Maturana: Non nel modo in cui riflettiamo noi. Eppure distingue continuamente ciò che conserva il suo vivere da ciò che lo mette in pericolo.
Io: Se qualcosa non è valido per il suo vivere...
Maturana: ...se ne allontana.
Io: Oppure muore.
Maturana: Esatto.
Io: Allora anche un organismo possiede criteri di validazione.
Maturana: Certamente.
Io: Solo che non li formula con le parole.
Maturana: Li vive.
Io: Possiamo allora dire che esistono condizioni senza le quali un organismo non può vivere?
Maturana: Sì. È proprio questo il punto.
Io: Tu le chiami...
Maturana: ...criteri di validazione della conservazione del vivere.
Io: Vale a dire tutte quelle condizioni che la nicchia ecologica deve offrire perché il vivere possa continuare.
Maturana: Esattamente.
Io: E noi esseri umani?
Maturana: Abbiamo una possibilità in più.
Io: Quale?
Maturana: Possiamo osservare i nostri stessi criteri.
Io: Posso chiedermi perché considero valida una certa idea.
Maturana: Sì.
Io: Posso accorgermi che quel criterio l'ho imparato da bambino.
Maturana: Oppure che nasce da una paura.
Io: Oppure da un desiderio.
Maturana: Oppure da una convenzione culturale.
Io: E, se me ne accorgo...
Maturana: Posso cambiarlo.
Io: È questa la libertà?
Maturana: È una delle forme più profonde della libertà umana.
Io: Quindi ciò che distingue davvero l'essere umano non è l'intelligenza.
Maturana: No.
Io: È la possibilità di riflettere sui criteri con cui vive.
Maturana: Esattamente.
Io: Mi sembra che questo cambi anche il significato dell'educazione.
Maturana: Lo cambia completamente.
Io: Pensavo che educare significasse trasmettere conoscenze.
Maturana: Le conoscenze sono soltanto una piccola parte.
Io: Allora che cos'è educare?
Maturana: Educare significa partecipare alla formazione delle configurazioni emotive dalle quali una persona vivrà il resto della sua esistenza.
Io: Quindi un insegnante non trasmette soltanto informazioni.
Maturana: Forma il modo di sentire dal quale nasceranno le future spiegazioni, le future decisioni e perfino i futuri criteri di validazione.
Io: Questo vale anche per gli amici...
Maturana: Certo.
Io: Per la famiglia.
Maturana: Certo.
Io: Per ogni relazione.
Maturana: Ogni convivenza trasforma il nostro modo di vivere.
Io: E il linguaggio?
Maturana: Il linguaggio amplia enormemente questa possibilità.
Io: Perché?
Maturana: Perché possiamo parlare di ciò che sentiamo, riflettere sui nostri pensieri e costruire mondi condivisi attraverso il conversare.
Io: Quindi il nostro nicchio ecologico comprende anche le conversazioni.
Maturana: Non solo le comprende. Le genera continuamente.
Io: C'è un passaggio che mi emoziona particolarmente. Tu dici che possiamo scegliere il nostro agire a partire dall'amore.
Maturana: Sì.
Io: Prima ancora di agire.
Maturana: Esiste un dominio riflessivo intimo nel quale scegliamo da quale emozione vogliamo vivere.
Io: Quindi l'azione nasce molto prima dell'azione.
Maturana: Nasce nella configurazione emotiva dalla quale il fare prenderà forma.
Io: E il cervello?
Maturana: Il sistema nervoso opera continuamente come una rete chiusa di attività neuronali.
Io: Ma da fuori è difficile capire che cosa prova una persona.
Maturana: Molto difficile.
Io: Eppure, osservandola attentamente...
Maturana: ...possiamo quasi sempre riconoscere la matrice emotiva che genera la sua condotta.
Io: Non leggiamo la mente.
Maturana: No. Osserviamo la coerenza del vivere.
Io: Allora, quando non dubito...
Maturana: Agisci confidando nel criterio di validazione che, in quel momento, guida il tuo vivere.
Io: Anche se non so quale sia.
Maturana: Anche se non ne sei consapevole.
Io: Mi sembra che tutta la tua biologia della conoscenza conduca sempre nello stesso luogo.
Maturana: Quale luogo?
Io: Alla responsabilità dell'osservatore.
Maturana (sorridendo mentre chiude il quaderno): Esattamente. Perché non siamo responsabili soltanto di ciò che facciamo. Siamo responsabili anche dei criteri con cui decidiamo che cosa, per noi, è degno di essere chiamato vero.

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