IL CORAGGIO DI ESSERE SE STESSI
IL CORAGGIO
DI ESSERE SE STESSI
Ci sono
uomini che, a una certa età, cominciano a togliersi qualcosa. Non i vestiti, ma
le aspettative. Quelle degli altri, soprattutto.
E allora
accade una cosa bellissima: smettono di cercare di diventare qualcuno e
cominciano finalmente a essere se stessi.
Guardate
quest'uomo.
Un
cappellino nero, un paio di guanti, una borsa da viaggio. Un sorriso appena
accennato, di quelli che non chiedono il permesso di esistere.
Sembra
pronto a partire. Ma forse il viaggio più importante lo ha già fatto.
È quello che
conduce dall'uomo che pensavamo di dover essere all'uomo che scopriamo di
essere.
Ci hanno
insegnato che la giovinezza è il tempo delle possibilità e la vecchiaia quello
dei bilanci. Ma chi l'ha detto?
A volte è
proprio quando gli anni diventano tanti che la vita torna a essere una
promessa.
Perché
finalmente sappiamo che non dobbiamo piacere a tutti. Che possiamo cantare
anche se qualcuno non applaude. Che possiamo innamorarci ancora della musica,
di un libro, di una mattina di novembre. Che possiamo imparare qualcosa senza
dover dimostrare niente.
E
soprattutto che non siamo obbligati a diventare prigionieri della nostra
biografia.
La vita non
è ciò che abbiamo fatto. È ciò che continuiamo a fare con quello che siamo
diventati.
Forse per
questo mi piace quella mano che sfiora la visiera del cappellino.
Sembra un
saluto.
Non a
qualcuno che se ne va, ma a qualcuno che arriva.
A se stesso.
E se mi
chiedessero quale sia il segreto per restare giovani, risponderei che non
conosco il segreto della giovinezza.
Conosco però
una cosa che le somiglia moltissimo.
La capacità
di avere ancora voglia di vivere qualcosa che non abbiamo mai vissuto.
Perché gli
anni passano.
Ma noi
possiamo ancora cominciare.
Anche oggi.
Soprattutto
oggi.

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