Un caffè con Humberto Maturana
Un caffè con Humberto Maturana
Antonio: Humberto, c'è una cosa che continuo a chiedermi.
Tu dici che tutto ciò che distinguiamo nasce attraverso il nostro operare come
osservatori. Ma allora gli oggetti esistono davvero oppure li inventiamo noi?
Maturana: Vedi, Antonio, questa è una domanda che nasce già
dentro un certo modo di distinguere. Io non dico che inventiamo il mondo. Dico
qualcosa di diverso: ogni volta che distingui qualcosa, distingui
contemporaneamente il dominio nel quale quella cosa esiste.
Antonio: Cioè?
Maturana: Guarda questo tavolino. Tu dici: "Questo è
un tavolo." Ma quel tavolo emerge come tavolo nel tuo operare di
osservatore. Nello stesso istante nasce anche il dominio di relazioni che rende
possibile chiamarlo tavolo: puoi appoggiarci il caffè, conversare, leggere un libro.
Senza quel dominio di operazioni e di relazioni, "tavolo" non avrebbe
alcun significato.
Antonio: Quindi ogni distinzione crea anche il suo mondo?
Maturana: Esattamente. Non distingui mai una cosa isolata.
Distingui sempre una configurazione di relazioni. Ogni distinzione porta con sé
il dominio sensoriale, operativo e relazionale nel quale quella distinzione ha
senso.
Antonio: E se mi sbaglio?
Maturana: Quando dici "mi sono sbagliato", in
realtà stai confrontando due domini diversi senza accorgertene. Ti aspetti
certe regolarità e, quando non le trovi, parli di errore, di illusione o di
inganno. Ma spesso ciò che è cambiato non è il mondo: è il dominio nel quale
stai osservando.
Antonio: Quindi la famosa "confusione di dominio"
nasce proprio lì?
Maturana: Sì. È uno degli errori più frequenti. Pensiamo
che qualcosa non funzioni, mentre siamo semplicemente passati da un dominio di
spiegazione a un altro senza rendercene conto.
Il cameriere porta due caffè.
Antonio: Adesso però spiegami una cosa che ho sempre
trovato difficile: il determinismo strutturale.
Maturana: È molto più semplice di quanto sembri. Dimmi: se
prendo un cucchiaino e batto sul bordo della tazzina, cosa succede?
Antonio: La tazzina vibra e produce un suono.
Maturana: Bene. Quel suono non è dentro il cucchiaino. È la
struttura della tazzina che rende possibile proprio quella vibrazione. Se
invece colpissi un bicchiere di cristallo, otterrei un altro suono.
Antonio: Perché hanno strutture diverse.
Maturana: Esatto. Lo stesso vale per ogni essere vivente.
Nessuna perturbazione determina direttamente ciò che accade dentro un
organismo. La perturbazione può soltanto innescare cambiamenti che la struttura
dell'organismo rende possibili in quel preciso momento.
Antonio: Quindi l'ambiente non ci dice cosa fare?
Maturana: No. L'ambiente non istruisce il sistema. Lo
perturba.
Antonio: E la risposta?
Maturana: La produce il sistema.
Antonio: Quindi, se due persone ricevono la stessa critica,
una può offendersi e l'altra sorridere.
Maturana: Esattamente. La critica è la stessa
perturbazione. Ma ogni persona risponde secondo la propria storia strutturale.
Antonio: Allora non reagiamo agli eventi, ma alla nostra
struttura del momento.
Maturana: È proprio questo il significato del determinismo
strutturale. Ogni cambiamento è determinato dalla struttura del sistema
nell'istante in cui il cambiamento avviene.
Antonio resta qualche secondo in silenzio.
Antonio: E allora l'accoppiamento strutturale?
Maturana sorride.
Maturana: Guarda noi due.
Antonio: Noi?
Maturana: Sì. Da quando ci siamo seduti qui a parlare, io
sto cambiando e tu stai cambiando.
Antonio: Ma tu sei Humberto Maturana...
Maturana: E tu sei Antonio Bruno. Nessuno dei due perde la
propria identità. Però questa conversazione modifica entrambi.
Antonio: Quindi l'accoppiamento strutturale non significa
diventare uguali.
Maturana: Al contrario. Significa trasformarsi insieme
mantenendo la propria organizzazione.
Antonio: Come due persone che vivono insieme per
quarant'anni.
Maturana: Ottimo esempio. Oppure un musicista e il suo
strumento. Oppure un bambino e sua madre. Oppure una pianta e il terreno nel
quale cresce.
Antonio: Nessuno controlla completamente l'altro.
Maturana: Esatto. Si perturbano reciprocamente e,
attraverso migliaia di interazioni ricorrenti, costruiscono una storia comune
di trasformazioni congruenti.
Antonio: È come se ognuno dicesse continuamente all'altro:
"Con te posso cambiare in questo modo e non in un altro."
Maturana: Bellissima formulazione.
Antonio sorride soddisfatto.
Antonio: Allora anche un organismo e il suo ambiente fanno
la stessa cosa?
Maturana: Certamente. L'organismo cambia mentre vive e
contemporaneamente cambia anche la nicchia ecologica che rende possibile il suo
vivere. Non esistono separatamente. Formano un'unità dinamica.
Antonio: L'unità organismo-nicchia.
Maturana: Esattamente. È l'unità ecologica fondamentale
della vita.
Antonio finisce il caffè.
Antonio: Allora, se ho capito bene, il determinismo
strutturale dice che nessuno può imporre dall'esterno ciò che accade in un
sistema.
Maturana: Sì.
Antonio: E l'accoppiamento strutturale dice che, vivendo
insieme, i sistemi si trasformano insieme.
Maturana: Esattamente.
Antonio: Quindi io non vivo dentro un mondo già fatto.
Maturana: No.
Antonio: Vivo in un mondo che emerge continuamente nel mio
operare come osservatore, mentre io stesso cambio insieme alle persone, agli
oggetti e agli ambienti con cui sono accoppiato strutturalmente.
Maturana sorride, prende l'ultimo sorso di caffè e conclude:
Maturana: Vedi, Antonio, la vita non è un insieme di cose
che si influenzano dall'esterno. È una danza di trasformazioni reciproche nella
quale organismi e mondi sorgono insieme, istante dopo istante.

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