Antonio Bruno conversa con Heinz von Foerster CONVERSAZIONI SULLA CONOSCENZA E SULLA VITA
Antonio Bruno conversa con
Heinz von Foerster
CONVERSAZIONI
SULLA CONOSCENZA E SULLA VITA
L'etica non
è una teoria. È un modo di abitare il mondo.
Una
conversazione immaginaria, costruita a partire dal capitolo V, «Conoscenza ed
etica», del dialogo tra Heinz von Foerster e Bernhard Pörksen, con particolare
riferimento all'etica, alla responsabilità dell'osservatore e alle domande
indecidibili. Le risposte attribuite a von Foerster sono rielaborazioni interpretative,
non citazioni letterali.
Antonio
Bruno: Professore von Foerster, vorrei cominciare con una domanda che mi
accompagna da quando ho iniziato a studiare la cibernetica di secondo ordine:
come si passa dalla conoscenza all'etica? Perché dovrei comportarmi
diversamente dopo aver compreso che sono io, in quanto osservatore, a
distinguere il mondo che osservo?
Heinz von
Foerster: Caro Antonio, la tua domanda contiene già un presupposto
interessante: che prima venga la conoscenza e poi l'etica. Ma perché dovrebbe
essere così? Io non penso all'etica come a una teoria dalla quale ricavare
regole di comportamento. Penso piuttosto a un atteggiamento che attraversa
tutta la nostra esistenza. Il modo in cui incontri un'altra persona, il modo in
cui guardi un fiore, il modo in cui rispondi a qualcuno che ti chiede aiuto:
tutto questo è già etica.
Antonio
Bruno: Allora l'etica non è qualcosa che devo imparare per poi applicarla. È
qualcosa che faccio. Ma, se è così, posso osservarmi mentre la faccio. Posso
domandarmi, con Humberto Maturana: «Come faccio quello che faccio?».
Heinz von
Foerster: Precisamente. E puoi aggiungere un'altra domanda: quale mondo fai
emergere attraverso ciò che fai? Non è sufficiente dichiarare di avere buone
intenzioni. È interessante osservare come le tue azioni partecipino alla
costruzione delle relazioni nelle quali vivi.
Antonio
Bruno: Questo cambia radicalmente il problema. Se dico che voglio bene a una
persona, ma nel mio comportamento genero distanza, risentimento o paura, devo
interrogarmi non sulla bontà della mia intenzione, ma sul mondo relazionale che
sto contribuendo a generare.
Heinz von
Foerster: Ecco, Antonio. Hai spostato la tua attenzione dalla dichiarazione
all'esperienza. Non stai più chiedendo se sei una persona buona. Stai
osservando ciò che accade nella relazione.
1. L'oggettività e la rinuncia alla responsabilità
Antonio
Bruno: Nel testo lei sostiene che l'oggettività può diventare un modo per
sottrarsi alla responsabilità. Questa affermazione mi interessa
particolarmente, anche per la mia esperienza professionale di agronomo. Quando
redigo una relazione tecnica, osservo dei fatti, raccolgo dati, eseguo
misurazioni. Non posso semplicemente affermare che tutto dipende dal mio punto
di vista.
Heinz von
Foerster: Naturalmente. Non sto invitandoti ad abbandonare le misurazioni o il
rigore scientifico. Sto invitandoti a riconoscere che ogni osservazione viene
compiuta da un osservatore. Tu scegli gli strumenti, i criteri di
classificazione, le domande, i metodi e persino ciò che ritieni significativo.
Antonio
Bruno: Quindi l'oggettività metodologica è diversa dalla pretesa di essere un
osservatore estraneo a ciò che osserva.
Heinz von
Foerster: Esattamente. Il problema nasce quando affermi: «È così, indipendentemente
da me», e utilizzi questa affermazione per sottrarti alla responsabilità della
tua descrizione.
Antonio
Bruno: Facciamo un esempio. Se osservo un territorio agricolo e concludo che
riceve un beneficio dall'attività di un Consorzio di Bonifica, sto formulando
una valutazione fondata su criteri tecnici. Ma quei criteri sono stati scelti,
interpretati e applicati da qualcuno. Non posso nascondermi dietro la formula
«lo dice il Piano».
Heinz von
Foerster: Esattamente. Puoi rendere espliciti i tuoi criteri, sottoporli a
verifica, accogliere le osservazioni degli altri e assumerti la responsabilità
delle conseguenze delle tue conclusioni.
