Oggi ascolto SERA – NUDO

 


Oggi ascolto SERA – NUDO

Ci sono parole che usiamo così spesso da dimenticare quanto siano importanti. Una di queste è nudo.

SERA ne ha fatto una canzone.

Dietro lo pseudonimo di SERA c’è Francesco Perciballi, giovane cantautore e pianista romano, nato nel 2004. Nudo, scritto da Francesco Perciballi e Giuseppe Greco e pubblicato nel luglio del 2026, appartiene a quel nuovo pop italiano capace di mettere insieme malinconia ed energia, confessione e ritmo.

Ma io, ascoltandolo, sono rimasto fermo proprio su quella parola: nudo.

Perché è l’amore, alla fine, il filo che unisce tutto. La vita, il lavoro, le persone, gli incontri che restano e perfino quelli che sembrano finiti e invece continuano ad abitare da qualche parte dentro di noi.

Per fare l’amore bisogna essere nudi. Certo.

Ma non basta togliersi i vestiti.

Anzi, forse i vestiti sono la cosa più semplice da togliere.

Non siamo nati con i vestiti. Ce li hanno messi dopo. Siamo venuti al mondo nudi e, soprattutto, siamo venuti al mondo fidandoci.

Un bambino appena nato non presenta una domanda in carta bollata per ottenere l'amore della madre. Non domanda se merita di essere nutrito. Non controlla se il padre sarà abbastanza affidabile. Non costruisce una strategia per essere preso in braccio.

Nasce.

Ed è già dentro una relazione.

La mamma ci ama, ci nutre, ci protegge. I parenti arrivano, ci guardano, ci prendono in braccio. E papà, persino lui magari impacciato davanti a quella creatura minuscola, entra in quel cerchio.

All'inizio della vita c'è una nudità che non è soltanto del corpo.

È fiducia.

Poi cresciamo.

E cominciano i vestiti.

Non soltanto quelli comprati nei negozi. Arrivano quelli invisibili: il ruolo, il mestiere, il successo, la paura di essere giudicati, il bisogno di essere riconosciuti, le delusioni, le precauzioni, le frasi che non diciamo più perché una volta le abbiamo dette e qualcuno ci ha fatto male.

Ci vestiamo per vivere.

Qualche volta ci vestiamo così tanto che non ricordiamo più come eravamo da nudi.

Per questo mi sorprende che un ragazzo nato nel 2004 venga a raccontarmi una storia così travolgente e avvolgente. Uno pensa: è giovane, che cosa potrà mai sapere di tutte queste cose?

Errore.

Non bisogna avere settant'anni per avere una storia.

A vent'anni esiste già una stratificazione di amori, amicizie, abbandoni, ritorni, persone entrate nella nostra vita e diventate parte di ciò che siamo. Persone delle quali, anche quando sarebbe più semplice, non vogliamo fare a meno.

E allora ascolto Nudo e sento quella batteria che scandisce il tempo. Sotto c'è una melodia bella, ammiccante senza essere artificiosa, malinconica ma viva.

È una canzone che si muove.

Come fanno certi pensieri quando arrivano di notte.

SERA ha descritto le sue canzoni come una specie di messaggio vocale mandato a un amico alle due di notte.

Mi piace questa immagine.

Perché alle due di notte siamo tutti un po' più nudi.

Non perché abbiamo tolto i vestiti, ma perché a quell'ora qualche difesa si distrae. Il personaggio che abbiamo interpretato durante la giornata finalmente va a dormire e rimane la persona.

Forse Nudo parla proprio di questo.

Del desiderio di arrivare davanti a qualcuno senza dover dimostrare niente.

Senza curriculum.

Senza armatura.

Senza dire: guardami per quello che ho fatto.

Soltanto:

guardami per quello che sono.

Siamo arrivati così.

Nudi.

Poi abbiamo trascorso una vita intera a vestirci.

E forse l'amore, quando arriva davvero, compie il viaggio contrario: lentamente ci restituisce alla fiducia con cui siamo venuti al mondo.

E per oggi è tutto.

 

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