Oggi ascolto Max Pezzali – Le_Ali

 


Oggi ascolto Max Pezzali – Le_Ali

Cosa faccio?

Faccio quello che mi piace.

E quello che mi piace, a pensarci bene, è quasi sempre ciò che mi è piaciuto sin dalla prima volta. Solo che la prima volta ero un bambino, poi sono diventato ragazzo, uomo, padre, professionista, pensionato. Sono cambiate le stagioni, sono cambiate le strade, sono cambiate persino le automobili parcheggiate davanti ai bar.

Ma certe cose no.

Oggi ascolto “Le_Ali” di Max Pezzali, scritta da Max Pezzali e Davide Ferrario, e per qualche minuto mi sembra di essere tornato dalle parti de Gli anni degli 883.

Solo che, a pensarci bene, non sono tornato da nessuna parte.

Sono qui.

Ed è questa la cosa che mi interessa.

Max Pezzali continua a scrivere le canzoni che gli piacciono. Che poi, in fondo, sono le canzoni che ha sempre scritto: ragazzi un po' incasinati, sogni apparentemente sproporzionati, motorini, periferie, amici, ragazze, bar, musica ascoltata come se dovesse cambiare il mondo.

E magari il mondo non lo cambia.

Ma cambia te.

Ho visto la serie che raccontava la nascita degli 883 e mi è piaciuta forse proprio per questo. Perché dentro quella storia riconoscevo qualcosa della mia: la scuola, il motorino, le ragazze, il bar, la piazza, il muretto.

Cambiano Pavia e il Salento, cambiano gli anni, cambiano i nomi. Ma quella geografia sentimentale resta sorprendentemente simile.

È la storia di chi sogna senza sapere ancora che cosa farsene dei propri sogni.

E poi, quasi senza accorgersene, con quei sogni attraversa mari e scala montagne.

Le_Ali racconta proprio questo: due ragazzi che giocano con una drum machine, imitano i loro idoli e costruiscono castelli in aria. Tutto intorno sembra suggerire loro che certe cose non si possono fare.

Loro le fanno.

Non perché sappiano qualcosa che gli altri ignorano.

Forse perché ignorano qualcosa che gli altri credono di sapere.

Ed è qui che questa canzone smette, almeno per me, di essere nostalgia.

Non è nostalgia. È presente.

Non è la storia di “quei tempi lì”.

È la storia di adesso.

Perché anche adesso la vita accade nello stesso modo: mentre facciamo progetti, mentre sbagliamo, mentre desideriamo, mentre qualcuno ci dice che non è possibile, mentre ci rialziamo e ricominciamo.

Istante dopo istante.

Senza freni e senza sosta.

La musica di Pezzali è ancora quella. La sua musica. Orecchiabile, diretta, popolare nel significato più bello della parola: una musica capace di prendere una storia privata e farci entrare migliaia di persone.

E ascoltandola accade una cosa ancora più strana.

Quella musica mi riporta a lei.

Anzi, no.

Non mi riporta.

Me la fa incontrare adesso.

Perché quella donna che desideravo allora è, in qualche modo, la stessa donna che desidero oggi.

Dolce e delicata.

E io desidero essere dolce e delicato con lei.

Non possederla, non trattenerla, non trasformarla nella fotografia di ciò che è stata. Stabilire, piuttosto, una connessione. Quella che può esistere nel tempo di una carezza, di un bacio, di due corpi che per qualche istante smettono di difendersi dal mondo.

Poi tornare alla vita.

E provare a conservare quella stessa dolcezza e quella stessa delicatezza anche fuori da noi: con gli altri, con le cose, con gli alberi, con gli animali, con questo strano Universo Mondo nel quale ci è capitato di esserci.

Fino all'istante in cui ci ritroveremo.

Dolci.

Delicati.

Innamorati.

Forse sono proprio queste le ali di cui canta Pezzali.

Non qualcosa che serve a tornare indietro.

Qualcosa che permette di continuare a volare adesso, anche quando l'età, l'esperienza e perfino il buon senso suggerirebbero di rimanere con i piedi per terra.

Perché crescere non significa necessariamente smettere di essere quei ragazzi davanti a una drum machine.

Significa forse guardarli da lontano, dopo molti anni, e accorgersi con un sorriso che sono ancora lì.

E che uno di quei due ragazzi siamo noi.

Solo con qualche anno in più.

E le ali ancora al loro posto.

E per oggi è tutto.

Antonio Bruno Pietro

 

 

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