La bisaccia degli altri: quando la politica giudica le intenzioni invece di confrontare i fatti
La bisaccia degli altri: quando la politica giudica le
intenzioni invece di confrontare i fatti
Anche il
commento di Alberto Alfieri è molto interessante da inserire
nell’analisi, perché introduce un’operazione diversa: non difende direttamente
l’amministrazione confutando le accuse, ma sposta l’osservazione dagli
amministratori a coloro che li criticano.
Il primo passaggio: «Ma brucia il sedere…?»
Alfieri
domanda:
«Ma brucia
il sedere per le loro carriere o per quanto si sia realizzato a San Cesario
cambiandone aspetto?»
La forma è
interrogativa, ma contiene già una spiegazione possibile dello stato emotivo
degli avversari: la loro critica deriverebbe dal risentimento.
Epistemologicamente
possiamo osservare le critiche espresse da Greco, Cantiere Democratico, San
Cesario per tutti ecc.; non possiamo però osservare direttamente che a produrle
sia l'invidia per le carriere o per i risultati dell'amministrazione.
È lo stesso
meccanismo che abbiamo incontrato dall'altra parte.
Quando
qualcuno dice:
«Distante
agisce per ambizione personale»,
attribuisce
un'intenzione a Distante.
Quando
Alfieri replica sostanzialmente:
«lo
criticate perché vi bruciano le sue carriere o i risultati ottenuti»,
attribuisce
un'emozione ai critici.
Cambia
l'oggetto dell'attribuzione, non cambia l'operazione epistemologica.
«Quanto si sia realizzato» introduce però una
questione verificabile
Questa parte
è molto più interessante:
«quanto si
sia realizzato a San Cesario cambiandone aspetto».
Qui esiste
la possibilità di uscire dalla disputa sulle intenzioni.
Se qualcuno
sostiene che l'amministrazione abbia trasformato positivamente San Cesario,
possiamo domandare:
Che cosa è
stato realizzato? Con quali risorse? In quali tempi? Quali opere erano già
programmate o finanziate? Quali sono state iniziate e concluse dall'attuale
amministrazione? Quali risultati hanno prodotto?
Analogamente,
se l'opposizione parla di «paese allo sbando», «campi da padel nati distrutti»,
«oneri non incassati» o cattiva gestione di determinati beni, possiamo
sottoporre anche queste affermazioni alla verifica.
Finalmente
potremmo confrontare descrizioni documentabili, anziché intenzioni
attribuite.
«Si può essere solo ipocriti»
Con il
secondo commento Alfieri compie però un salto:
«Si può
essere solo ipocriti».
Epistemologicamente
quando diciamo «può essere solo X», eliminiamo preventivamente le
spiegazioni alternative.
Il critico
non potrebbe essere, per esempio, sinceramente convinto che l'amministrazione
abbia operato male.
Deve essere
ipocrita.
Ed ecco
nuovamente la chiusura:
io non
osservo soltanto ciò che dici → so perché lo dici → so addirittura che non
credi veramente a ciò che dici.
Ma proprio
secondo la distinzione che abbiamo appena fatto tra errore e menzogna,
chiamare qualcuno «ipocrita» richiede qualcosa di più.
Bisognerebbe
poter sostenere che quella persona professa consapevolmente principi che
essa stessa non segue.
«Chi non ha mai avuto ambizioni politiche?»
Qui Alfieri
introduce invece una distinzione utile.
Avere ambizioni
politiche non dimostra affatto, da solo, che si stia utilizzando la cosa
pubblica per interesse personale.
Un sindaco
può legittimamente desiderare di diventare consigliere regionale, parlamentare
o assumere un altro incarico.
Il problema
politico non è necessariamente:
Hai
ambizioni?
La domanda
pertinente è:
Nel
perseguire quelle ambizioni continui a conservare il progetto e gli obblighi
per i quali hai ricevuto il mandato, oppure li subordini alla tua carriera
personale?
È una
differenza fondamentale.
L'ambizione
personale e il servizio alla comunità possono coesistere.
La
contraddizione nasce quando il secondo diventa strumento della prima.
E questo
deve essere dimostrato attraverso comportamenti, decisioni e atti, non dedotto
semplicemente dal fatto che qualcuno abbia una carriera politica.
«Chi non ha chiesto aiuto
[...] per un posto di lavoro»
Questa è
invece un'affermazione particolarmente delicata.
