VINCONO LORO. PERDIAMO NOI. POI CAMBIAMO LORO.
VINCONO LORO. PERDIAMO NOI. POI CAMBIAMO LORO.
C’è una cosa meravigliosa nella politica: riesce a trasformare milioni di
cittadini in spettatori di una partita.
Vannacci sì.
Vannacci no.
Accordo.
Niente accordo.
E immediatamente parte il grande campionato nazionale:
Chi vince? Chi perde? Chi arriva al 42%? Chi governa?
Televisioni, giornali, talk show, analisti: tutti con la calcolatrice in
mano.
Come se il problema di un cittadino fosse svegliarsi la mattina e
domandarsi:
«Accidenti, chissà se la coalizione avrà i numeri.»
Io, invece, continuo ad avere una domanda molto più banale.
E noi?
Noi cittadini cosa vinciamo?
Perché lo Stato non è una coppa da sollevare la sera delle elezioni.
Amministra denaro che viene dalla società, decide imposte e spesa pubblica,
organizza sanità, scuola, infrastrutture, sicurezza, servizi, previdenza.
Decide, insomma, una parte enorme delle condizioni nelle quali viviamo insieme.
Eppure raccontiamo la politica come raccontiamo il calcio:
ha vinto quello.
Ha perso quell’altro.
Questo prende voti.
Quello li toglie.
Senza Tizio non vincono.
Con Caio possono farcela.
Ho ascoltato Beppe Grillo a Pulp Podcast e mi è rimasta addosso una
riflessione sul potere: cambiano uomini, simboli, partiti, slogan. La dinamica
del potere, invece, sembra terribilmente capace di ripresentarsi.
Ed è qui che forse abbiamo sbagliato domanda.
Continuiamo a chiederci:
«Chi vincerà le elezioni?»
Quando la domanda interessante sarebbe:
«Che cosa accadrà alla vita delle persone dopo che qualcuno le avrà
vinte?»
Perché se cambia il vincitore ma la politica continua a essere raccontata
soltanto come conquista e conservazione del potere, il cittadino rimane ciò che
è diventato durante la campagna elettorale:
un numero.
Un voto da prendere.
Un consenso da spostare.
Una percentuale da sommare.
Poi arrivano le elezioni.
Qualcuno vince.
Qualcuno perde.
E il giorno dopo milioni di persone tornano al lavoro, pagano le tasse,
aspettano una visita medica, mandano i figli a scuola, prendono un treno,
percorrono una strada.
Forse è lì che dovremmo guardare per sapere davvero chi ha vinto.

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