Antonio
Bruno: Allora essere responsabile non significa avere sempre ragione. Significa
poter rispondere del modo in cui sono arrivato a una conclusione.
Heinz von
Foerster: E restare disponibile a modificarla.
2. La differenza tra descrivere e partecipare
Antonio
Bruno: C'è un passaggio che mi colpisce profondamente. Lei racconta di un uomo
che dice: «Là c'è un albero». Una donna gli domanda come lo sappia. E lui
risponde: «Perché lo vedo».
Mi sembra
che la donna compia un'operazione straordinaria: restituisce l'osservatore
all'osservazione.
Heinz von
Foerster: E, così facendo, lo restituisce al mondo.
Antonio Bruno:
Vorrei comprendere meglio questo passaggio. Se io dico «Delia è arrabbiata»,
sto descrivendo una condizione che attribuisco a mia moglie. Se invece dico «Io
osservo Delia e interpreto il suo comportamento come rabbia», qualcosa cambia.
Heinz von
Foerster: Cambia il tuo rapporto con ciò che affermi. Nel primo caso, rischi di
trattare la tua interpretazione come una proprietà indiscutibile dell'altra
persona. Nel secondo, riconosci che sei tu a compiere quella distinzione.
Antonio
Bruno: E questo mi consente di domandarle come sta, anziché comportarmi come se
conoscessi già la sua esperienza.
Heinz von
Foerster: Esattamente. La tua descrizione non scompare. Diventa un invito alla
conversazione, anziché una sentenza.
Antonio
Bruno: È una differenza enorme. Perché, se la mia interpretazione non coincide
con l'esperienza dell'altro, posso correggerla. E soprattutto posso smettere di
difenderla come se da essa dipendesse il mio valore personale.
Heinz von
Foerster: Vedi, Antonio, come una questione apparentemente epistemologica
diventa immediatamente etica?
3. Le domande decidibili e quelle indecidibili
Antonio
Bruno: Vorrei affrontare uno dei suoi pensieri più affascinanti: la distinzione
tra domande decidibili e indecidibili.
Heinz von
Foerster: Una domanda decidibile ammette una risposta all'interno di un sistema
di regole condivise. Se ti domando se 2546 è divisibile per due, possiamo
rispondere attraverso l'aritmetica.
Antonio
Bruno: Mentre una domanda come «Qual è il senso della mia vita?» non dispone di
una procedura universalmente condivisa capace di produrre una risposta
definitiva.
Heinz von
Foerster: Esattamente. E proprio qui compare la libertà.
Antonio
Bruno: Mi lasci formulare una riflessione. Se domando «Qual è il senso della
vita?», rischio di cercare una risposta già pronta, magari in una religione, in
una filosofia o nell'autorità di qualcuno. Ma se mi domando «Quale senso sto
dando alla mia vita attraverso il modo in cui vivo?», non posso più delegare la
risposta.
Heinz von
Foerster: Hai colto il punto. La domanda indecidibile non è necessariamente un
difetto della nostra conoscenza. Può essere lo spazio nel quale esercitiamo la
nostra responsabilità.
Antonio
Bruno: Quindi, quando decido come vivere, non sto scoprendo una risposta che qualcuno
ha nascosto. Sto assumendo una posizione.
Heinz von
Foerster: E quella posizione ha conseguenze.
Antonio
Bruno: È qui che ritrovo il mio lavoro con Maturana e Ximena Dávila. Quando mi
domando «Che cosa voglio conservare?» e poi «Qual è lo scopo dello scopo?», non
sto cercando una verità esterna. Sto rendendo visibile la configurazione di
desideri, abitudini e relazioni attraverso cui vivo.
Heinz von
Foerster: E puoi scoprire che qualcosa che dichiari di voler conservare viene
compromesso proprio dal modo in cui tenti di conservarlo.
Antonio
Bruno: Per esempio, posso voler conservare l'intimità e cercare di farlo
attraverso il controllo. Ma il controllo può generare distanza.
Heinz von
Foerster: Allora la domanda diventa: vuoi continuare a fare ciò che fai, ora
che cominci a vedere le conseguenze?
4. Il passato non è il ricordo
Antonio
Bruno: C'è un altro passaggio che vorrei discutere. Lei afferma che il passato
non può essere ricostruito integralmente, ma può essere descritto attraverso il
linguaggio e la memoria.
Io ritorno
spesso con il pensiero alla mia infanzia, alla casa dei miei genitori, alle
estati trascorse in masseria. Talvolta quei ricordi sono così intensi che mi
sembra di rivivere esattamente ciò che è accaduto.
