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L'UOMO CHE NON AVEVA PIÙ UN'ETÀ

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  L'UOMO CHE NON AVEVA PIÙ UN'ETÀ   C'era un uomo che un giorno decise di attraversare una stanza camminando. Non era una decisione straordinaria. Gli uomini attraversano continuamente le stanze, i corridoi, le piazze, le strade. Ma quell'uomo aveva deciso di attraversare la stanza senza andare da nessuna parte. Indossava un abito nero, con le spalle larghe e i pantaloni morbidi. Era un abito pensato per un giovane, uno di quelli che i sarti disegnano immaginando corpi ancora ignari del tempo. L'uomo aveva invece i capelli bianchi. Non sembrava preoccuparsene. Ai lati della stanza sedevano persone che lo guardavano. Alcune osservavano il taglio della giacca, altre le scarpe lucide, altre ancora cercavano di stabilire se quell'uomo fosse troppo vecchio per quell'abito oppure se fosse l'abito a essere troppo giovane per lui. L'uomo non sapeva nulla di questi pensieri. Camminava. E mentre camminava accadeva una cosa che nessuno degli...

La conoscenza non è nei libri. Nasce mentre viviamo.

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  Antonio Bruno conversa con Heinz von Foerster La conoscenza non è nei libri. Nasce mentre viviamo. Una conversazione immaginaria, epistemologica e fenomenologica, ispirata alla conferenza di Heinz von Foerster, “Technology: What Will It Mean to Librarians? [A Response]”, tenuta il 24 luglio 1970 all'Università del Wisconsin, a Madison. Le risposte attribuite a von Foerster sono ricostruzioni interpretative del suo pensiero, non citazioni letterali. 1. Non chiedere cosa farà la tecnologia di noi Antonio Bruno: Professore, nel 1970 lei fu invitato a parlare del futuro delle biblioteche. Eppure, invece di rispondere alla domanda su come la tecnologia avrebbe cambiato il lavoro dei bibliotecari, propose di capovolgerla. Perché? Heinz von Foerster: Perché nella domanda era già nascosta una rinuncia. Chiedere che cosa la tecnologia farà di noi significa immaginare che la tecnologia possieda una propria volontà e che gli esseri umani debbano adattarvisi. Io suggerivo una doman...

IL CERVELLO CHE DANZA: QUANDO IL CORPO DIVENTA UN MODO DI CONOSCERE IL MONDO

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  IL CERVELLO CHE DANZA: QUANDO IL CORPO DIVENTA UN MODO DI CONOSCERE IL MONDO Conversazione immaginaria di Antonio Bruno con Nazareth Castellanos e Joaquín de Luz, a partire dal prologo di El cerebro en danza. Movimiento, cuerpo, mente, firmato da Philippine González-Camino. Una neuroscienziata, un grande ballerino e un agronomo che si interroga su come nasce il mondo che vive. Tre prospettive differenti per affrontare una domanda: siamo noi a muovere il corpo oppure è il corpo, muovendosi, a far emergere ciò che chiamiamo noi stessi? Il corpo non è uno strumento: è il nostro modo di esistere Antonio Bruno: Nazareth, Joaquín, leggendo il prologo di Philippine González-Camino sono stato colpito da una convinzione: la danza sarebbe una sorta di balsamo per la vita, una meditazione, una forma di libertà. Ma vorrei cominciare mettendo in discussione proprio questa affermazione. Perché diciamo che la danza fa bene alla vita? Non è forse già vita, senza bisogno di attribuirle un...