Oggi ascolto Nesli – Un giorno dopo l’altro

 


Oggi ascolto

Nesli – Un giorno dopo l’altro

Ci sono canzoni che raccontano una storia. E ce ne sono altre che sembrano raccontare il tempo mentre passa.

“Un giorno dopo l’altro” di Nesli appartiene a questa seconda specie.

È una ballata in cui musica e parole fluiscono senza intoppi, quasi obbedissero alla stessa legge elementare della vita: un attimo dopo l’altro, un giorno dopo l’altro. Non c'è bisogno di strattoni. La canzone procede. E proprio procedendo ci porta dentro una domanda che conosciamo tutti: che cosa sono diventato e che cosa avrei potuto essere?

O forse: che cosa non sono ancora?

Nesli viene da una storia musicale che affonda le radici nell'hip hop italiano, ma da tempo la sua scrittura ha attraversato i confini del rap per incontrare il pop d'autore, la canzone melodica e una forma di pop-rock introspettivo. Anche qui resta qualcosa della sua origine: il rapporto strettissimo fra parola e pulsazione, la frase che non viene semplicemente cantata ma quasi pensata ad alta voce.

Eppure questa è soprattutto una ballata pop cantautorale.

La melodia non pretende di mettersi davanti alle parole. Le accompagna. La struttura cresce progressivamente e l'arrangiamento dà alla canzone quella sensazione di movimento continuo che contrasta curiosamente con ciò di cui parla.

Perché mentre la musica avanza, dentro di noi può accadere esattamente il contrario.

Possiamo restare immobili.

Ed è questo che mi interessa.

Davvero il tempo passa nello stesso modo per tutti?

L'orologio dice di sì. Il corpo, qualche volta, dice di no.

Se il mio intimo sentire rimane identico, se ciò che percepisco continua a ripresentarsi nella stessa configurazione, allora un minuto, un anno, dieci anni possono perfino sembrarmi la stessa cosa. Il calendario accumula date, ma io posso continuare ad abitare lo stesso presente.

Ed ecco che, almeno nell'esperienza, tempo e spazio quasi scompaiono.

Rimane ciò che sento adesso.

Forse è per questo che mi colpisce il modo in cui la musica di Nesli incalza. Non corre per portarci da qualche parte. Sembra piuttosto volerci mostrare che mentre noi immaginiamo ciò che avremmo potuto essere, la vita non aspetta la conclusione del ragionamento.

Accade.

Un accordo dopo l'altro.

Una parola dopo l'altra.

Un giorno dopo l'altro.

Noi possiamo ricostruire il passato nel presente. Possiamo immaginare nel presente un futuro che ancora non esiste. Possiamo pensare alla persona che avremmo voluto essere e a quella che forse saremo domani.

Ma intanto c'è questo istante.

Ed è curioso: una canzone che sembra parlare dello scorrere del tempo finisce per riportarmi proprio qui, dove il tempo non è ancora diventato racconto.

Adesso.

La musica incalza quasi per dimostrare che tutto è così com'è.

Non come avrebbe dovuto essere.

Non come avrebbe potuto essere.

Così com'è.

E forse domani sarà diverso.

Ma quello sarà, appunto, un altro giorno.

E per oggi è tutto.

 

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