Conversazione al bar con Humberto Maturana – L'unità dell'esistenza


 Conversazione al bar con Humberto Maturana – L'unità dell'esistenza

Il bar è silenzioso. La pioggia cade leggera oltre i vetri. Sul tavolo c'è L'Albero del Vivere, aperto sull'ultimo capitolo. Lo chiudo lentamente e rimango qualche istante a guardare Humberto Maturana.


Io: Humberto, ho l'impressione che questo capitolo raccolga tutto ciò che ci siamo detti finora.

Maturana: Anch'io lo vedo così.


Io: È come se tutti i fili si riunissero.


Maturana: Per mostrare un'unica trama.


Io: Il titolo parla di unità dell'esistenza.


Maturana: Sì.


Io: Ma, leggendo, mi sembra che tu stia parlando anche della non-esistenza.


Maturana (sorride): Per comprendere l'una dobbiamo attraversare l'altra.


Io: È proprio qui che mi perdo.


Maturana: Allora percorriamola insieme.


Io: Cominciamo da una frase che mi ha colpito.


Maturana: Quale?


Io: Tu dici che, mentre viviamo un'esperienza, non sappiamo ancora se un giorno la chiameremo percezione oppure illusione.


Maturana: Esattamente.


Io: Eppure, mentre la vivo, mi sembra assolutamente reale.


Maturana: Certo.


Io: Come è possibile?


Maturana: Perché il vivere viene prima del giudizio.


Io: Quindi l'esperienza è sempre valida mentre la vivo.


Maturana: Nel tuo vivere, sì.


Io: Solo dopo...


Maturana: ...potrai confrontarla con altre esperienze e dire:

"Mi ero sbagliato."

Oppure:

"Avevo visto bene."


Io: Quindi illusione e percezione non appartengono all'istante vissuto.


Maturana: Appartengono alla riflessione successiva.


(Resto qualche secondo in silenzio.)


Io: Questa idea cambia anche il significato della parola "realtà".


Maturana: Esattamente.


Io: Perché noi immaginiamo una realtà già pronta, indipendente da noi.


Maturana: Mentre ciò di cui possiamo parlare nasce sempre nel nostro distinguere.


Io: Tu non stai dicendo che il mondo non esiste.


Maturana: No.


Io: Stai dicendo che tutto ciò che possiamo conoscere emerge nell'atto con cui lo distinguiamo.


Maturana: È una distinzione fondamentale.


Io: E qui ritorna un'espressione che hai usato altre volte.


Maturana: Quale?


Io: Il "nulla-nulla".


Maturana: Sì.


Io: È un'espressione molto poetica.


Maturana: Ma non vuole essere mistica.


Io: Che cosa significa?


Maturana: Significa semplicemente questo.


Io: Ti ascolto.


Maturana: Prima che tu distingua qualcosa...


Io: Non posso parlarne.


Maturana: Esatto.


Io: E quando la distinguo...


Maturana: Quella cosa compare nel tuo vivere.


Io: Insieme a tutto il dominio che le dà significato.


Maturana: Proprio così.


Io: Quindi non compare mai soltanto un oggetto.


Maturana: Compare sempre anche la matrice relazionale nella quale quell'oggetto acquista senso.


Io: È come quando distinguo una parola.


Maturana: Continua.


Io: La parola da sola non significa nulla.


Maturana: Ha bisogno della lingua.


Io: Del contesto.


Maturana: Della conversazione.


Io: Allora ogni distinzione porta con sé un mondo.


Maturana: Esattamente.


(Il cameriere accende una lampada sul tavolo. La luce diventa più calda.)


Io: Tu dici anche una cosa molto sorprendente.


Maturana: Quale?


Io: Che il nostro vivere genera continuamente nuovi domini di esistenza.


Maturana: Sì.


Io: Come è possibile?


Maturana: Pensa a quando impari qualcosa che prima non sapevi vedere.


Io: Per esempio?


Maturana: Prima di leggere questo libro...


Io: Non vedevo l'unità organismo-nicchia.


Maturana: Adesso?


Io: La vedo ovunque.


Maturana: È nato un nuovo dominio di esistenza.


Io: Il mondo è cambiato?


Maturana: È cambiato il tuo vivere.


Io: E cambiando il mio vivere...


Maturana: È cambiato anche il mondo che vivi.


Io: Quindi il conoscere è creativo.


Maturana: Sempre.


Io: Non crea oggetti.


Maturana: Crea nuovi domini nei quali quegli oggetti possono esistere.


Io: È una differenza enorme.


Maturana: È il cuore di tutto il libro.


Io: Allora anche la realtà...


Maturana: Non è una.


Io: Ma molte.


Maturana: Moltissimi domini di realtà.


Io: Tutti legittimi?


Maturana: Tutti legittimi nel dominio nel quale sorgono.


Io: E l'oggettività?


Maturana: È uno dei criteri di validazione che utilizziamo.


Io: Non una proprietà del mondo.


Maturana: Esattamente.


Io: Quindi quando diciamo:

"Questa è la realtà."


Maturana: Stiamo già parlando da un particolare dominio di distinzione.


Io: Non esiste un punto di vista assoluto.


Maturana: Non per noi esseri umani.


(Fuori ha smesso di piovere. Sui vetri restano soltanto poche gocce illuminate dai lampioni.)


Io: Humberto, credo di aver capito una cosa.


Maturana: Dimmi.


Io: Per tutto il libro tu non hai cercato di spiegare il mondo.


Maturana: No.


Io: Hai cercato di spiegare come il mondo emerge nel nostro vivere.


Maturana: È esattamente ciò che volevo fare.


Io: E allora l'unità dell'esistenza non è un grande oggetto che contiene tutto.


Maturana: No.


Io: È l'unità del nostro operare come osservatori.


Maturana: Sì.


Io: Tutto ciò che possiamo conoscere nasce lì.


Maturana: Sempre.


Io: E forse è per questo che, leggendo il tuo libro, non mi sento davanti a una teoria.


Maturana: Ma?


Io: Mi sento invitato a osservare come sto osservando.


Maturana: Se questo è accaduto, allora il libro ha raggiunto il suo scopo.


(Il barista spegne alcune luci. È quasi l'ora di chiudere. Rimaniamo ancora un momento seduti in silenzio.)


Io: Humberto, se dovessi riassumere tutto L'Albero del Vivere con una sola frase, quale sceglieresti?


Maturana (chiude lentamente il libro e appoggia entrambe le mani sulla copertina): Direi questa: "Non viviamo dentro un mondo già fatto; vivendo, portiamo continuamente all'esistenza i mondi nei quali possiamo vivere." E ogni volta che distinguiamo qualcosa, non nasce soltanto quella cosa: nasce anche il dominio di relazioni che la rende comprensibile. Per questo il conoscere non ci allontana dal vivere. È il modo stesso in cui il vivere prende coscienza di sé.

 

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