Achille Lauro in francese: ma sei proprio tu?
Achille Lauro in francese: ma
sei proprio tu?
Oggi ascolto
Achille Lauro, Indila – Eternamente tuo
E la prima
cosa che mi viene da dire è: ma sei proprio tu, Lauro?
Perché è una
sorpresa sentirlo cantare in francese. Una sorpresa vera. Non tanto perché un
cantante italiano non possa prendere un’altra lingua e portarsela addosso,
quanto perché qui sembra che sia proprio la lingua a cambiare il cantante.
La voce di
Achille Lauro acquista una profondità diversa. Non è più “flat”, come spesso mi
è sembrata in certi suoi pezzi. Si apre, scende, prende spazio.
E allora mi
viene un sospetto: forse c’entra proprio quello slang romanesco che lo ha reso
riconoscibile.
Attenzione:
non è una critica. Anzi.
Quello
slang, quella maniera di mangiare le parole, trascinarle, lasciarle cadere
quasi con indifferenza è una delle peculiarità di Achille Lauro. È parte del
personaggio e ormai anche del suo strumento vocale. Lui canta così. A me piace,
lo ascolto sempre e con soddisfazione.
Ma il
francese gli toglie improvvisamente quella maschera fonetica.
Ed ecco che
sotto compare un'altra voce.
Più scura.
Più rotonda. Quasi teatrale.
Una specie di Medioevo elettronico
Poi c'è la
musica.
Io,
ascoltandola, ho pensato subito a qualcosa di medievale. Non medievale nel
senso filologico del termine, naturalmente. Non siamo davanti a una
ricostruzione di musica antica. È piuttosto una suggestione.
Il brano
procede lentamente, intorno ai 71 battiti al minuto, e soprattutto
insiste su una progressione armonica circolare, costruita attorno a Do
minore, Sol minore, La bemolle e Si bemolle.
È
probabilmente questa circolarità a produrre quella sensazione che ho avuto
immediatamente: qualcosa che ritorna, quasi una danza antica.
Una
processione amorosa.
Una ballata
che potrebbe avere dentro un castello, una notte, delle torce, una promessa
fatta a qualcuno che forse non tornerà mai. Solo che poi arrivano la produzione
contemporanea, il beat, il suono pieno, cinematografico, e quel Medioevo
immaginario entra nel 2026.
Medievale,
dunque, ma moderno.
Anzi: un
Medioevo pop.
E più
scatenato di quanto l'immagine della musica antica farebbe pensare. C'è
qualcosa che a un certo punto mi ricorda persino il ritmo costruito per il
grande spettacolo televisivo: l'arrangiamento cresce, insiste, prepara
l'ingresso delle voci, cerca deliberatamente l'effetto.
E funziona.
E poi c'è Indila
La presenza
di Indila rende ancora più naturale questa atmosfera francese. La sua vocalità
porta nel pezzo quella componente melodica, sentimentale e quasi
cinematografica che impedisce alla canzone di diventare soltanto un esperimento
linguistico di Achille Lauro.
Il duetto gioca
proprio sulle identità.
Lei non deve
dimostrare di essere francese.
Lui invece,
entrando nella lingua di lei, sembra scoprire qualcosa della propria voce.
Ed è questo
che mi interessa.
Perché
Achille Lauro viene da una storia musicale nella quale ha cambiato pelle
continuamente: hip hop, urban, rock, pop, incursioni nel jazz e nello swing. La
stessa presentazione ufficiale dei suoi lavori ricorda esperimenti come 1920,
costruito attorno al jazz e al black swing, e 1990, dedicato invece alla
dance. Negli ultimi anni il suo baricentro si è spostato decisamente verso la
canzone pop: anche Comuni Immortali, uscito nel giugno 2026, è
classificato ufficialmente come pop.
Quindi non
dovrei stupirmi.
E invece mi
stupisco.
Perché una
cosa è cambiare genere musicale, un'altra è sentire cambiare la materia
della voce.
Poi torna l'italiano
E qui
aspettavo Lauro al varco.
Pensavo:
adesso torna l'italiano e torna quella voce che conosco.
Invece no.
Anche nella
parte italiana non è più flat.
Come se
l'esperienza sonora precedente fosse rimasta attaccata alle corde vocali. Come
se il francese gli avesse insegnato, per qualche minuto, un altro modo di
appoggiare le parole sulla musica.
Naturalmente
è una mia impressione d'ascolto. Ma è proprio questo che mi piace della musica:
non devo necessariamente sapere che cosa sia accaduto tecnicamente in studio
per raccontare ciò che accade a me mentre ascolto.
E a me
accade questo.
Sento una
canzone pop che prende qualcosa dalla chanson, qualcosa dalla ballata
drammatica, qualcosa da un immaginario antico e quasi modale, e poi mette tutto
dentro una produzione del presente.
Non saprei
darle un'etichetta migliore.
Forse non
bisogna neppure dargliela.
Achille
Lauro del resto sembra divertirsi da anni proprio a entrare nelle etichette per
uscirne subito dopo.
E questa
volta, uscendo, parla francese.
O meglio:
canta francese.
E scopre una
voce che, almeno alle mie orecchie, non sembrava nemmeno la sua.
Poi mi viene
in mente Mogol.
Non perché
questa canzone assomigli alle sue. Ma per quella sua capacità di liquidare
tante discussioni intorno alla musica tornando all'unica cosa che conta quando
una canzone arriva all'ascoltatore.
Comunque
bella.
Ecco.
Eternamente
tuo?
Medievale,
francese, italiana, pop, teatrale, antica e contemporanea.
Fate voi.
Io, per
oggi, mi tengo la sorpresa.
Comunque
bella.
E per oggi è
tutto.

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