Conversazione al bar con Humberto Maturana – Selezione competitiva o deriva naturale?


 Conversazione al bar con Humberto Maturana – Selezione competitiva o deriva naturale?

Il bar è affollato. Sul televisore scorrono immagini di borsa, classifiche economiche e statistiche sulla crescita mondiale. Un giornalista conclude il servizio dicendo: "Vince chi cresce di più." Rimango a fissare lo schermo, poi mi volto verso Humberto Maturana.


Io: Humberto, sembra che tutto il mondo parli una sola lingua.

Maturana: Quale?


Io: Competere.


Maturana: È una parola molto frequente.


Io: A scuola bisogna essere i migliori.

Nello sport bisogna vincere.

Nell'economia bisogna crescere.

In politica bisogna conquistare il potere.

Perfino nella biologia si dice che sopravvivono i più forti.


Maturana (sorride con calma): Davvero pensi che la natura ragioni così?


Io: È quello che ci hanno insegnato.


Maturana: È una delle interpretazioni possibili della natura.


Io: Tu ne proponi un'altra.


Maturana: Io propongo di osservare.


Io: Che cosa vedi quando osservi il vivere?


Maturana: Non vedo una competizione universale.


Io: Che cosa vedi allora?


Maturana: Vedo una deriva naturale.


Io: Che cosa significa?


Maturana: Significa che il vivere scorre senza un traguardo prestabilito.


Io: Quindi l'evoluzione non va verso una meta?


Maturana: No.


Io: Non cerca il migliore?


Maturana: No.


Io: Non costruisce progressivamente organismi perfetti?


Maturana: Nemmeno.


(Rimango qualche istante in silenzio.)


Io: Allora perché continuiamo a parlare di selezione competitiva?


Maturana: Perché abbiamo proiettato sulla natura le categorie della nostra cultura.


Io: Vuoi dire che è l'uomo ad avere inventato la competizione?


Maturana: La competizione appartiene certamente al convivere umano.


Io: Ma non costituisce il principio fondamentale del vivere.


Maturana: Esattamente.


Io: Tu dici che nel cosmo non esistono successo e fallimento.


Maturana: Esatto.


Io: Nemmeno nell'evoluzione biologica.


Maturana: Nemmeno.


Io: Allora un organismo non è "migliore" perché lascia più discendenti?


Maturana: No.


Io: È semplicemente una delle molte forme attraverso cui il vivere continua.


Maturana: Proprio così.


Io: Questa idea cambia completamente il modo di guardare Darwin.


Maturana: Cambia il modo in cui leggiamo Darwin.


Io: Perché?


Maturana: Perché smettiamo di immaginare una gara.


Io: E cominciamo a vedere una storia.


Maturana: Una storia di conservazione e trasformazione.


Io: Allora ogni lignaggio...


Maturana: Conserva il proprio modo di vivere finché quel modo continua a essere possibile.


Io: Senza dover sconfiggere qualcuno.


Maturana: Esattamente.


(Il cameriere posa due bicchieri d'acqua sul tavolo.)


Io: Ma allora da dove nasce la nostra ossessione per la crescita?


Maturana: Dalla confusione tra domini.


Io: Ancora una volta.


Maturana: Sempre.


Io: Spiegami.


Maturana: Se considero la crescita numerica come un valore assoluto...


Io: Finisco per cercarla ovunque.


Maturana: Nell'economia.


Io: Nella politica.


Maturana: Nelle aziende.


Io: Perfino nella mia vita personale.


Maturana: Esattamente.


Io: Ma il vivere non funziona così.


Maturana: No.


Io: Perché un organismo può crescere...


Maturana: ...e nello stesso tempo perdere l'armonia che gli permette di vivere.


Io: Vale anche per una società.


Maturana: Certamente.


Io: E forse vale perfino per una civiltà.


Maturana: Direi proprio di sì.


Io: Tu scrivi una parola che mi ha colpito moltissimo.


Maturana: Quale?


Io: Antroposfera.


Maturana: Ti ha incuriosito?


Io: Molto.


Maturana: La biosfera è il dominio del vivere biologico.


Io: Sì.


Maturana: L'antroposfera è il dominio del vivere umano nel linguaggio, nella cultura, nelle istituzioni.


Io: Quindi noi abitiamo entrambe.


Maturana: Sempre.


Io: E una non può distruggere l'altra senza distruggere sé stessa.


Maturana: Esattamente.


Io: Allora il problema non è crescere.


Maturana: Il problema è conservare l'armonia.


Io: Questa parola ritorna continuamente nei tuoi libri.


Maturana: Perché senza armonia non c'è convivere.


Io: Ma tu aggiungi anche una cosa importante.


Maturana: Quale?


Io: Dici che non possiamo prevedere il futuro.


Maturana: No.


Io: Allora siamo impotenti?


Maturana: Assolutamente no.


Io: Che cosa possiamo fare?


Maturana: Possiamo modulare il corso del nostro vivere.


Io: Come?


Maturana: Attraverso ogni scelta che compiamo.


Io: Momento dopo momento.


Maturana: Esattamente.


Io: Quindi non abbiamo il controllo del futuro...


Maturana: Ma siamo responsabili del presente che contribuiamo a generare.


Io: Questa responsabilità nasce perché viviamo nel linguaggio.


Maturana: E nella riflessione.


Io: Possiamo immaginare le conseguenze delle nostre azioni.


Maturana: E persino modificare i desideri dai quali quelle azioni nascono.


Io: Questa è forse la nostra libertà più grande.


Maturana: È la responsabilità propria dell'essere umano.


(Fuori dal bar il vento muove lentamente le foglie degli alberi.)


Io: Humberto, allora la deriva naturale non significa lasciarsi trasportare dagli eventi.


Maturana: No.


Io: Significa partecipare consapevolmente al fluire del vivere.


Maturana: Esattamente.


Io: Senza pretendere di dominarlo.


Maturana: Ma nemmeno rinunciando a esserne responsabili.


Io: È una posizione molto diversa sia dal fatalismo sia dall'idea di controllare tutto.


Maturana: Perché entrambe dimenticano il vivere.


Io: Più ti ascolto e più mi sembra che il tuo pensiero inviti continuamente all'umiltà.


Maturana: Perché il vivere è sempre più grande delle nostre teorie.


Io: E allora forse la domanda giusta non è:

"Come faccio a vincere?"


Maturana: No.


Io: Ma:

"Quale modo di vivere sto contribuendo a conservare?"


Maturana (rimane qualche secondo a osservare gli alberi fuori dalla finestra): Sì, Antonio. Per secoli abbiamo immaginato l'evoluzione come una lunga gara con vincitori e sconfitti. Io preferisco immaginarla come un grande fiume che continua a scorrere, aprendosi continuamente a nuovi percorsi. Nessun fiume vince sull'altro. Ognuno segue la propria deriva, trasformando il paesaggio e trasformandosi con esso. Così è anche il vivere: non una corsa verso il successo, ma una continua storia di conservazione, trasformazione e responsabilità condivisa. In questo consiste, forse, la più profonda bellezza della vita.

 

Commenti

Post popolari in questo blog

Oscar Farinetti - La fortuna di nascere in Italia.

Gli esami di Stato del 1976

MESCIU ANTONIU LETTERE MEJU CU LU TIENI COMU AMICU...