Oggi ascolto Ultimo – “TUTTO”

 


Oggi ascolto Ultimo – “TUTTO”

Ci sono cantanti che sembrano cantare per il pubblico. E poi ce ne sono altri che danno l’impressione di cantare perché, se non lo facessero, qualcosa dentro di loro continuerebbe a bussare.

Ultimo appartiene a questa seconda categoria.

Ascolto “TUTTO” e sento un ragazzo che canta da un Mondo che ha dentro. Un Mondo che spinge per farsi vedere, che scalcia per farsi capire, che vorrebbe finalmente diventare limpido, trasparente, sincero.

Ecco perché questo ragazzo mi piace.

Mi piace la sua musica. Mi piace persino quel suo continuo piangersi addosso, se così vogliamo chiamarlo. Perché la malinconia, quando diventa musica, smette di essere soltanto malinconia. Diventa racconto.

Ultimo racconta continuamente una mancanza.

Gli manca qualcosa anche quando, agli occhi degli altri, sembra avere tutto.

Ed è forse proprio qui che questa canzone diventa interessante.

Perché noi siamo abituati a misurare la felicità dall'esterno: successo, pubblico, concerti, persone che fanno la fila per vederti, ragazzi e ragazze che sgomitano per conquistare un posto sotto il palco.

E invece lui dice: guardate che non funziona così.

Si può avere tutto e sentire freddo.

Si può essere circondati da migliaia di persone e cercare ancora il prato, i piedi nudi, un amico, una cantina, un pianoforte, una sera qualsiasi della propria vita precedente.

Il paradosso di “TUTTO” è racchiuso proprio nel titolo.

Che cos'è tutto?

Chi decide quando abbiamo tutto?

Gli altri?

Il conto in banca?

Uno stadio pieno?

Il successo?

Oppure quel misterioso equilibrio interiore per cui, magari possedendo pochissimo, per qualche istante non desideriamo essere da nessun'altra parte?

Ultimo non dà una risposta. E fa bene.

Canta.

E la canzone cresce.

Parte quasi come una confessione e poi sale, sale ancora, fino a diventare qualcosa di molto più grande della storia privata di chi la sta cantando.

La musica è travolgente proprio perché accompagna questo movimento: dall'intimità all'esplosione.

E se proprio devo dirla tutta, trovo originale anche il suo essere così ostinatamente melodico.

Perché oggi essere melodici potrebbe sembrare quasi una scelta antica. Invece Ultimo riesce a rendere quella melodia contemporanea, personale e nello stesso tempo stranamente familiare.

È come ascoltare qualcosa di nuovo che sembra di conoscere da sempre.

Forse è questo il segreto.

Una canzone diventa davvero popolare non quando appartiene a tutti, ma quando ciascuno, ascoltandola, ha per qualche minuto l'impressione che avrebbe potuto scriverla lui.

Io ascolto Ultimo e riconosco qualcosa.

Non necessariamente la sua storia.

Riconosco quel movimento che porta ciò che abbiamo dentro verso fuori. Quel bisogno umano di rendere visibile l'invisibile, di trasformare un'emozione in voce, una mancanza in melodia, un ricordo in presenza.

E allora capisco anche quella moltitudine di ragazzi che vuole andare ai suoi concerti.

Forse non va soltanto ad ascoltare Ultimo.

Va ad ascoltare se stessa.

Perché in fondo possiamo trascorrere una vita intera ad accumulare cose, risultati, riconoscimenti, persone, fotografie, successi e ricordi, e poi scoprire che la domanda è rimasta esattamente quella di prima:

che cos'è tutto?

Non lo so.

Forse nessuno lo sa.

So soltanto che stamattina ho ascoltato questa canzone, mi sono lasciato trascinare dal suo crescendo e per qualche minuto quel Mondo raccontato da Ultimo ha conversato con il mio.

E per oggi, per dirla con lui, è tutto.

Tutto.

 

Commenti

Post popolari in questo blog

Oscar Farinetti - La fortuna di nascere in Italia.

Gli esami di Stato del 1976

MESCIU ANTONIU LETTERE MEJU CU LU TIENI COMU AMICU...