LA RIPIDA DISCESA DELLE CONFIDENZE
LA RIPIDA DISCESA DELLE CONFIDENZE
C’è il gossip, perché no?
Esiste da quando due esseri umani hanno scoperto che parlare di un terzo,
possibilmente assente, rende il pomeriggio più breve e il caffè più
interessante.
Le donne che conosco ne hanno fatto talvolta un’arte narrativa. Non
raccontano semplicemente un fatto: lo prendono per mano, gli mettono un vestito
nuovo e lo accompagnano attraverso case, cucine, telefonate e messaggi, finché
quel fatto non appartiene più a chi lo ha vissuto, ma a tutti quelli che lo
hanno raccontato.
«Come? Non lo sai?»
È così che comincia.
Con quattro parole innocenti capaci di spalancare una voragine.
E allora si precipita allegramente lungo la ripida discesa delle confidenze:
quella l’ha detto a questa, questa l’ha saputo dall’altra, l’altra giura di
averlo sentito da una che non mente mai, mentre un’altra ancora sostiene di
aver visto tutto con i propri occhi, benché quel giorno, a pensarci bene, si
trovasse da tutt’altra parte.
A un certo punto non importa più sapere che cosa sia realmente accaduto.
La verità è rimasta molto indietro, seduta da qualche parte ad aspettare,
mentre il racconto ha continuato il viaggio senza di lei.
E io oggi ci sono finito dentro.
Ascoltavo quelle storie intrecciarsi, moltiplicarsi, generare altre storie,
e ogni nome apriva una porta dietro la quale ce n’era un’altra, e poi un’altra
ancora. Mi sembrava di attraversare un paese nel quale tutti conoscevano tutti
e nessuno conosceva veramente nessuno.
Avrei potuto indignarmi per la frivolezza del gossip.
Avrei potuto invocare la discrezione, il rispetto, la sacralità delle vite
altrui.
Invece ridevo.
Ridevo perché, sotto quella montagna di «pare che», «mi hanno detto», «ma
non dirlo a nessuno», riconoscevo una cosa antichissima e tremendamente umana:
il nostro bisogno di raccontarci gli altri per sentirci, almeno per qualche
minuto, più vicini gli uni agli altri.
Ebbene sì.
Oggi ho fatto gossip.
E mi sono divertito un Mondo.

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