La politica del paese più bello del Mondo negli anni 70


Nel 1972 a soli quindici anni il delegato del movimento giovanile della Democrazia Cristiana del paese più bello del Mondo mi iscrisse al partito. Ci iscrivemmo tutti noi dell’Azione Cattolica. Ci volevano 16 anni per potersi iscrivere ma mi fecero nascere un anno prima e m’iscrissero.
Le storie politiche di questo comune nascono da una comunità che si sposta per raggiungere un obiettivo. Ci fu una comunità di giovani che orbitavano nell’azione cattolica che si spostarono nelle federazione giovanile comunista perché aveva un obiettivo. Invece la Comunità che sempre dall’azione cattolica si spostò nella Democrazia Cristiana, era aperta alle contaminazioni della più disparata provenienza. Ecco perché più che una comunità con obiettivi comuni, fu una aggregazione di fini personali per perseguire i quali si ottenne di stare assieme.
Fu per questo motivo che il delegato del movimento giovanile che mi aveva iscritto a 15 anni, tre anni dopo di allora si presentò alle elezioni del 1975, non fu eletto e andò via dal paese più bello del Mondo per ragioni di lavoro. Io mantenni l’iscrizione ma non frequentai più quel partito. Mi sarei avvicinato nuovamente otto anni dopo nel 1983. Mi avvicinò il segretario di allora perché mi ero distinto nelle associazioni e nella radio privata. Questa volta mi avvicinai anch’io per dare sfogo alla mia sola ambizione personale. Gli ideali messi da parte per l’ambizione, questa la sintesi della mia esperienza dal 1983 al 1990.
Nel 1972 però avevo tanta voglia di dire la mia opinione, c’era il mio anelito alla partecipazione per ottenere che il paese più bello del Mondo fosse ancora più bello.
Negli anni 70 c’era un’amministrazione a San Cesario che non era fatta dai partiti ma da uomini che appartenevano a tanti partiti diversi che si mettevano assieme. Dopo il 1975 ci furono delle coalizioni amministrative tra gli eletti della democrazia cristiana e quelli del partito socialista e partito socialdemocratico che ressero le sorti del Comune.
Io nel 1975 votai per la prima volta e diedi tutte e quattro le preferenze agli uomini della democrazia cristiana che stimavo tra cui mio cugino Pino e il delegato del movimento giovanile che mi aveva iscritto al partito.
Ricapitolando ogni partito aveva i suoi iscritti che eleggevano un segretario e una direzione. Poi i partiti facevano ognuno la propria lista che partecipava alle elezioni. Dopo la proclamazione degli eletti e prima della convocazione del primo consiglio comunale si facevano degli incontri con tutti i partiti per iniziativa del partito che aveva avuto i maggiori suffragi per poi raggiungere un accordo sul nome del Sindaco e degli assessori che sarebbero stati eletti nel primo consiglio.
Era così che andavano le cose. L'iniziativa per gli incontri era sempre della democrazia cristiana perché a San Cesario era il partito di maggioranza relativa.
Una volta eletto Sindaco e giunta i consiglieri comunali si riunivano nei partiti per poi riunirsi in riunioni di pre-consiglio con i consiglieri e segretari degli altri partiti della coalizione per definire i provvedimenti che sarebbero stati oggetto dell’ordine del giorno del consiglio comunale.
Cosa conservo di quell’esperienza? Per prima cosa l’affetto per quel delegato giovanile che mi iscrisse nel 1972. Quanti discorsi in quei tre anni, quante passeggiate a Lecce! Ricordo che noi ragazzi facevamo con questo delegato discorsi che continuavano per ore e nel mezzo andavamo a mangiare un calzone assieme a lui alle “Dolomiti” che era un ristorante di Lecce. Ho anche l’orgoglio di averlo fatto rientrare nel paese più bello del Mondo dopo dieci anni dal suo allontanamento. Lo incontrai per caso e misi i miei buoni uffici ottenendo di farlo candidare nelle amministrative del 1985 in cui fu eletto. La seconda cosa che conservo di questa esperienza è l’orgoglio di aver sostenuto sino in fondo mio cugino Pino, senza mai girargli le spalle, nemmeno quando tutti gli erano contro e anche a costo di essere espulso dal processo assieme a lui.
Si sono orgoglioso di quell’esperienza per questi due motivi.
Ma c’è anche quello che avrei potuto fare e non ho fatto e di cui non sono orgoglioso. Avrei dovuto manifestare chiaramente le mie idee e prendere le distanze da una gestione accentratrice che si reggeva solo grazie a una contrattazione continua con tutti i consiglieri e i partiti e che era finalizzata a produrre piccole o grandi utilità a ciascuno senza che ci fosse un progresso generale della comunità.
Avrei dovuto denunciarlo e trarne le conseguenze anche a costo di rimanere solo con i miei amici. Questo non l’ho fatto per l’alibi che mi ero dato ovvero che avrei potuto farlo una volta raggiunto il mio obiettivo. Tutti avevano capito che perseguivo solo la mia ambizione personale e per questo persi pian pianino i tanti amici del gruppo amici per l’arte e quelli della radio.
Secondo me tutti dovremmo fare l’esperienza della politica cittadina perché si possono capire i suoi meccanismi solo vivendoli dall’interno e, perciò stesso, avere finalmente gli strumenti per operare una scelta consapevole alle elezioni.
Adesso mi sento un cittadino attivo, orgoglioso del paese in cui abito e pronto a dare il mio contributo a condizione che sia in linea con i miei ideali. Faccio del mio meglio nel mio piccolo anche scrivendo quello che scrivo. Facciamolo tutti e tutto sarà più bello!

Antonio Bruno



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