Conversazione al bar con Humberto Maturana – I domini di esistenza del vivere


 Conversazione al bar con Humberto Maturana – I domini di esistenza del vivere

Il bar è ancora immerso nella quiete del primo mattino. Sul tavolo c'è un tovagliolo sul quale ho disegnato tre cerchi che si intersecano. Humberto li osserva senza dire nulla. Poi sorride.


Io: Humberto, credo di essere arrivato al capitolo più difficile.

Maturana: Oppure al più semplice.


Io: Davvero?


Maturana: Dipende da dove lo guardi.


Io: Tu parli di diversi domini di esistenza del vivere.


Maturana: Sì.


Io: Perché non basta dire semplicemente che un organismo vive?


Maturana: Perché vivere non accade tutto nello stesso dominio.


Io: Spiegami.


Maturana: Quando distingui un essere vivente...


Io: Sì.


Maturana: Che cosa stai osservando?


Io: Un organismo.


Maturana: Soltanto?


Io: Direi di sì.


Maturana: Guarda meglio.


(Osservo il disegno dei tre cerchi.)


Io: Tu dici che quell'essere vivente vive contemporaneamente in almeno tre domini.


Maturana: Esattamente.


Io: Il primo è l'autopoiesi molecolare.


Maturana: Dove l'organismo produce continuamente sé stesso.


Io: Il secondo?


Maturana: L'organismo che interagisce con la propria nicchia ecologica.


Io: Il vivere concreto.


Maturana: Esatto.


Io: E il terzo?


Maturana: La storia.


Io: La storia?


Maturana: L'ontogenesi e la filogenesi dell'unità organismo-nicchia.


Io: Cioè tutto ciò che quell'organismo è diventato.


Maturana: E continua a diventare.


(Resto qualche secondo in silenzio.)


Io: Ma nell'essere umano ce n'è un quarto.


Maturana: Sì.


Io: Il linguaggio.


Maturana: Il conversare.


Io: L'osservare.


Maturana: Il dominio nel quale stiamo parlando adesso.


Io: Quindi noi viviamo contemporaneamente in quattro domini.


Maturana: Sempre.


Io: E nessuno di questi può essere ridotto agli altri.


Maturana: Esattamente.


Io: Questa frase è molto importante.


Maturana: È decisiva.


Io: Perché?


Maturana: Perché siamo stati educati a spiegare tutto riducendolo a un solo livello.


Io: Per esempio?


Maturana: C'è chi riduce tutto alle molecole.


Io: Sì.


Maturana: Altri riducono tutto alla psicologia.


Io: Oppure alla società.


Maturana: Oppure alla cultura.


Io: Tu invece dici che ogni dominio possiede le proprie coerenze.


Maturana: E nessuno esaurisce gli altri.


Io: Però sono intrecciati.


Maturana: Profondamente intrecciati.


Io: Senza essere deducibili.


Maturana: Esattamente.


(Il cameriere posa una brioche sul tavolo.)


Io: Tu fai un esempio biologico.


Maturana: Quello delle molecole.


Io: Alcune molecole prodotte in un punto del metabolismo...


Maturana: ...intervengono più tardi in un altro processo.


Io: Apparentemente indipendente.


Maturana: Apparentemente.


Io: Ma osservando la cellula come totalità...


Maturana: Tutto acquista coerenza.


Io: È come se ogni parte aspettasse le altre.


Maturana: Non aspetta.


Io: No?


Maturana: Si trasforma insieme alle altre.


Io: Bellissima differenza.


Maturana: È il vivere.


Io: Poi proponi un'immagine molto concreta.


Maturana: L'edificio.


Io: Mi è piaciuta moltissimo.


Maturana: Perché?


Io: Perché quando costruisci il primo piano...


Maturana: Non capisci ancora il significato del terzo.


Io: Eppure tutto diventerà coerente.


Maturana: Alla fine sì.


Io: Però c'è una differenza.


Maturana: Quale?


Io: L'edificio nasce da un progetto.


Maturana: Esatto.


Io: Il vivente invece no.


Maturana: Nasce dalla deriva naturale.


Io: Senza un architetto.


Maturana: Senza un progetto esterno.


(Fuori il sole comincia a illuminare la piazza.)


Io: Poi torni ancora sul dominio dell'osservare.


Maturana: Perché tutto converge lì.


Io: Tu dici che ogni volta che distinguiamo qualcosa...


Maturana: Portiamo all'esistenza anche il dominio nel quale quella cosa acquista senso.


Io: Quindi non nasce soltanto l'oggetto.


Maturana: Nasce anche il suo mondo.


Io: È incredibile quanto questa idea ritorni continuamente.


Maturana: Perché è il cuore dell'epistemologia.


Io: E il nulla-nulla?


Maturana: Rimane ciò di cui non possiamo parlare.


Io: Possiamo soltanto dire che ogni distinzione emerge da lì.


Maturana: Esattamente.


Io: Ma senza trasformarlo in una metafisica.


Maturana: Esatto.


Io: Tu insisti molto su questo punto.


Maturana: Perché non sto descrivendo il mondo.


Io: Stai descrivendo il conoscere.


Maturana: Sempre.


Io: C'è infine una frase che mi ha colpito.


Maturana: Quale?


Io: Tu dici che l'osservare è sempre cosciente.


Maturana: Sì.


Io: Ma tante cose ci accadono inconsciamente.


Maturana: Certamente.


Io: Allora come distingui osservazione e inconscio?


Maturana: L'inconscio accade.


Io: L'osservazione?


Maturana: Compare quando ti rendi conto di ciò che è accaduto.


Io: Quindi osservare significa sempre sapere di osservare.


Maturana: Esattamente.


Io: E se mi accorgo dopo?


Maturana: È la riflessione successiva che trasforma quell'esperienza in osservazione.


Io: Questa distinzione è molto sottile.


Maturana: Ma cambia completamente il modo di comprendere la coscienza.


(Il bar è ormai pieno di persone. Qualcuno legge il giornale, qualcuno parla, qualcuno guarda fuori dalla finestra.)


Io: Humberto, allora vivere significa abitare contemporaneamente molti mondi.


Maturana: Più precisamente, molti domini di esistenza.


Io: E la saggezza consiste forse nel non confonderli.


Maturana: Esattamente.


Io: Perché quando confondo i domini...


Maturana: Nascono pseudoproblemi.


Io: E quando riconosco ciascun dominio per ciò che è...


Maturana: Comincio a vedere l'unità del vivere.


Io: Un'unità che non elimina le differenze.


Maturana: Le rende comprensibili.


(Humberto prende il tovagliolo con i quattro cerchi che avevo disegnato. Con la penna traccia una linea che li attraversa tutti.)


Maturana: Vedi, Antonio, il vivente non abita un solo piano della realtà. Vive contemporaneamente nella sua autopoiesi, nel suo corpo, nella sua storia e, nel caso dell'essere umano, nel linguaggio e nella riflessione. Nessuno di questi domini spiega gli altri, ma tutti si illuminano reciprocamente. Per questo comprendere un essere vivente non significa ridurlo a una sola dimensione, ma imparare a muoversi tra domini differenti senza confonderli. La conoscenza più profonda nasce quando impariamo a vedere contemporaneamente l'unità e la distinzione.

 

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