Quando Laura incontra Raf, e una canzone torna a essere di tutti
Quando Laura incontra Raf, e
una canzone torna a essere di tutti
Laura
Pausini “incontra” Raf nel nuovo singolo. E forse ci ricorda una cosa molto
semplice: le canzoni non appartengono soltanto a chi le scrive. Appartengono
anche a chi le canta. E, soprattutto, a chi le vive.
Il 4
settembre Laura Pausini ha rimesso in circolo una canzone che arriva da
lontano: “Siamo soli nell’immenso vuoto che c’è”.
Lontano,
poi, mica tanto.
Era il 1991.
Raf la
cantava in un’Italia che sembra appartenere a un’altra epoca. La canzone era
stata scritta da lui, Raffaele Riefoli, insieme a Beppe Dati. Trentacinque anni
dopo Laura Pausini l'ha ripresa e Paolo Carta l'ha rivestita con un nuovo
arrangiamento.
È una cover.
E a me
questa parola piace.
Perché io
nel 1991 Raf non lo ascoltavo poi tanto. Non rientrava fra i cantanti della
musica che preferivo. Capita. La musica non è una classifica oggettiva: ci sono
artisti che incontriamo a vent'anni, altri a quaranta, altri ancora quando
ormai abbiamo i capelli bianchi.
E ci sono
canzoni che devono aspettarci.
Questa,
evidentemente, mi aspettava.
Oggi la voce
di Laura Pausini me l'ha riportata davanti e improvvisamente ho sentito la bellezza.
Non la
nostalgia. È diverso.
La nostalgia
dice: «Quanto era bello allora».
La bellezza
dice: «È bello adesso».
Ed è qui che
comincia il discorso sulle cover.
Perché cover
è quella di Laura Pausini, ma cover è anche quella che canto io. Quella che
canti tu sotto la doccia. Quella che canta un ragazzo con la chitarra davanti a
quattro amici. Quella che una signora intona mentre prepara il pranzo. Quella
che un pensionato registra col telefonino e mette sui social raccogliendo
magari ventisette visualizzazioni, comprese quelle dei parenti.
Che cosa sta
facendo tutta questa gente?
Sta rubando
una canzone?
Io credo
esattamente il contrario.
La sta
tenendo viva.
Ed è per
questo che continuo a trovare singolare una certa diffidenza dell'industria
discografica verso le cover amatoriali pubblicate sui social. Naturalmente
esistono diritti d'autore, diritti editoriali, diritti sulle registrazioni e
regole delle piattaforme. Ed è giusto che chi crea musica venga remunerato.
Ma dopo aver
protetto il diritto economico dovremmo ricordarci di proteggere anche una cosa
più difficile da mettere a bilancio: la circolazione affettiva della musica.
Una canzone
che nessuno canta più è davvero un grande patrimonio?
Io vorrei
quasi il contrario.
Vorrei
vedere le case discografiche andare nelle piazze con le basi musicali, come
faceva Fiorello con il karaoke, e dire alla gente:
«Avanti.
Adesso cantala tu.»
Stonato?
Pazienza.
Hai sbagliato
l'attacco? Ricominciamo.
Sei andato
fuori tempo? Chi se ne importa.
Perché
mentre quell'uomo canta Raf, Battisti, Pausini, Fossati o De André accade una
cosa straordinaria: una composizione depositata, registrata, commercializzata e
conservata negli archivi torna a essere quello che probabilmente era
all'origine.
Una canzone.
Cioè
qualcuno che canta e qualcun altro che ascolta.
Laura
Pausini, del resto, ha raccontato che il primo concerto della sua vita fu
proprio quello di Raf. Trentacinque anni dopo prende una sua canzone e la porta
dentro la propria voce.
Pensate che
meraviglioso giro.
Una ragazza
ascolta un cantante.
Quella
ragazza diventa una cantante.
E un giorno
restituisce al cantante la sua stessa canzone, trasformata dal tempo trascorso
fra loro.
Forse è
questo che chiamiamo tradizione senza rendercene conto.
Non
conservare una cosa sotto vetro.
Passarsela
di mano in mano.
E allora sì,
“Siamo soli nell’immenso vuoto che c’è”.
Ma forse
siamo un po' meno soli proprio quando qualcuno comincia a cantare una canzone
che conosciamo e, senza che nessuno ce lo chieda, ci mettiamo a cantarla anche
noi.
Io almeno
faccio così.
Perché una
canzone sarà pure di chi l'ha scritta.
Ma nel
momento preciso in cui la canto, per quei tre minuti, diventa anche mia.
E se poi la
canti anche tu, diventa nostra.
Forse
l'industria musicale dovrebbe preoccuparsi meno di questo miracolo.
E
cominciare, invece, a festeggiarlo.
Il singolo è
uscito il 4 settembre 2026; l’originale di Raf è del 1991,
scritto da Raffaele Riefoli e Beppe Dati. La versione di Laura Pausini è
arrangiata da Paolo Carta ed entra nella versione digitale di Io
canto 2. Pausini ha anche raccontato un particolare significativo: il
primo concerto della sua vita fu proprio quello di Raf. (RaiNews)

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