Conversazione al bar con Humberto Maturana – Cosciente e inconscio: che cosa vediamo davvero di noi stessi?


 Conversazione al bar con Humberto Maturana – Cosciente e inconscio: che cosa vediamo davvero di noi stessi?

Il bar è immerso nella quiete del primo pomeriggio. Rimaniamo in silenzio per qualche minuto. Humberto Maturana guarda fuori dalla finestra. Anch'io. Poi gli rivolgo una domanda che mi accompagna da molti anni.


Io: Humberto, c'è una parola che ha segnato tutta la psicologia del Novecento: inconscio. Tu però ne parli in modo completamente diverso da Freud. Perché?

Maturana: Perché non considero l'inconscio un luogo nascosto dentro la mente.

Io: E allora che cos'è?

Maturana: È una distinzione che facciamo come osservatori.


Io: Una distinzione?

Maturana: Sì. Quando osserviamo una persona, distinguiamo se essa si rende conto oppure no di ciò che sta facendo.

Io: Quindi cosciente e inconscio non sono due contenitori.

Maturana: No. Sono due modi di distinguere il vivere.


Io: Allora quando diciamo che una persona è cosciente...

Maturana: Diciamo che si rende conto del proprio operare.

Io: E quando diciamo che qualcosa è inconscio?

Maturana: Distinguiamo un operare che continua ad accadere senza essere visto da chi lo vive.


Io: Quindi il vivere continua comunque.

Maturana: Sempre.


Io: Come nasce la coscienza?

Maturana: Non nasce da sola.

Io: Chi la genera?

Maturana: La convivenza.


Io: In che senso?

Maturana: Pensa a un bambino piccolo.

Io: Va bene.

Maturana: All'inizio vive.

Io: Certo.

Maturana: Ma non distingue ancora il proprio vivere.


Io: Quando comincia a distinguerlo?

Maturana: Quando qualcuno lo invita a osservarsi.


Io: La madre?

Maturana: Molto spesso è la madre.


Maturana: Immagina una madre che chiede:

"Ti rendi conto di dove sei?"

"Che cosa senti?"

"Ti è piaciuto quello che hai fatto?"


Io: Con quelle domande il bambino comincia a guardare sé stesso.

Maturana: Esattamente.


Io: Quindi la coscienza nasce nel linguaggio.

Maturana: Sì.

Io: Non nasce nel cervello.

Maturana: Nasce nel conversare.


Io: Questa è una differenza enorme.

Maturana: È una differenza decisiva.


Io: Quindi rendersi conto significa...

Maturana: Osservare il proprio fare mentre lo si vive.


Io: Come se una parte di me osservasse l'altra?

Maturana: Non parlerei di due parti.

Io: No?

Maturana: Direi che il tuo vivere diventa oggetto del tuo stesso osservare.


Io: E questo avviene nel linguaggio.

Maturana: Sempre.


Io: Tu dici una cosa bellissima: vediamo ciò che avevamo imparato ma che non vedevamo.

Maturana: È ciò che accade continuamente.


Io: Mi succede spesso.

Maturana: Raccontami.


Io: Parlando con qualcuno, all'improvviso capisco qualcosa che avevo sempre fatto senza accorgermene.

Maturana: Quello è il momento in cui qualcosa diventa cosciente.


Io: Quindi non nasce in quel momento.

Maturana: No.

Io: Era già presente.

Maturana: Ma non era ancora distinto.


Io: E l'inconscio?

Maturana: L'inconscio è ancora più interessante.


Io: Perché?

Maturana: Perché non è qualcosa che possiamo osservare direttamente.


Io: Davvero?

Maturana: No.

Io: Ma allora quando diciamo: "Ho visto il mio inconscio"...

Maturana: In realtà stiamo osservando il modo presente con cui sentiamo qualcosa che immaginiamo provenire dal nostro passato.


Io: Quindi l'inconscio rimane invisibile.