Se Alfieri
sostiene che alcuni degli attuali critici abbiano in passato chiesto a una
determinata persona politica «aiuto [...] per un posto di lavoro», sta
introducendo un fatto verificabile.
Occorrerebbe
sapere chi, quando, che cosa abbia chiesto e che cosa significhi precisamente
«aiuto».
Ma anche
supponendo che fosse tutto documentato, rimarrebbe un problema logico.
Se Tizio
oggi sostiene:
«l'amministratore
X utilizza la politica per interessi personali»
e Alfieri
dimostrasse che Tizio, anni prima, aveva chiesto una raccomandazione, avremmo
eventualmente dimostrato l'incoerenza di Tizio.
Non avremmo
ancora dimostrato che:
«l'amministratore
X non utilizza la politica per interessi personali».
Sono due
proposizioni indipendenti.
È la
classica deviazione tu quoque: invece di verificare l'affermazione, si
sottopone a giudizio chi l'ha pronunciata.
Ed ecco le due bisacce
Alfieri
chiude richiamando la celebre favola delle due bisacce:
«Giove pose
addosso a noi due bisacce: quella dei vizi altrui davanti, quella dei propri
dietro dove è difficile guardarci».
La metafora
è perfettamente pertinente alla discussione.
Gli uomini
vedono facilmente i difetti altrui e difficilmente i propri.
Ma
epistemologicamente accade qualcosa di affascinante:
la favola
vale necessariamente anche per chi la cita.
Alfieri la
utilizza per invitare i critici dell'amministrazione a guardare i propri
difetti.
Ma
l'osservatore di secondo ordine domanda:
E Alberto
Alfieri riesce a vedere la propria bisaccia posteriore mentre indica quella
degli altri?
E
immediatamente dopo:
E io che sto
analizzando Alfieri riesco a vedere la mia?
E ancora:
E Antonio
Bruno, mentre osserva tutti questi osservatori, riesce a vedere le distinzioni
attraverso le quali sta costruendo la propria osservazione?
Qui
arriviamo davvero a Maturana.
Non esiste una posizione privilegiata fuori dalla
conversazione
La favola
delle bisacce potrebbe quasi diventare una metafora dell'osservatore
maturaniano.
Distante
osserva Zizza e la maggioranza.
Zizza
osserva Distante.
Cantiere
Democratico osserva entrambi.
Greco
osserva l'amministrazione.
San Cesario
per tutti osserva amministratori e maggioranza.
Alfieri
osserva coloro che osservano l'amministrazione.
E noi adesso
osserviamo Alfieri mentre osserva gli altri.
Nessuno però
dispone di un balcone epistemologico dal quale contemplare la realtà così
com'è indipendentemente dall'osservatore.
Ciascuno
opera distinzioni.
E questo modifica anche la nostra domanda su errore e
menzogna
Poco fa ci
chiedevamo: chi chiede il voto per un progetto collettivo e poi utilizza il
mandato per la propria carriera ha sbagliato o ha ingannato?
Alfieri
introduce involontariamente una terza domanda:
E chi
formula questa accusa è certo di conoscere le intenzioni dell'amministratore
oppure sta osservando la bisaccia davanti a sé senza poter vedere la propria?
La risposta
epistemologicamente rigorosa rimane la stessa.
Non posso
sapere dalle sole azioni esteriori se nel 2022 qualcuno fosse sincero oppure
stesse deliberatamente ingannando gli elettori.
Ma posso
fare qualcosa di molto più concreto: confrontare ciò che aveva dichiarato di
voler fare con ciò che ha effettivamente fatto.
Ed è qui
che, a mio avviso, questa polemica potrebbe diventare davvero interessante.
Non:
«Voi siete
carrieristi.»
contro
«Voi siete invidiosi e ipocriti.»
Ma:
Che cosa era
stato promesso nel 2022? Che cosa è stato realizzato entro il 2026? Che cosa
non è stato realizzato? Quali decisioni sono state assunte? Quali risultati
sono documentabili?
A quel punto
abbandoneremmo almeno in parte la guerra delle intenzioni e passeremmo alla verifica
delle proposizioni.
E la frase
delle due bisacce potrebbe diventare una regola comune, non un'arma contro
l'avversario:
prima di
spiegare perché l'altro fa quello che fa, mi accorgo che quella spiegazione la
sto producendo io.
Non
significa rinunciare al giudizio politico. Significa renderlo più difficile
da confutare, perché fondato sui fatti osservabili anziché sulla pretesa di
conoscere la mente dell'altro.


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