Oggi ascolto Chiara Galiazzo ed Ermal Meta – Straordinario
Oggi ascolto Chiara Galiazzo
ed Ermal Meta – Straordinario
Dopo undici
anni ritrovare una canzone dimenticata. Dimenticata da chi? Come da chi? Da me.
È questa la
cosa straordinaria della musica: le canzoni non muoiono quando smettiamo di
ascoltarle. Si mettono da qualche parte. Aspettano. Non fanno rumore. E poi, un
mattino di settembre del 2026, tornano.
Io Straordinario
non me la ricordavo.
Eppure era
lì dal 2015. Chiara Galiazzo la portò a Sanremo, scritta da Ermal Meta e Gianni
Pollex. Arrivò quinta. Poi diventò disco di platino. Numeri, classifiche,
certificazioni: tutte cose vere e importanti. Ma le canzoni hanno un'altra
classifica, quella che ciascuno di noi conserva dentro di sé. E in quella
classifica possono scomparire per undici anni e poi, improvvisamente, tornare
al primo posto.
Adesso
Chiara l'ha ripresa e ha fatto una cosa che cambia la prospettiva: l'ha cantata
insieme a Ermal Meta, uno degli uomini che quella canzone l'avevano
immaginata e scritta.
E allora
succede qualcosa.
Non ascolto
più soltanto Chiara che racconta un amore scritto da qualcun altro. Ascolto due
voci che entrano nella stessa storia da due porte differenti.
La voce di
Chiara conserva quella sua luminosità particolare. È una voce capace di salire
senza dare l'impressione di spingere, di diventare grande senza diventare
pesante. Ermal, invece, porta nella canzone una materia diversa, più ruvida,
terrestre. È come se Chiara guardasse verso il cielo ed Ermal ricordasse che
per arrivarci bisogna comunque partire da terra.
Ed è proprio
questo che mi colpisce.
Perché Straordinario
racconta una delle esperienze più misteriose che possano capitare a un essere
umano: innamorarsi e scoprire che il mondo è rimasto identico, ma noi lo
vediamo completamente diverso.
La strada è
quella.
La stanza è
quella.
Il cielo è
quello.
Il volto che
abbiamo davanti è un volto umano come miliardi di altri.
Eppure tutto
è cambiato.
L'amore
possiede questo strano potere: non rende necessariamente straordinarie le cose.
Rende straordinario il nostro modo di guardarle.
E così due
persone possono immaginarsi sopra il cielo, a piedi nudi, mano nella mano,
dirette verso il paradiso e magari ancora un po' più su.
Che bella
immagine.
Non perché
prometta che l'amore ci porterà davvero in paradiso. L'amore, quello vero,
qualche volta ci porta anche in posti molto meno piacevoli. Ci sono i pugni
metaforici, le incomprensioni, le mani che fanno male e quelle stesse mani che
non vogliono staccarsi.
È proprio
questo il punto: Straordinario non racconta l'amore perfetto.
Racconta l'amore
vivo.
L'arrangiamento
Nella
versione del 2026 la canzone sembra essersi tolta qualche vestito.
Ed è una
scelta intelligente.
Il progetto Nuova
Luce, curato dal produttore, arrangiatore e direttore musicale Alessandro
Galdieri, mette in relazione strumenti acustici e organici con sonorità
contemporanee e atmosfere più raccolte. Non è semplicemente un'operazione
nostalgia. È come prendere una fotografia del 2015, metterla sul tavolo undici
anni dopo e guardarla con gli occhi delle persone che siamo diventati.
Qui
l'arrangiamento non deve dimostrare niente.
Deve
lasciare spazio.
Spazio alle
voci, prima di tutto. Perché il vero nuovo strumento della canzone è proprio il
dialogo fra Chiara ed Ermal.
La voce
femminile e quella maschile non competono: si cercano. Quando una avanza,
l'altra sembra farle posto; quando si incontrano, la canzone acquista una
profondità che nel 2015 non poteva avere, semplicemente perché allora quella
conversazione non esisteva ancora.
È il tempo,
paradossalmente, a essere entrato nell'arrangiamento.
Undici anni
sono diventati uno strumento musicale.
La composizione
E poi c'è la
costruzione melodica.
Qui Ermal
Meta e Gianni Pollex avevano avuto un'intuizione semplice e difficilissima: fare
in modo che la musica compisse lo stesso viaggio raccontato dalle parole.
La canzone
parte da una dimensione quasi confidenziale. Una domanda tra due persone. C'è
qualcosa di quotidiano, quasi domestico.
Poi la
melodia comincia ad allargarsi.
Sale.
Ed è
importante che salga, perché tutta la canzone contiene un movimento verticale:
dal quotidiano al cielo, dal cielo al paradiso, dal paradiso ancora più su,
fino all'universo.
La melodia
segue questa aspirazione. Le frasi acquistano respiro, l'estensione vocale si
amplia e il ritornello diventa liberazione. Non abbiamo più due persone che
stanno semplicemente parlando del loro rapporto: per qualche secondo abbiamo
due esseri umani che pretendono l'universo.
E la cosa
meravigliosa è che gli basta un sorriso.
Forse è
questa la ragione per cui, dopo undici anni, questa canzone mi arriva addosso
come se fosse nuova.
Nel 2015
avevo undici anni di meno anch'io.
E questo
particolare tendiamo a dimenticarlo quando riascoltiamo una vecchia canzone.
Pensiamo di verificare come sia invecchiata lei. In realtà stiamo verificando come
siamo invecchiati noi.
La canzone è
rimasta lì.
Siamo noi ad
avere attraversato undici anni di giorni, persone, entusiasmi, delusioni,
incontri, separazioni, mattine, sere.
E allora
oggi ascolto Chiara ed Ermal e penso che forse la frase più importante
contenuta in Straordinario non riguarda affatto il paradiso.
Riguarda il
viaggio.
Perché
possiamo anche perderci.
Anzi, nella
vita ci perdiamo continuamente.
Perdiamo
persone, occasioni, convinzioni. Qualche volta perdiamo persino la versione di
noi stessi che pensavamo sarebbe durata per sempre.
Ma esiste
una possibilità bellissima: perdersi senza lasciare la mano dell'altro.
E forse
l'amore è proprio questo.
Non qualcuno
che trasforma magicamente una vita ordinaria in una vita straordinaria.
È qualcuno
accanto al quale continuiamo a vedere la stessa vita, lo stesso cielo, le
stesse strade, gli stessi problemi.
Solo che,
inspiegabilmente, guardiamo tutto e diciamo:
che bello.
Ecco perché
questa mattina di settembre del 2026 ringrazio una canzone che avevo
dimenticato.
O forse
dovrei ringraziarla perché lei, per undici anni, non si era dimenticata di
me.

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