Heinz von
Foerster: Ma ciò che vivi adesso è il tuo ricordare.
Antonio
Bruno: Quindi non sto tornando nel passato. Sto vivendo nel presente
un'esperienza di memoria.
Heinz von
Foerster: Precisamente. Non significa che tutto sia inventato o che gli eventi
non siano accaduti. Significa che l'evento passato e la sua descrizione
presente non sono la stessa cosa.
Antonio
Bruno: Questo mi interessa anche dal punto di vista fenomenologico. Quando
ricordo, posso osservare l'emozione che nasce, il corpo che reagisce, la
nostalgia che mi attraversa. E posso domandarmi: perché oggi ricordo proprio
questo episodio?
Heinz von
Foerster: E quale significato gli stai attribuendo oggi?
Antonio
Bruno: Allora la memoria non è soltanto conservazione. È anche una produzione
di significato nel presente.
Heinz von
Foerster: Sì. E il significato che attribuisci al passato può influenzare il
modo in cui vivi ora.
5. L'etica e la morale: «Io devo» oppure «Tu devi»?
Antonio
Bruno: Lei distingue nettamente l'etica dalla morale. La morale, nella sua
argomentazione, rischia di trasformarsi in un sistema di prescrizioni rivolte
agli altri. L'etica, invece, riguarda il modo in cui io stesso agisco.
Heinz von
Foerster: Quando dici a qualcuno «Tu devi», puoi entrare in una relazione di
imposizione. Quando ti domandi «Che cosa devo fare io?», riporti la
responsabilità sulle tue azioni.
Antonio
Bruno: Mi sembra un punto essenziale. Io non posso decidere come debba vivere
un'altra persona. Posso comunicare ciò che desidero, posso esprimere un limite,
posso negoziare una relazione. Ma non posso trasformare il mio desiderio in un
obbligo per l'altro.
Heinz von
Foerster: E non puoi pretendere che l'altro condivida necessariamente la tua
descrizione del mondo.
Antonio
Bruno: Questo vale anche nelle relazioni affettive. Posso desiderare che una
persona mi ami, mi ascolti o mi comprenda. Ma non posso produrre il suo amore
attraverso un comando.
Heinz von
Foerster: L'amore che nasce dall'obbedienza a un comando sarebbe qualcosa di
molto diverso dall'incontro che desideri.
Antonio
Bruno: Ecco perché mi interessa la differenza tra responsabilità e controllo.
Essere responsabile delle mie azioni non significa essere responsabile delle
scelte dell'altro.
Heinz von
Foerster: Esattamente. La responsabilità non ti attribuisce il governo delle
altre persone.
6. Il pericolo dei maestri e delle dottrine
Antonio
Bruno: Professore, vorrei rivolgerle una domanda un po' provocatoria. Io studio
Maturana, Dávila, Bateson, la sua cibernetica di secondo ordine. Leggo,
confronto, cerco di applicare questi pensieri alla mia vita. Non rischio di
trasformare anche voi in maestri ai quali affidare le mie decisioni?
Heinz von
Foerster: Certamente. Ed è un rischio del quale dovresti accorgerti.
Antonio
Bruno: Come posso evitarlo?
Heinz von Foerster:
Non credendoci semplicemente perché lo abbiamo detto noi. Utilizza le idee,
mettile alla prova nella tua esperienza, osserva che cosa ti consentono di
distinguere. Ma non rinunciare al tuo giudizio.
Antonio
Bruno: Quindi persino la sua affermazione secondo cui non dovrei accettare una
dottrina non deve diventare una dottrina.
Heinz von
Foerster: Hai appena incontrato un paradosso molto interessante!
Antonio
Bruno: Allora lo studio non dovrebbe condurmi alla ricerca di una nuova
autorità, ma all'ampliamento della mia autonomia.
Heinz von
Foerster: E alla capacità di riconoscere che puoi cambiare idea senza dover
rinnegare te stesso.
7. Essere responsabili del mondo senza pretendere di
salvarlo
Antonio
Bruno: Arriviamo a una questione che mi riguarda anche come agronomo. Io vedo
il degrado del paesaggio, la sofferenza degli oliveti, i conflitti nell'uso del
territorio. Se mi considero parte del mondo che osservo, come posso non
sentirmi responsabile di tutto questo?
