Conversazione al bar con Humberto Maturana – Mondi: come abitiamo il nostro abitare?

 


Conversazione al bar con Humberto Maturana – Mondi: come abitiamo il nostro abitare?

Il bar è affollato. A un tavolo quattro ragazzi ridono fragorosamente. Poco più in là una coppia discute sottovoce. Un anziano legge il giornale in silenzio. Tutti condividono lo stesso spazio, ma sembrano abitare mondi diversi.

Guardo Humberto Maturana.


Io: Humberto, più leggo il tuo libro, più mi accorgo che tu usi spesso una parola.


Maturana: Quale?


Io: Abitare.


Maturana: È una parola importante.


Io: Perché non dici semplicemente "vivere"?


Maturana: Perché vivere significa sempre abitare un mondo.


Io: E quel mondo...


Maturana: Non è un luogo geografico.


Io: È una conversazione?


Maturana: È una rete di conversazioni.


(Guardo nuovamente il bar.)


Io: Allora quei ragazzi...


Maturana: Abitano un mondo.


Io: La coppia laggiù...


Maturana: Un altro.


Io: E l'uomo che legge il giornale?


Maturana: Un altro ancora.


Io: Pur essendo tutti nello stesso bar.


Maturana: Esattamente.


Io: Tu dici che viviamo dentro reti di coordinazioni consensuali.


Maturana: Di sentire, emozioni e fare.


Io: Non semplicemente di parole.


Maturana: Le parole sono soltanto una parte.


Io: Quello che davvero costruisce un mondo...


Maturana: È il modo in cui coordiniamo il vivere.


Io: Allora una conversazione non è uno scambio di frasi.


Maturana: È un modo di convivere.


(Il cameriere porta due caffè e ci sorride. Humberto ricambia il sorriso.)


Io: C'è una frase che mi ha colpito molto.


Maturana: Quale?


Io: Tu dici che il significato delle parole non è nelle parole.


Maturana: Sì.


Io: Confesso che la prima volta ho pensato fosse un paradosso.


Maturana: È soltanto un invito a osservare.


Io: Spiegamelo.


Maturana: Prendi una parola semplice.


Io: "Casa."


Maturana: Che cosa significa?


Io: Il luogo dove vivo.


Maturana: Per un rifugiato?


Io: Sarebbe qualcosa di molto diverso.


Maturana: Per un bambino?


Io: Ancora diverso.


Maturana: Per qualcuno che l'ha appena perduta?


(Rimango in silenzio.)


Io: La parola è la stessa.


Maturana: Ma il mondo che la genera è differente.


Io: Quindi il significato non sta nella parola.


Maturana: Sta nel vivere condiviso.


Io: Nella relazione.


Maturana: Nel conversare.


Io: Questa sarebbe la semantica?


Maturana: Esattamente.


Io: Non un dizionario.


Maturana: Una storia di convivenza.


(Osservo due bambini che giocano vicino all'ingresso.)


Io: Tu dici che le parole non trasportano significati.


Maturana: No.


Io: Allora che cosa trasmettono?


Maturana: Coordinano il convivere.


Io: E il significato nasce...


Maturana: Nel fluire della relazione.


Io: Questa idea cambia completamente il linguaggio.


Maturana: Lo restituisce alla vita.


(Fuori passa un gruppo di corridori.)


Io: Poi fai un esempio bellissimo.


Maturana: Quello del cervo?


Io: Sì.


Maturana: Due persone corrono.


Io: Il movimento è identico.


Maturana: Ma i mondi sono diversi.


Io: Una corre per portare il cibo alla famiglia.


Maturana: L'altra per arrivare prima dell'altro.


Io: Dal punto di vista motorio...


Maturana: È lo stesso correre.


Io: Dal punto di vista del vivere...


Maturana: Sono due mondi completamente differenti.


Io: Uno nasce dalla condivisione.


Maturana: L'altro dalla competizione.


Io: Quindi non è il gesto a cambiare.


Maturana: Cambia il dominio relazionale nel quale il gesto prende forma.


Io: È straordinario.


Maturana: È il vivere.


(Resto a osservare le persone nel bar.)


Io: Allora io non posso capire un comportamento guardando soltanto il comportamento.


Maturana: Devi comprendere il mondo nel quale nasce.


Io: Altrimenti interpreto male.


Maturana: Molto spesso.


Io: Questo vale anche per le relazioni.


Maturana: Soprattutto.


Io: Tu dici che quando compare un'incongruenza...


Maturana: Cambiano i sentire intimi.


Io: E allora?


Maturana: Inizia una ricerca.


Io: Di che cosa?


Maturana: Del benessere perduto.


Io: Questa ricerca può portare a una separazione.


Maturana: Oppure a una nuova conversazione.


Io: Cioè?


Maturana: A un nuovo mondo.


Io: Mi colpisce che tu dica proprio questo.


Maturana: Che cosa?


Io: Cambiare conversazione significa cambiare mondo.


Maturana: Esattamente.


(Il bar ormai è pieno di voci. Nessuna conversazione è uguale alle altre.)


Io: Alla fine del capitolo introduci una riflessione molto forte.


Maturana: Quella sull'Homo sapiens amans?


Io: Sì.


Maturana: Dimmi che cosa hai capito.


Io: Che i mondi umani possono continuare a esistere soltanto se il sentire fondamentale rimane l'amare.


Maturana: Proprio così.


Io: E se il sentire che guida il conversare diventa l'aggressività...


Maturana: Quei mondi si estinguono.


Io: Oppure l'arroganza.


Maturana: Lo stesso destino.


Io: Non perché qualcuno li distrugga.


Maturana: Ma perché perdono la coerenza che rende possibile il convivere.


Io: Quindi l'amore, nel tuo linguaggio, non è un sentimento romantico.


Maturana: No.


Io: È la condizione biologico-culturale che rende possibile la nascita dei mondi umani.


Maturana: Esattamente.


(Il barista abbassa lentamente le luci. Le conversazioni continuano, ma sembrano più raccolte. Rimaniamo qualche istante in silenzio.)


Io: Humberto, allora noi non abitiamo semplicemente una città, una casa o un Paese.


Maturana: No, Antonio.


Io: Abitiamo le conversazioni che sappiamo generare.


Maturana: E le conversazioni abitano noi.


Io: Per questo cambiare il modo di conversare significa cambiare il mondo.


Maturana (sorride mentre osserva le persone nel locale): Sì. I mondi nei quali viviamo non sono contenitori nei quali entriamo. Nascono ogni volta che coordiniamo il nostro sentire, le nostre emozioni e il nostro fare con gli altri. Le parole, da sole, non significano nulla; acquistano significato nella danza del convivere. E ogni nuova conversazione può diventare il seme di un nuovo mondo. Per questo la domanda più importante non è: "In quale mondo vivo?" ma: "Quali conversazioni sto coltivando, e quale mondo stanno facendo nascere?"

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