Conversazione al bar con Humberto Maturana – Successo o fallimento: chi decide che abbiamo vinto?
Conversazione al bar con Humberto Maturana – Successo
o fallimento: chi decide che abbiamo vinto?
Il bar è
animato. Al tavolo accanto due ragazzi discutono di lavoro. Uno dice con
entusiasmo: «Finalmente ce l'ho fatta!». L'altro abbassa lo sguardo e mormora:
«Io invece ho fallito». Rimango ad ascoltarli, poi mi volto verso Humberto
Maturana.
Io: Humberto, c'è una frase che
sentiamo ogni giorno: "Ho avuto successo" oppure "Ho
fallito". Ma davvero successo e fallimento esistono nella natura?
Maturana (sorride appena): No.
Io: Una risposta così netta?
Maturana: Nel vivere degli esseri viventi non
esistono né successo né fallimento.
Io: Eppure un animale riesce a
catturare una preda oppure muore di fame.
Maturana: Certamente.
Io: Non è un successo?
Maturana: È un evento del vivere.
Io: E se muore?
Maturana: Il vivere si interrompe.
Io: Ma non possiamo dire che abbia
fallito?
Maturana: Possiamo dirlo soltanto noi, come
osservatori.
Io: Quindi anche questa volta la parola
appartiene al nostro linguaggio.
Maturana: Esattamente.
Io: Allora il vivere...
Maturana: Non cerca di vincere.
Io: Non cerca nemmeno di perdere.
Maturana: Il vivere semplicemente accade
oppure non accade.
(Rimango
qualche istante in silenzio.)
Io: Questa frase cambia completamente
il modo di guardare la vita.
Maturana: Perché?
Io: Perché siamo stati educati a
pensare che tutto abbia uno scopo.
Maturana: È una convinzione profondamente
radicata.
Io: Tu invece dici che il vivere non
possiede uno scopo.
Maturana: Non possiede uno scopo interno.
Io: Allora da dove nasce l'idea di
successo?
Maturana: Dalla cultura.
Io: Soltanto?
Maturana: Dal nostro vivere nel linguaggio.
Io: Spiegami meglio.
Maturana: Quando dici:
"Ho
avuto successo"...
Io: Sto confrontando ciò che è accaduto
con ciò che desideravo.
Maturana: Esattamente.
Io: E quando dico:
"Ho
fallito"...
Maturana: Stai facendo lo stesso confronto.
Io: Quindi successo e fallimento
nascono sempre da un giudizio.
Maturana: Da una valutazione.
Io: Basata sui miei desideri.
Maturana: Sui tuoi desideri, sulle tue
aspettative, sui tuoi progetti.
Io: Non sul vivere.
Maturana: Mai sul vivere.
Io: Allora un albero...
Maturana: Non cerca il successo.
Io: Una rondine.
Maturana: Nemmeno.
Io: Una quercia secolare.
Maturana: Continua semplicemente a vivere
finché conserva il proprio vivere.
Io: E noi esseri umani?
Maturana: Noi aggiungiamo una storia.
Io: Una narrazione.
Maturana: Una valutazione.
Io: E quella valutazione può perfino
renderci infelici.
Maturana: Molto spesso.
(Guardo
fuori dalla finestra. Una coppia passeggia lentamente senza alcuna fretta.)
Io: C'è un altro punto che mi ha
colpito.
Maturana: Quale?
Io: Tu critichi una certa
interpretazione dell'evoluzione.
Maturana: Sì.
Io: Quella secondo cui sopravvivono i
più forti.
Maturana: O i più adatti, come spesso si
dice.
Io: È sbagliata?
Maturana: È incompleta.
Io: Perché?
Maturana: Perché guarda soltanto alle
popolazioni.
Io: E non vede...
Maturana: L'unità ecologica organismo-nicchia.
Io: Ancora una volta torniamo lì.
Maturana: Sempre.
Io: Tu dici che gli organismi non
vivono isolati.
Maturana: Vivono immersi in una rete di
relazioni.
Io: E quella rete è ciò che permette il
loro vivere.
Maturana: Esattamente.
Io: Allora perché abbiamo finito per
parlare continuamente di competizione?
Maturana: Perché abbiamo cambiato
prospettiva.
Io: In che senso?
Maturana: Abbiamo smesso di guardare il
vivere.
Io: E abbiamo cominciato a contare.
Maturana: A contare individui.
Io: Popolazioni.
Maturana: Percentuali.
Io: Vincitori.
Maturana: Perdenti.
Io: E così il numero è diventato il
criterio del successo.
Maturana: Proprio così.
Io: Ma una specie numerosa non è
necessariamente migliore.
Maturana: Né più evoluta.
Io: È semplicemente una delle tante
forme possibili del vivere.
Maturana: Esattamente.
Io: Allora la crescita continua...
Maturana: Non può essere il criterio del
vivere.
Io: Eppure tutta la nostra società
sembra costruita su questa idea.
Maturana: Crescere sempre.
Produrre
sempre.
Consumare
sempre.
Vendere
sempre.
Io: Come se il successo coincidesse con
l'aumento continuo.
Maturana: È una conseguenza culturale di
quella visione competitiva.
Io: Ma il pianeta è finito.
Maturana: Esattamente.
Io: Quindi cercare una crescita
infinita...
Maturana: In un mondo finito conduce
inevitabilmente alla distruzione.
(Rimaniamo
entrambi in silenzio. Il brusio del bar sembra improvvisamente più lontano.)
Io: Humberto, allora forse molte delle
nostre sofferenze nascono proprio da qui.
Maturana: Da dove?
Io: Dal fatto che misuriamo
continuamente il nostro vivere con categorie che il vivere non conosce.
Maturana: È una riflessione molto importante.
Io: Un bambino gioca.
Maturana: Sì.
Io: Non gioca per avere successo.
Maturana: Gioca perché sta vivendo.
Io: Un musicista può suonare.
Maturana: Per il piacere del suonare.
Io: Ma appena entra l'idea del
successo...
Maturana: Cambia il dominio emotivo nel quale
quel vivere si realizza.
Io: E forse si perde qualcosa.
Maturana: Molto spesso si perde proprio la
gioia del vivere.
Io: Allora il successo non è un fatto
biologico.
Maturana: È un costrutto culturale.
Io: E il fallimento?
Maturana: Lo è altrettanto.
Io: Questo non significa rinunciare ai
propri progetti.
Maturana: No.
Io: Significa non confondere il valore
della propria vita con l'esito di quei progetti.
Maturana (prende lentamente la tazzina e
la osserva prima di bere l'ultimo sorso di caffè): Sì, Antonio. Il vivere
non ti domanda di avere successo. Ti domanda soltanto di vivere. Successo e
fallimento sono parole che appartengono alle nostre conversazioni; la vita,
invece, continua a fluire molto prima che noi la giudichiamo. E forse la
serenità comincia proprio quando smettiamo di chiederci se stiamo vincendo e
iniziamo a domandarci se il modo in cui stiamo vivendo conserva il nostro
benessere e quello del mondo nel quale conviviamo.

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