Oggi ascolto Ernia – DEDICA

 


Oggi ascolto Ernia – DEDICA

È di Milano!

Ernia, pseudonimo di Matteo Professione, è nato a Milano il 29 novembre 1993. Rapper, cantautore. Uno che quella città non deve farsela raccontare perché ci è cresciuto dentro.

E allora ascolto DEDICA e penso che sia una canzone su Milano, certo. Ma fino a un certo punto.

Perché Milano qui diventa qualcosa di più di Milano.

Diventa un modo di vivere.

Quello della competizione. Della possibilità da afferrare prima che la prenda un altro. Del traffico, dei vagoni verso il centro, delle occasioni perdute in un attimo e di quelle che bisogna riuscire a cogliere nell’attimo successivo.

La città che ti dice: muoviti.

Corri.

Dimostra.

Arriva.

E magari comprati pure qualcosa che faccia vedere agli altri che ce l’hai fatta.

Ernia non fa però il moralista. E questo mi piace.

Non dice: Milano è cattiva.

Anzi. La ama.

La vede come una vecchia amica e una madre severa. Arriva persino a pensare che il suo non avere pietà possa essere una forma di rispetto.

Perché quella città gli ha dato possibilità, sogni, sconfitte, paura di non essere all’altezza. Gli ha dato una misura con cui confrontarsi.

Ma poi arriva il ritornello.

Ed è lì che, secondo me, la canzone cambia.

Perché sotto le parole sento una domanda:

Matteo, ma questo modo di vivere ti piace?

Ti piace davvero correre?

Ti piace una vita trasformata in una gara?

Ti piace il lusso conquistato come se fossimo in guerra, una guerra nella quale non si fanno prigionieri perché ogni esitazione potrebbe significare che qualcun altro arriva prima di te?

E qui bisogna parlare della musica.

Perché DEDICA, nonostante a cantarla sia un rapper, è una canzone assolutamente melodica.

Melodica senza vergogna.

E mentre le parole raccontano palazzoni, traffico, occasioni da prendere al volo e una città che non aspetta nessuno, la musica mi porta da tutt’altra parte.

Io ci vedo praterie infinite.

Praterie verdi che non finiscono mai, con il cielo enorme sopra.

Vedo persone che sorridono, che si vengono incontro e si abbracciano.

Poi, già che ci siamo, arriva persino l’arcobaleno e si intromette nella scena senza che nessuno gli abbia chiesto il permesso.

E alla fine una cosa completamente esagerata, quasi infantile: una cascata di dolci alla panna.

Sì, proprio dolci alla panna.

Perché questa musica mi suggerisce dolcezza, apertura, spazio. È come se dicesse qualcosa di diverso dalla città che corre raccontata nelle strofe.

Le parole dicono Milano.

La musica dice: allarga lo sguardo.

Le parole raccontano la competizione.

La melodia sembra rispondere: ma siamo proprio sicuri che dobbiamo correre?

Ed ecco che arriva quella frase straordinaria:

domani è sempre domenica.

Capite?

Proprio Milano.

La città che nell’immaginario italiano non deve fermarsi mai, improvvisamente diventa domenica.

E nei musei guardiamo quella Milano fatta in plastica, piccolissima, dall’alto. Guardiamo le case e ci domandiamo chi ci abiti, quali vite ci siano là dentro, se siano davvero così fantastiche come immaginiamo.

Intanto il Milan gioca. La gente è a casa.

E noi?

Noi possiamo persino parlare con calma.

Quasi un’eresia.

Perché la frase che mi resta addosso è proprio questa scoperta: non stiamo correndo.

Ecco DEDICA.

Non è soltanto la dedica di Ernia alla sua Milano.

È una domanda rivolta a tutti noi.

Perché non bisogna vivere a Milano per vivere come la Milano raccontata dalla canzone.

Puoi stare a Lecce, a Bari, a Palermo, in un paese di cinquemila abitanti e scimmiottare perfettamente lo stesso modello.

Competere.

Apparire.

Avere successo.

Essere riconosciuto.

Avere più dell’altro.

Arrivare prima dell’altro.

E soprattutto dimostrare continuamente qualcosa a qualcuno.

Come se la vita avesse una classifica finale.

Come se alla fine arrivasse un signore con una coppa e dicesse: bravo, hai vinto tu.

Ma vinto che cosa?

È questa la domanda che mi lascia Ernia.

Non: sei riuscito?

Non: quanto hai guadagnato?

Non: dove sei arrivato?

Una domanda molto più semplice e, proprio per questo, molto più difficile:

MI PIACE QUESTO MODO DI VIVERE?

Perché possiamo passare una vita intera a cercare di vincere una partita senza esserci mai domandati se ci piace il gioco.

E magari un giorno scopriamo che non abbiamo bisogno di vincere Milano.

Possiamo uscire, fare un giro in macchina e guardarla quando non c’è nessuno.

E scoprire che, quando rimaniamo soli con lei, è magnifica.

E allora lasciamoli correre.

Io, per oggi, preferisco quelle praterie infinite, la gente che si abbraccia, l’arcobaleno che arriva senza essere stato invitato e, perché no, anche quella improbabile cascata di dolci alla panna.

E per oggi è tutto.

 

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