Conversazione al bar con Humberto Maturana Siamo la domanda, il cammino per rispondervi e la risposta

 


Conversazione al bar con Humberto Maturana Siamo la domanda, il cammino per rispondervi e la risposta

Il bar è tranquillo. Qualcuno ride a un tavolo vicino. Un bambino inciampa, si rialza e ride di sé. Guardo la scena e sorrido.


Io: Humberto, perché ridiamo?

Maturana: Perché, per un istante, vediamo il mondo da un punto di vista nuovo senza sentirci minacciati.

Io: Quindi l'umorismo non è soltanto divertimento?

Maturana: No. L'umorismo è un atto creativo. È il momento in cui una stessa configurazione di relazioni viene vista in un dominio diverso e, improvvisamente, acquista un significato nuovo.


Io: È un po' come la poesia?

Maturana: Esattamente.

La poesia, l'umorismo e la riflessione appartengono alla stessa famiglia.

Tutti e tre permettono di vedere ciò che prima non vedevamo.

Non perché fosse nascosto.

Perché non era ancora emerso nel nostro osservare.


Io: Quindi non scopriamo qualcosa che esisteva già?

Maturana: No.

Lo portiamo all'esistenza nel nostro osservare.

Ed è questo il miracolo quotidiano del vivere umano.


Io: Ma allora perché tante persone perdono questa capacità?

Maturana: Perché sostituiscono il desiderio di comprendere con il desiderio di avere ragione.

Quando compare la competizione come modo di convivere, l'umorismo diventa pericoloso.

La poesia diventa inutile.

La riflessione rallenta.

E allora nasce la ricerca della verità assoluta.


Io: Cioè vogliamo dimostrare che siamo migliori degli altri?

Maturana: Sì.

E quando accade questo non stiamo più vivendo nell'amore.

Stiamo vivendo nel confronto.


Io: Per questo chi si sente sempre nel giusto ride poco?

Maturana: Perché non può più ridere di sé.

E quando una persona non riesce più a ridere di sé, ha iniziato a difendere un'immagine.

Non sta più osservando il proprio vivere.

Lo sta proteggendo.


Io: E la vergogna?

Maturana: Anche la vergogna può essere preziosa.

Quando nasce dall'osservazione di ciò che facciamo, non ci umilia.

Ci restituisce a noi stessi.

Ci ricorda che possiamo imparare.


Io: Quindi il problema non è sbagliare.

Maturana: No.

Il problema è smettere di osservare.

Quando smettiamo di osservare, smettiamo anche di trasformarci.


Io: Molti dicono: "Non volevo farlo."

Maturana: Eppure lo hanno fatto.

Ogni azione conserva qualcosa che, in quel momento, la persona desidera conservare.

Anche quando afferma il contrario.

Non esiste un fare privo di un sentire che lo renda possibile.


Io: Quindi siamo sempre responsabili?

Maturana: Responsabili, sì.

Colpevoli, non necessariamente.

Responsabili significa riconoscere che ogni nostro agire nasce dai nostri desideri, dai nostri timori, dalle nostre preferenze.

Se vediamo questo, possiamo cambiare.

Se lo neghiamo, continueremo a ripetere gli stessi gesti.


Io: Allora la libertà nasce quando osservo ciò che desidero?

Maturana: Esatto.

La libertà non consiste nel fare qualsiasi cosa.

Consiste nel poter vedere il desiderio da cui nasce il proprio fare.

Solo allora puoi domandarti:

"È davvero questo che desidero conservare?"


Io: Alla fine di tutto il tuo libro continuo ad avere una sensazione strana.

È come se tutte le domande tornassero sempre verso di noi.

Maturana sorride.

Maturana: Perché è proprio così.

Noi cerchiamo risposte sul mondo.

Poi scopriamo che il mondo appare mentre lo osserviamo.

Cerchiamo il fondamento del conoscere.

Poi scopriamo che il fondamento siamo noi che conosciamo.

Alla fine comprendiamo qualcosa di sorprendente.


Io: Che cosa?

Maturana: Che noi siamo, contemporaneamente, la domanda, il cammino per rispondervi e la risposta.

E forse è proprio questo il tratto più profondamente umano del nostro vivere: continuare a domandarci come facciamo ciò che facciamo, senza perdere la capacità di sorridere di noi stessi mentre lo stiamo facendo.

 

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