«Mi piace perdermi con te, non perdermi in te. E dopo esserci ritrovati insieme, mi piace che tu continui a essere tu e io continui a essere io.»
«Mi piace perdermi con te, non perdermi in te. E dopo
esserci ritrovati insieme, mi piace che tu continui a essere tu e io continui a
essere io.»
(Antonio Bruno Pietro)
“Forse l'amore che intendo io è come,
sapete come quando fai l'amore...e mentre lo facciamo mi dimentico di tutte le
stronzate, ci siamo soltanto io e lei...in quel momento, eh sì, io sento che mi
perdo in lei e sento che anche lei si perde dentro di me...e cazzo siamo, sono
due che si perdono insieme.”
(dal film Don Jon di Joseph
Gordon-Levitt. Con Joseph Gordon-Levitt, Scarlett Johansson, Julianne Moore,
Brie Larson)
"Mi accorgo che correndo verso Y
ciò che desidero non è trovare Y al termine della mia corsa: voglio che sia Y a
correre verso di me, è questa la risposta di cui ho bisogno, cioè ho bisogno
che lei sappia che io sto correndo verso di lei ma nello stesso tempo ho
bisogno di sapere che lei sta correndo verso di me."
(Italo Calvino, "Gli amori
difficili".)
La reciprocità nel modo di vivere descritto
da Italo Calvino e Joseph Gordon-Levitt a mio avviso è un modo di vita che mi
piace quando scambio carezze, baci, con la persona che amo, quando facciamo l’amore.
Ma poi ognuno deve essere se stesso, autonomo, libero, diverso.
La reciprocità è un modo di vivere che mi piace, soprattutto
quando penso alla persona che amo.
Mi piace quando ci cerchiamo, quando ci scambiamo carezze e
baci, quando facciamo l’amore. In quei momenti comprendo bene quel «perdersi
insieme» di cui parla *Don Jon*: per un momento posso dimenticare tutto il
resto, esserci soltanto io e lei, sentire che mi perdo in lei e che lei si
perde in me.
Ma ciò che mi piace è proprio questo: **perderci insieme**,
non perdere me stesso nell’altra persona e non chiedere all’altra persona di
perdere se stessa in me.
Riconosco qualcosa di simile anche nelle parole di Italo
Calvino. Io corro verso Y, ma ciò che desidero non è semplicemente
raggiungerla. Mi piace accorgermi che anche lei corre verso di me. Io desidero
lei e lei desidera me. Io mi muovo verso di lei e lei, liberamente, si muove
verso di me.
È questa la reciprocità che mi piace.
Non significa, però, che tutto debba essere reciproco in
ogni momento, quasi fosse una contabilità dell’amore: io ti do questo e tu devi
restituirmelo. Non voglio vivere così.
Dopo l’incontro, dopo l’abbraccio, dopo i baci, dopo aver
fatto l’amore, io voglio continuare a essere me stesso e voglio che lei
continui a essere se stessa.
**Io sono io. Lei è lei.**
Possiamo essere diversi. Possiamo avere desideri, pensieri,
interessi, sensibilità e modi di vivere differenti. Non ho bisogno che lei
diventi come me per sentirmi amato, e non voglio diventare come lei per
dimostrarle che la amo.
Posso andare verso di lei senza possederla. Posso desiderare
che venga verso di me senza obbligarla a farlo. Posso essere felice della
reciprocità quando accade senza trasformarla in una pretesa.
Ed è forse questa la cosa che più mi piace: **incontrarci
profondamente senza doverci confondere per sempre**.
Posso perdermi con lei senza perdermi in lei.
E quando quel momento finisce, lei può tornare pienamente a
essere lei e io pienamente a essere io: autonomi, liberi, differenti.
Poi, quando entrambi lo desideriamo, possiamo correre ancora
una volta l’uno verso l’altra.
Non perché dobbiamo.
Perché ci piace.

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