Conversazione al bar con Humberto Maturana – Sentire, emozioni e fare

 


Conversazione al bar con Humberto Maturana – Sentire, emozioni e fare

Il bar è pieno. Un cameriere si muove con naturalezza tra i tavoli. Una bambina ride. Un uomo legge il giornale. Una coppia discute a bassa voce. Osservo la scena, poi guardo Humberto Maturana.


Io: Humberto, oggi mi sembra di vedere persone che fanno cose molto diverse.

Maturana: Davvero?


Io: Certo.


Maturana: Sei sicuro di vedere soltanto ciò che fanno?


Io: Cosa intendi?


Maturana: Prova a guardare ancora.


(Rimango qualche istante in silenzio.)


Io: Vedo che qualcuno sorride.


Maturana: Continua.


Io: Qualcuno parla.


Maturana: Ancora.


Io: Qualcuno sembra preoccupato.


Maturana: Adesso stai distinguendo qualcosa di diverso.


Io: Le emozioni.


Maturana: Esattamente.


Io: Ma io vedo davvero le emozioni?


Maturana: No.


Io: Allora che cosa vedo?


Maturana: Vedi delle condotte.


Io: E da quelle immagino un'emozione.


Maturana: Più precisamente, distingui un modo di vivere relazionalmente.


Io: Quindi l'emozione non è un oggetto nascosto dentro la persona.


Maturana: No.


Io: È un modo di stare nel vivere con gli altri.


Maturana: Esattamente.


(Il cameriere serve un caffè senza interrompere la conversazione.)


Io: Nel libro distingui tre parole.


Maturana: Quali?


Io: Sentire.


Maturana: Sì.


Io: Emozione.


Maturana: Sì.


Io: Fare.


Maturana: Sono inseparabili.


Io: Eppure tu dici che appartengono a domini differenti.


Maturana: Differenti, ma simultanei.


Io: Mi aiuti a distinguerli?


Maturana: Volentieri.


Io: Che cos'è il sentire?


Maturana: È l'intimità del vivere.


Io: Quella che nessuno può osservare direttamente.


Maturana: Esatto.


Io: È il luogo da cui nasce tutto il resto.


Maturana: Potremmo dirlo così.


Io: E il fare?


Maturana: È ciò che l'organismo realizza nel proprio vivere.


Io: Le azioni.


Maturana: Le coordinazioni delle azioni.


Io: Il comportamento.


Maturana: Sì.


Io: E l'emozione?


Maturana: È il modo relazionale nel quale quel fare prende forma.


Io: Fammi un esempio.


Maturana: Immagina due persone che pronunciano la stessa frase.


Io: "Buongiorno."


Maturana: Esattamente.


Io: Le parole sono identiche.


Maturana: Il fare è quasi lo stesso.


Io: Eppure una accoglie...


Maturana: ...e l'altra respinge.


Io: Cambia l'emozione.


Maturana: Cambia il dominio relazionale.


(Osservo due amici che si salutano ridendo davanti al bancone.)


Io: Allora le emozioni non sono semplicemente sentimenti interiori.


Maturana: No.


Io: Sono modi di convivere.


Maturana: Proprio così.


Io: E i sentimenti?


Maturana: Sono il sentire intimo dal quale quelle emozioni prendono forma.


Io: Quindi il sentire guida.


Maturana: L'emozione orienta.


Io: Il fare realizza.


Maturana: Hai colto la dinamica.


Io: Non sono tre fenomeni separati.


Maturana: Sono tre modi di descrivere lo stesso vivere.


(Resto qualche secondo a riflettere.)


Io: Questo cambia anche il modo di osservare gli altri.


Maturana: Certamente.


Io: Perché non posso più fermarmi al comportamento.


Maturana: No.


Io: Devo cercare di vedere il dominio relazionale nel quale quel comportamento acquista senso.


Maturana: Esattamente.


Io: E ancora più profondamente...


Maturana: Il sentire intimo che lo sostiene.


Io: Anche se non posso vederlo direttamente.


Maturana: Posso soltanto immaginarlo osservando la coerenza del vivere.


(Il bar si riempie di voci. Nessuno sembra fare caso alla nostra conversazione.)


Io: Tu dici anche che l'osservatore mette continuamente in relazione questi domini.


Maturana: È inevitabile.


Io: Che cosa significa?


Maturana: Tu non osservi eventi isolati.


Io: Costruisco connessioni.


Maturana: Correlazioni.


Io: Cerco una storia.


Maturana: Un'architettura.


Io: Un filo che unisca ciò che vedo.


Maturana: È così che nasce il senso.


Io: Quindi quando guardo una persona...


Maturana: Non distingui soltanto ciò che fa.


Io: Distinguo anche il modo in cui immagino che quel fare emerga.


Maturana: Esattamente.


Io: E questa architettura comprende anche me.


Maturana: Sempre.


Io: Perché anche io sto osservando da un determinato sentire.


Maturana: Non esiste osservazione senza osservatore.


Io: Né osservatore senza conversazione.


Maturana: Hai imparato bene.


(Guardo il bar. Prima vedevo persone sedute ai tavoli. Adesso vedo intrecci di conversazioni, emozioni, gesti, sorrisi, silenzi. Tutto sembra appartenere a un'unica trama.)


Io: Allora l'unità organismo-nicchia non è un'idea astratta.


Maturana: No.


Io: È questo bar.


Maturana: È questo momento.


Io: È il mio osservare.


Maturana: È il tuo vivere mentre osservi.


Io: E anche questa conversazione fa parte dell'architettura che sto cercando di comprendere.


Maturana: Non potrebbe essere altrimenti.


(Humberto prende lentamente la tazzina del caffè e sorride.)


Maturana: Vedi, Antonio, noi siamo abituati a separare il sentire, le emozioni e le azioni, come se fossero tre cose diverse. Ma nel vivere non accade così. Il sentire intimo apre il dominio relazionale nel quale emergono le emozioni, e le emozioni orientano il fare. L'osservatore distingue questi aspetti per comprenderli, ma nel vivere essi accadono insieme, come le note di una melodia che possiamo analizzare una per una senza mai perdere di vista la musica. E quando impariamo a vedere questa architettura dinamica, non osserviamo più semplicemente persone che agiscono: osserviamo modi di vivere che prendono forma nel continuo intrecciarsi del sentire, delle emozioni e del fare.

 

Commenti

Post popolari in questo blog

Oscar Farinetti - La fortuna di nascere in Italia.

Gli esami di Stato del 1976

MESCIU ANTONIU LETTERE MEJU CU LU TIENI COMU AMICU...