Conversazione al bar con Humberto Maturana – Il vivere relazionale
Conversazione al bar con Humberto Maturana – Il vivere relazionale
Il bar è
tranquillo. Una ragazza mostra il cellulare all'amica dicendo: «Credimi, è
vero». L'altra la guarda e risponde: «Non ne sono convinta». Rimango ad
ascoltarle, poi mi volto verso Humberto Maturana.
Io: Humberto, una parola ritorna
continuamente nelle nostre conversazioni: sapere.
Maturana: Sì.
Io: Tutti diciamo continuamente:
"Io
so."
"Tu non
sai."
"Questo
è vero."
"Quello
è falso."
Ma che cosa
significa davvero sapere?
Maturana: Ti rispondo con una domanda.
Io: Dimmi.
Maturana: Quando dici "Lo so",
che cosa sta accadendo dentro di te?
Io: Penso di essere sicuro.
Maturana: Sicuro perché?
Io: Perché mi sembra evidente.
Maturana: Ed ecco il punto.
Io: Quale?
Maturana: Tu accetti quella conoscenza.
Io: Vuoi dire che il sapere nasce da
un'accettazione?
Maturana: Sì.
Io: Non da una verità assoluta?
Maturana: Dal tuo criterio di validazione.
Io: Ancora lui.
Maturana: Sempre lui.
Io: Quindi quando dico:
"So che
questa persona è sincera."
Maturana: Stai applicando un criterio.
Io: Quando dico:
"So che
questa teoria è corretta."
Maturana: Ancora un criterio.
Io: Quando dico:
"So che
Dio esiste."
Oppure:
"So che
Dio non esiste."
Maturana: Sempre un criterio di validazione.
(Rimango
qualche secondo in silenzio.)
Io: Questo vale anche nella scienza?
Maturana: Certamente.
Io: Pensavo che la scienza fosse
diversa.
Maturana: È diversa nei criteri.
Non nel
fatto di avere criteri.
Io: Quindi anche uno scienziato...
Maturana: Accetta come valida un'affermazione
perché soddisfa determinati criteri.
Io: Riproducibilità.
Maturana: Coerenza.
Io: Controllabilità.
Maturana: Esattamente.
Io: E un filosofo?
Maturana: Altri criteri.
Io: Un credente?
Maturana: Altri ancora.
Io: Ma nessuno parla da nessun luogo.
Maturana: Nessun osservatore osserva senza
osservare da qualche parte.
Io: Questo cambia completamente il
significato della parola "sapere".
Maturana: Lo rende umano.
Io: E quando diciamo che un'altra
persona sa qualcosa?
Maturana: Succede la stessa cosa.
Io: In che senso?
Maturana: Sei tu che riconosci come valido
ciò che quella persona dice.
Io: Perché soddisfa i miei criteri.
Maturana: Esattamente.
Io: Quindi anche quando attribuisco
competenza a qualcuno...
Maturana: Sto applicando un criterio di
validazione.
Io: Pensavo di descrivere una qualità
oggettiva.
Maturana: Stai descrivendo una relazione.
(Il
cameriere riempie lentamente i bicchieri d'acqua.)
Io: C'è però un'altra parola che usi
spesso: comprendere.
Maturana: È diversa dal sapere.
Io: In che modo?
Maturana: Comprendere significa vedere la
matrice dalla quale qualcosa nasce.
Io: Fammi un esempio.
Maturana: Se una persona ti urla contro...
Io: Posso sapere che sta urlando.
Maturana: Ma comprenderla significa vedere da
quale dominio relazionale nasce quel grido.
Io: Rabbia.
Maturana: Paura.
Io: Dolore.
Maturana: Vergogna.
Io: Quindi comprendere non significa
giustificare.
Maturana: No.
Io: Significa vedere.
Maturana: Vedere la matrice
sensoriale-operazionale-relazionale.
Io: La storia che rende possibile quel
comportamento.
Maturana: Esattamente.
Io: Allora posso sapere moltissime cose
senza comprenderle davvero.
Maturana: Succede molto spesso.
Io: Ed è forse il motivo per cui tante
discussioni non finiscono mai.
Maturana: Perché ognuno difende il proprio
sapere...
Io: ...senza cercare di comprendere il
dominio nel quale vive l'altro.
Maturana: Proprio così.
Io: Quindi il vivere relazionale nasce
qui.
Maturana: Dove?
Io: Nella disponibilità a vedere il
criterio dell'altro.
Maturana: Prima ancora del contenuto.
Io: Non significa dire che tutto vale.
Maturana: No.
Io: Significa capire perché l'altro
considera valido ciò che considera valido.
Maturana: Questa è comprensione.
(Guardo le
persone sedute ai tavoli vicini. Ognuno racconta qualcosa, ognuno ascolta
qualcuno.)
Io: Allora nessuna conversazione è
soltanto uno scambio di idee.
Maturana: È un incontro tra criteri di
validazione.
Io: Tra storie diverse.
Maturana: Tra modi differenti di abitare il
vivere.
Io: E il dialogo autentico nasce quando
smetto di chiedermi:
"Ha
ragione oppure torto?"
Maturana: E cominci a chiederti:
"Da
quale esperienza nasce ciò che sta dicendo?"
Io: Questa domanda rende possibile la
comprensione.
Maturana: E apre lo spazio della convivenza.
(Maturana
prende lentamente la tazzina del caffè, la osserva e sorride.)
Maturana: Vedi, Antonio, noi diciamo di
sapere quando qualcosa soddisfa i criteri che, spesso senza accorgercene,
guidano il nostro vedere e il nostro ascoltare. Ma comprendere è un passo
ulteriore: significa riconoscere la matrice relazionale nella quale quel sapere
acquista senso. Per questo il vivere umano è sempre un vivere relazionale.
Non esistono conoscenze sospese nel vuoto; esistono persone che, nel
linguaggio, costruiscono insieme mondi di significato. E forse la domanda più
feconda non è: "Chi ha ragione?", ma: "Quale modo di
vivere rende possibile ciò che questa persona sta dicendo?". In quella
domanda, più che nella risposta, comincia davvero l'incontro con l'altro.

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