Oggi ascolto Alfa e Gigi D'Alessio, Genova e Napoli.


Oggi ascolto Alfa e Gigi D'Alessio, Genova e Napoli.

E mentre li ascolto mi accorgo che nella canzone entra, senza essere nominato, anche un terzo luogo: Rivabella.

Genova mi è cara perché ha accolto mia figlia.

Da quando Sara è lì, Genova non è più soltanto una città sulla carta geografica. È diventata un luogo del mio vivere. Succede così con i figli: vanno da qualche parte e, senza saperlo, si portano dietro un pezzo di noi.

Non conosco i suoi vicoli come li conosce chi ci è nato. Non ho consumato scarpe sulle sue salite. Eppure oggi, se penso a Genova, penso a mia figlia.

Napoli, invece, mi arriva da una storia che appartiene alla famiglia di mia moglie.

Suo zio partì per il militare a sedici anni.

Sedici.

Dovremmo fermarci ogni tanto davanti ai numeri, perché dietro un numero può esserci un mondo. A sedici anni oggi sei quasi ancora un bambino. Lui partì, fece i suoi giri e un giorno arrivò a Napoli.

E Napoli gli fece qualcosa.

Mi racconta che capì che da lì non se ne sarebbe più andato.

Non se n'è andato davvero.

Oggi ha più di novant'anni ed è ancora lì.

Quasi una vita intera trascorsa dentro una decisione presa da ragazzo.

Mi piace pensare che quel giorno non abbia scelto Napoli. Che sia accaduto il contrario: Napoli scelse lui.

Poi c'è Rivabella.

La mia Rivabella.

Ed ecco che ascoltando Genova e Napoli la geografia smette di essere geografia.

Diventa biografia.

Genova è mia figlia.

Napoli è quel ragazzo di sedici anni diventato un uomo di più di novanta.

Rivabella sono io.

E tra noi c'è il mare.

Quel grande lago salato che continuiamo a dividere sulle carte mentre lui, da milioni di anni, se ne infischia delle nostre divisioni.

Il mare non sa dove finisce Genova e dove comincia Napoli.

Non sa dove comincia il Salento.

Non conosce Liguria, Campania, Puglia.

Siamo stati noi a inventare quei nomi.

Lui conosce soltanto il movimento.

Va e viene.

Arriva e riparte.

Proprio come facciamo noi.

Così mentre ascolto Alfa e Gigi D'Alessio comincio a viaggiare senza muovermi.

Entro nei vicoli di Genova senza averli mai percorsi davvero. Scendo verso il porto. Poi sono a Napoli, tra balconi, voci, panni stesi, motorini e improvvise aperture sul blu.

E infine torno qui.

A Rivabella.

Guardo il mare e penso che, in qualche modo, quell'acqua arriva anche davanti a mia figlia.

E arriva davanti a quell'uomo che più di settant'anni fa giunse a Napoli e decise che il suo viaggio poteva fermarsi lì.

È una cosa semplicissima.

Eppure mi dà i brividi.

Perché forse noi passiamo la vita a cercare ciò che tiene insieme le cose: le persone che partono e quelle che restano, i figli e i genitori, ciò che eravamo e ciò che siamo diventati.

Poi basta una canzone.

Basta guardare il mare.

E accorgersi che forse non c'era niente da mettere insieme.

Era già tutto unito.

Genova.

Napoli.

Rivabella.

Mia figlia.

Un ragazzo partito a sedici anni.

Un uomo che oggi ne ha più di novanta.

E io, qui, ad ascoltare una canzone e a guardare questo immenso lago salato.

Per oggi è tutto.

 

 

Commenti

Post popolari in questo blog

Gli esami di Stato del 1976

MESCIU ANTONIU LETTERE MEJU CU LU TIENI COMU AMICU...

Il gioco coi boccioli di papavero comune o rosolaccio (Papaver rhoeas L.)