LEQUILE, IL FUOCO CHE CONTINUA SOTTO LA PLASTICA
Alle ore 18 circa del 1° settembre l’incendio non può ancora essere
definito spento, perché persistono focolai interni e continuano
smassamento, spegnimento e bonifica.
LEQUILE, IL FUOCO CHE CONTINUA SOTTO LA PLASTICA
C’è una differenza importante tra dire che un incendio è sotto
controllo e dire che è spento.
A Lequile, questa sera, quella differenza conta.
L’incendio divampato sabato 29 agosto nell’impianto Ecotecnica non
risulta ancora completamente spento. A quattro giorni dall’inizio del
rogo, i Vigili del Fuoco sono ancora al lavoro per completare le operazioni di
spegnimento e bonifica.
Le grandi fiamme che abbiamo visto nelle prime ore possono non essere più
quelle di allora. Ma il fuoco ha imparato a nascondersi.
Il calore sviluppato dall’incendio ha infatti interessato le enormi masse di
materiale plastico stoccato. Le balle si sono fuse e deformate, creando
accumuli sotto i quali continuano a trovarsi focolai interni e
materiale incandescente difficilmente raggiungibile.
Ed è forse questa l’immagine che meglio racconta ciò che sta accadendo: il
fuoco che non si vede più come prima, ma continua a vivere sotto la superficie.
Per questo i Vigili del Fuoco, con l'ausilio di pale e mezzi meccanici,
stanno effettuando un lavoro lento e complesso: smassano i cumuli, li
aprono, separano il materiale e raggiungono progressivamente le parti ancora
incandescenti per poterle raffreddare e spegnere.
E intanto continua il fumo.
Una colonna che cambia direzione insieme al vento e che può interessare, di
volta in volta, i centri abitati circostanti. È anche per questo che prosegue
il monitoraggio ambientale dell’ARPA.
Oggi, 1° settembre, alle 16.30, il Centro Coordinamento Soccorsi si è
riunito nuovamente in Prefettura a Lecce.
E il problema, inevitabilmente, si è allargato.
Non riguarda più soltanto ciò che è accaduto dentro il perimetro
dell’impianto di Lequile, ma la sicurezza dell'intero sistema.
Il Prefetto ha chiesto ai Comuni e ai gestori degli impianti di stoccaggio
dei rifiuti di trasmettere i relativi piani di emergenza e ha disposto un
rafforzamento dell’attenzione sui sistemi di sicurezza, videosorveglianza e
guardiania.
Per conoscere con maggiore precisione le conseguenze ambientali bisognerà
attendere il quadro completo delle analisi effettuate da ARPA Puglia. Un nuovo
incontro in Prefettura è previsto per venerdì 4 settembre.
Nel frattempo rimangono le indicazioni precauzionali rivolte alla
popolazione delle aree interessate dalle ricadute dei fumi, compresa
l'attenzione nel consumo e nel lavaggio di frutta e verdura.
E cominciano a manifestarsi anche le conseguenze sul ciclo dei rifiuti, con
difficoltà nella raccolta della plastica in diversi Comuni della provincia.
Ma c’è qualcosa che questa storia dovrebbe insegnarci già adesso.
Un incendio non termina quando scompare dalle fotografie.
Non termina quando le fiamme diventano più basse.
E neppure quando possiamo finalmente scrivere le rassicuranti parole «situazione
sotto controllo».
Termina quando viene spento l’ultimo focolaio, quando è conclusa la bonifica
e quando sappiamo che cosa quel fumo abbia disperso nell’ambiente.
Poi comincia un altro lavoro.
Quello delle domande.
Come è potuto accadere? Le misure di prevenzione erano adeguate? I
quantitativi e le modalità di stoccaggio erano compatibili con la sicurezza? I
piani di emergenza erano aggiornati? I controlli erano sufficienti? E
soprattutto: che cosa cambieremo perché non accada nuovamente?
Perché le emergenze hanno uno strano destino.
Quando arrivano, tutti guardano il fuoco.
Quando finiscono, quasi tutti guardano altrove.
A Lequile, invece, sarà proprio quando l’ultimo filo di fumo sarà
scomparso che dovremo cominciare a guardare meglio.

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