Mercoledì 10 settembre 2026

 


Mercoledì 10 settembre 2026

Settembre ha una luce che non pretende più nulla dall’estate.
Arriva obliqua sulle cose, le sfiora e sembra dire: va bene così.

Anche questo mercoledì è arrivato senza chiedermi che cosa ne farò.

Per tanto tempo ho creduto che i giorni fossero stanze da riempire: impegni, persone, parole, risultati. Che una giornata vuota fosse quasi una giornata perduta.

Stamattina, invece, mi accorgo.

Mi accorgo della luce, dei rumori che entrano dalla finestra, di un pensiero che arriva da molto lontano e di un altro che corre avanti, verso qualcosa che ancora non esiste.

Non li fermo.

Il passato passa da qui con le sue fotografie.
Il futuro con le sue ipotesi.
Il presente non li caccia: li contiene.

E io sono qui.

Non devo necessariamente capire perché un ricordo sia tornato proprio adesso, né dove voglia condurmi un pensiero. Posso accorgermene e basta.

È sorprendente quanto diventi largo un giorno quando smettiamo di interrogarlo continuamente.

Forse la vita non chiede sempre di essere aggiustata.
Forse qualche volta desidera soltanto essere vissuta.

Un rumore.
Una voce.
Il sapore del caffè.
Una preoccupazione che compare.
Un'immagine di ieri.
Un desiderio di domani.

Tutto accade nello stesso luogo misterioso che chiamo «adesso».

E allora questo mercoledì 10 settembre non deve diventare memorabile.

Può essere semplicemente ciò che è.

Un giorno di settembre.

Io dentro il giorno.

E, ogni tanto, quasi senza dirlo:

mi accorgo.

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