L'INTIMITÀ
L'INTIMITÀ
Immagina una
mattina in un bar di Santiago. Sul tavolino due caffè. Humberto Maturana parla
lentamente. Io ascolto, interrompo, faccio domande. La conversazione procede
senza fretta.
Io: Humberto, c'è una cosa che continuo
a chiedermi. Tu dici che il nostro vivere accade nell'intimità. Che cosa
significa davvero?
Maturana: Antonio, significa che il vivere di
ogni essere vivente accade in uno spazio che nessun osservatore può
attraversare. Tu puoi vedere il mio comportamento, puoi ascoltare le mie
parole, ma non puoi vivere il mio vivere. Quell'accadere rimane sempre
nell'intimità del mio esistere.
Io: Quindi ogni essere vivente vive
questa intimità?
Maturana: Sì. Tutti gli esseri viventi vivono
la propria intimità. Ma c'è una differenza. Un gatto vive la sua intimità senza
interrogarsi su di essa. Noi esseri umani, vivendo nel linguaggio, possiamo
osservare il nostro stesso vivere. Possiamo riflettere sull'accadere della
nostra esperienza.
Io: È come se fossimo
contemporaneamente protagonisti e osservatori della nostra vita.
Maturana: Esattamente. Possiamo osservare il
nostro osservare. E possiamo farlo senza rompere il silenzio da cui nasce il
vivere. Quel silenzio rimane sempre lo sfondo di tutto ciò che esiste.
Io: Quando tu spieghi un fenomeno,
però, non stai entrando dentro quell'intimità?
Maturana: No. Questa è una distinzione
fondamentale. Spiegare non significa penetrare l'intimità di ciò che accade.
Significa osservare il dominio nel quale quel fenomeno emerge e proporre un
meccanismo generativo coerente con la nostra esperienza.
Io: Quindi una spiegazione non cattura
la realtà.
Maturana: No. Costruisce una spiegazione
accettabile all'interno di un determinato dominio di coerenze.
Io: È per questo che dici che una
spiegazione appartiene sempre all'osservatore?
Maturana: Certamente. Quando spieghiamo ci
muoviamo nella nostra intimità. Proponiamo un processo che, se lasciato
operare, genererebbe il fenomeno che desideriamo comprendere. Ma il fenomeno
continua ad accadere nella sua intimità.
Io: Allora anche il nostro conversare
nasce da questa intimità.
Maturana: Proprio così. Noi viviamo
coscientemente nei mondi che generiamo conversando. Ma quei mondi sorgono
dall'invisibilità dei nostri sentimenti più profondi.
Io: Quindi prima vengono le emozioni e
poi le spiegazioni.
Maturana: Sempre. Le spiegazioni sono il
linguaggio dell'emozione che le rende possibili.
Io: C'è un passaggio che mi colpisce
molto: il dubbio.
Maturana: Perché?
Io: Perché quando dubito mi sembra di
fermarmi.
Maturana: Ed è proprio quello che accade.
Quando dubiti sospendi il fare immediato. Ti incontri con desideri che magari
sono in conflitto tra loro. In quel momento il tuo vivere torna a mostrarsi
nella sua intimità.
Io: Quindi il dubbio non è un difetto.
Maturana: No. È una modalità del vivere.
Io: E la certezza?
Maturana: Anche la certezza nasce nello
stesso luogo. Sia il dubitare sia il non dubitare sono esperienze intime. Tutto
ciò che pensiamo, sentiamo e facciamo emerge sempre dalla nostra intimità.
Io: Allora quando diciamo: "Io
so", che cosa stiamo realmente dicendo?
Maturana: Stiamo dicendo qualcosa di molto
più semplice di quanto immaginiamo. Stiamo dichiarando che accettiamo una
determinata configurazione di emozioni, di modi di operare e di relazioni come
fondamento della validità di ciò che affermiamo.
Io: Quindi il sapere non è assoluto.
Maturana: No. Dipende sempre dai criteri di
validità che adottiamo.
Io: E quei criteri cambiano.
Maturana: Possono cambiare da un giorno
all'altro, perché cambia il nostro vivere.
Io: Questo significa che viviamo
contemporaneamente in molte dimensioni.
Maturana: Esatto. Viviamo, sentiamo, agiamo,
ricordiamo, immaginiamo, conversiamo. Tutte queste dimensioni accadono insieme.
E consideriamo valido ciò che soddisfa i criteri che, in quel momento,
adottiamo nel nostro osservare e nel nostro spiegare.
Io: Sempre dentro quella che tu chiami
l'unità ecologica organismo-nicchia.
Maturana: Sì. Non esiste un organismo
isolato. Esiste sempre un organismo che vive nella nicchia che rende possibile
il suo vivere. Separarli significa perdere il fenomeno.
Io: Posso farti una domanda che mi
accompagna da tempo?
Maturana: Certo.
Io: E l'altro? Se tutto accade nella
mia intimità, che cos'è l'altro?
Maturana: L'altro accade nel tuo vivere come
una configurazione sensoriale. Tu fai esperienza di qualcuno che non si muove
con te, che appare indipendente dal tuo operare. Nel conversare lo descrivi
come qualcosa di esterno.
Io: Ma quell'esteriorità dove esiste?
Maturana: Esiste nella spiegazione che
costruiamo della nostra esperienza. Non è un dato originario. È una proposta
esplicativa.
Io: Quindi quando dico: "Là fuori
c'è il mondo"...?
Maturana: Stai formulando una spiegazione
coerente con il modo in cui sperimenti certe configurazioni percettive che
rimangono invarianti mentre ti muovi.
Io: Quindi l'esterno non è qualcosa che
incontro direttamente.
Maturana: No. È il nome che diamo a una
particolare modalità con cui organizziamo la nostra esperienza.
Io: Più ti ascolto e più mi accorgo che
il centro del vivere non è il mondo, ma l'intimità nella quale il mondo prende
forma.
Maturana (sorridendo): E quando fai
questa distinzione, Antonio, non hai trovato una nuova verità. Hai
semplicemente imparato a osservare il tuo vivere con maggiore consapevolezza.
Ed è lì che nasce la libertà dell'osservatore.

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