Oggi ascolto Gianna Nannini – Meraviglioso Errore
Oggi ascolto
Gianna Nannini – Meraviglioso Errore
Lo sai anche
tu che non funziona. Lo sapevamo anche noi.
Eppure c’è
una cosa che le storie d’amore si ostinano a non capire: sapere non basta. Puoi
sapere perfettamente che una storia non ha futuro e continuare a starci dentro
come se fosse l’unico presente possibile.
È questa la
malinconia che mi è arrivata addosso ascoltando Meraviglioso Errore di
Gianna Nannini.
Una canzone
scritta da Gianna Nannini, Dario Brunori e Antonio Di Martino, tre
autori che mettono insieme sensibilità diverse per raccontare una cosa antica
quanto il mondo: due persone che si amano mentre la realtà dice loro che non
dovrebbero, o forse semplicemente che non possono.
E allora,
mentre ascolto, torno indietro.
Quando ero
con te pensavo a noi. Credevo in noi. Mi piaceva stare con te e stavo bene.
Oggi direi
una cosa leggermente diversa: quando mi relazionavo con te provavo benessere.
Sembra una
sottigliezza, ma non lo è. Perché tu non eri la causa del mio stare bene. Quel
benessere nasceva dentro di me mentre ero con te. Era il mondo che facevo
emergere nella nostra relazione.
Tu stavi con
lui. Avevi un figlio. Non sapevi decidere.
Io ti vedevo
sorridere e sorridevo anch’io.
E tutti
sapevano di noi.
Forse
soltanto noi continuavamo a comportarci come se fosse possibile tenere insieme
l’impossibile.
Eravamo un meraviglioso
errore.
Quando il passato diventa presente
Il problema
venne dopo.
Nessuno
seppe dirmi come fare a non pensare più a te.
E io facevo
quello che spesso facciamo quando qualcosa finisce ma dentro di noi continua ad
accadere: ricostruivo il passato. Continuamente.
Una parola,
un luogo, una telefonata, un sorriso. Riprendevo i pezzi e li rimettevo
insieme. Ci stavo dentro.
Il passato
non era più passato perché io, ricostruendolo, lo rendevo nuovamente presente.
Ed ecco
perché una canzone può fare qualcosa di sorprendente.
Passano gli
anni. Cambiano le persone. Cambiano le case, le strade, i corpi. Poi arrivano
quattro minuti di musica e improvvisamente una porta che credevi chiusa si
apre.
Non
necessariamente per tornare indietro.
Semplicemente
per guardare.
L’errore può essere meraviglioso?
La parola
più bella della canzone, per me, non è “meraviglioso”.
È errore.
Perché noi
abbiamo bisogno di dividere continuamente la vita in ciò che abbiamo fatto bene
e ciò che abbiamo fatto male. Come se alla fine qualcuno dovesse consegnarci
una pagella.
Ma la vita
non funziona così.
Una cosa può
essere stata sbagliata e averci regalato felicità.
Può essere
stata impossibile e averci fatto sentire vivi.
Può essere
finita e continuare ad appartenerci.
Oggi so
benissimo che quella storia fu un errore.
Eppure posso
guardarla senza cancellarla.
Posso dire: è
stato meraviglioso.
Anzi, in
qualche modo, nel ricordo di ciò che provavo, è ancora meraviglioso.
E mi viene
in mente Carlo Verdone:
«Ne è valsa
la pena! Ne è valsa la pena!»
Non perché
vorrei ricominciare.
Non perché
cambierei il presente con il passato.
Ma perché
ciò che è stato vissuto non deve necessariamente essere assolto o condannato.
È accaduto.
E io ero lì.
Un piccolo melodramma contemporaneo
Poi c’è la
musica.
Ed è qui che
Gianna Nannini torna ad essere Gianna Nannini.
La melodia
ha qualcosa del melodramma italiano. Sale, insiste, si allarga. Sembra
chiedere alla voce di non raccontare semplicemente una storia, ma di
rappresentarla.
In fondo
l’opera lirica ha fatto questo per secoli.
Amori
impossibili. Amanti divisi. Promesse. Tradimenti. Persone che vogliono una cosa
mentre il mondo ne pretende un’altra.
Cambiano i
vestiti, cambiano le città, cambiano i secoli.
Il
meccanismo resta.
E allora noi
siamo anche questo.
Siamo
quell’opera lirica che continua a rappresentarsi nelle città e nei paesi del
mondo senza bisogno di un teatro.
Basta una
cucina.
Un'automobile.
Un bar.
Una spiaggia
d’inverno.
Due persone
sedute davanti a un caffè.
Una che
guarda l’altra e improvvisamente non la vede più.
Nannini,
Brunori e Dimartino costruiscono proprio questa scena: il mare, il freddo, il
vino, il caffè, un pescatore, due persone che non riescono più a stare insieme
e non riescono ancora a separarsi.
Il
quotidiano diventa melodramma.
Ed è forse
questa la forza della canzone.
Non racconta
soltanto la fine di un amore.
Racconta
quel momento molto più ambiguo nel quale una relazione è già finita nella
realtà ma continua ancora a vivere dentro coloro che l’hanno abitata.
Io conosco
quel posto.
Ci sono
stato.
Per molto
tempo.
Oggi posso
guardarlo da lontano.
E quando
Gianna Nannini canta, quel passato ritorna per qualche minuto, ma questa volta
non devo entrarci dentro.
Posso
semplicemente ascoltarlo.
Posso
perfino sorridere.
Perché
adesso lo so: non tutto ciò che finisce deve essere rinnegato.
Ci sono
errori che vorremmo cancellare.
E poi ce ne
sono altri che, guardandoli dopo molti anni, continuiamo inspiegabilmente a
trovare bellissimi.
Meravigliosi
errori.
E mentre la
canzone finisce, alzo gli occhi anch’io.
Chissà.
Forse le
vedo davvero.
Le balene
volare lassù.
E per oggi è
tutto.

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