Maturana: Esattamente.


Io: E quando provo a ricordare?

Maturana: Ricostruisci.

Io: Non recupero semplicemente un archivio.

Maturana: No. Vivi oggi il sentire di qualcosa che appartiene alla tua storia.


Io: Questa idea cambia completamente anche la psicoterapia.

Maturana: Dovrebbe cambiarla.


Io: Tu dici che il vivere, nella sua autopoiesi molecolare, accade senza bontà, senza colpa, senza paura.

Maturana: Sì.


Io: È una frase fortissima.

Maturana: Perché distingue due domini.


Io: Quali?

Maturana: Da una parte il vivere biologico.

Io: Dall'altra?

Maturana: Il vivere relazionale umano.


Io: Quindi la colpa...

Maturana: Appartiene alle relazioni.

Io: La paura.

Maturana: Anche.

Io: L'ambizione.

Maturana: Anche.

Io: L'amore.

Maturana: Anch'esso appartiene al nostro vivere relazionale.


Io: Quindi nessuna di queste emozioni è contenuta nelle molecole.

Maturana: No.


Io: C'è un'altra frase che mi ha sorpreso.

Maturana: Quale?

Io: Tu dici che il pensiero è, innanzitutto, inconscio.


Maturana: Certamente.

Io: Ma noi pensiamo continuamente in modo cosciente.

Maturana: Soltanto una piccola parte.


Io: Puoi farmi un esempio?

Maturana: Quante volte hai detto:

"Ci penserò."


Io: Infinite.


Maturana: Poi, magari il giorno dopo, arriva improvvisamente una risposta.


Io: Succede spesso.


Maturana: Hai forse seguito consapevolmente tutto il percorso che ha generato quella risposta?


Io: No.


Maturana: Eppure qualcosa ha lavorato.


Io: Quindi il pensiero continua anche quando non me ne accorgo.

Maturana: Esattamente.


Io: E il corpo?

Maturana: Anche il corpo vive nello stesso modo.


Io: I processi fisiologici continuano.

Maturana: Senza significare nulla.


Io: Senza significare?

Maturana: Il fegato non conosce il significato di ciò che fa.

Io: Nemmeno il cuore.

Maturana: Nemmeno una sinapsi.


Io: Il significato nasce quando compare un osservatore.

Maturana: Esattamente.


Io: Allora pensare, sentire e meditare...

Maturana: Sono processi che possono diventare modulatori del nostro vivere quando impariamo a distinguerli.


Io: È questo che accade nella meditazione?

Maturana: Può accadere.


Io: Osservo il mio pensiero.

Maturana: E proprio osservandolo cominci a modificarne il fluire.


Io: Quindi non controllo direttamente le emozioni.

Maturana: No.

Io: Imparo a convivere con esse.

Maturana: E, convivendo con esse, impari progressivamente a modularle.


Io: Allora la libertà non consiste nel reprimere ciò che provo.

Maturana: No.


Io: Ma nel diventare consapevole del modo in cui vivo ciò che provo.

Maturana: Esattamente.


Io: Più ti ascolto e più mi sembra che il confine tra cosciente e inconscio diventi meno rigido.

Maturana: Perché non sono due luoghi.


Io: Sono due modi di vivere il medesimo fluire.

Maturana: Sì.


Io: Uno visto.

Maturana: L'altro invisibile.


Io: Ma entrambi appartengono allo stesso vivere.

Maturana (sorride mentre osserva il fondo della tazzina ormai vuota): Esattamente, Antonio. L'inconscio non è un sotterraneo oscuro della mente. È il silenzio dal quale emerge ogni nostro gesto, ogni pensiero e ogni parola. La coscienza non lo illumina completamente; semplicemente ci permette, per qualche istante, di accorgerci del modo in cui stiamo vivendo. E questo, talvolta, è sufficiente per trasformare il corso della nostra esistenza.

 

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