Heinz von
Foerster: Puoi sentirti coinvolto senza immaginare di possedere risorse
illimitate. Non puoi fare tutto, Antonio. Ma puoi fare qualcosa nella
situazione concreta in cui ti trovi.
Antonio
Bruno: Dunque la responsabilità non coincide con l'onnipotenza.
Heinz von
Foerster: No. E non dovrebbe trasformarsi in disperazione.
Antonio
Bruno: Questo per me è molto importante. Per tanti anni ho associato la
responsabilità al dover riuscire. Come se ogni problema richiedesse da parte
mia una soluzione e ogni insuccesso costituisse una prova della mia
insufficienza.
Heinz von
Foerster: Ma puoi distinguere l'impegno dall'obbligo di ottenere un determinato
risultato.
Antonio
Bruno: Posso fare ciò che ritengo appropriato, con le conoscenze e le
possibilità che ho, senza pretendere di controllare tutte le conseguenze.
Heinz von
Foerster: E puoi riconoscere anche le azioni buone che altri compiono. Il mondo
non è costituito soltanto da ciò che ti preoccupa.
Antonio
Bruno: Questo cambia anche il mio modo di guardare l'ambiente. Non soltanto
denunciare ciò che viene distrutto, ma riconoscere e sostenere ciò che genera
vita.
8. La cordata: l'etica diventa relazione
Antonio
Bruno: Vorrei concludere con l'immagine della cordata in montagna, che lei
racconta ricordando l'incidente occorso a Kurt Maix.
Una persona
cade. Il compagno è legato a lei da una corda. Quella corda può salvarle la
vita.
Mi sembra
una delle immagini più potenti dell'intero capitolo.
Heinz von
Foerster: Perché rende concreta la connessione tra gli esseri umani. Non siamo
semplicemente individui che procedono l'uno accanto all'altro. Ciò che facciamo
può avere conseguenze dirette sulla vita degli altri.
Antonio
Bruno: Ma la corda è interessante anche per un'altra ragione. Non annulla la
differenza tra i due alpinisti. Restano due persone distinte, con corpi,
movimenti e capacità differenti.
Heinz von
Foerster: E tuttavia sono connesse.
Antonio
Bruno: Allora essere in relazione non significa fondersi con l'altro, né
perdere la propria identità. Significa riconoscere che la mia esistenza si
svolge in un intreccio di dipendenze reciproche.
Heinz von
Foerster: E che la libertà non richiede necessariamente di tagliare la corda.
Antonio
Bruno: Questa immagine mi fa pensare alla mia vita. Per molto tempo ho
considerato l'autonomia come la capacità di non avere bisogno di nessuno.
Chiedere aiuto mi sembrava quasi una diminuzione della mia libertà.
Heinz von
Foerster: Ma l'alpinista che accetta la corda non rinuncia alla propria
capacità di arrampicare.
Antonio
Bruno: Anzi, grazie alla corda può affrontare un percorso che da solo sarebbe
troppo rischioso.
Heinz von
Foerster: E, in determinate circostanze, può essere lui a sostenere l'altro.
Antonio
Bruno: Dunque la relazione non è l'opposto dell'autonomia. Può esserne una
condizione.
Heinz von
Foerster: È una possibilità che vale la pena esplorare.
9. Vivere senza dover continuamente dimostrare
Antonio
Bruno: Professore, vorrei porle un'ultima domanda, forse la più personale.
Da qualche
tempo mi interrogo su come vivere senza lo sforzo continuo di dover dimostrare
qualcosa. Vorrei fluire nella vita, essere presente a ciò che accade, senza
trasformare ogni esperienza in una prova da superare.
Ma mi
accorgo che persino questo desiderio può diventare un nuovo obbligo: devo
riuscire a fluire senza sforzo.
Come posso
uscire da questo paradosso?
Heinz von
Foerster: Antonio, che cosa accade quando ti accorgi che stai cercando di
obbligarti a essere spontaneo?
Antonio
Bruno: Mi viene da sorridere. Perché è una contraddizione evidente.
Heinz von
Foerster: E devi necessariamente eliminarla?
Antonio
Bruno: Forse no. Posso semplicemente accorgermene.
Heinz von
Foerster: E poi?
Antonio
Bruno: Osservare ciò che sto facendo, ciò che sento, ciò che desidero
conservare.
Heinz von
Foerster: E poi?
Antonio Bruno:
Scegliere come continuare.
Heinz von
Foerster: Senza la garanzia che la tua scelta sia quella definitivamente
giusta?
Antonio
Bruno: Senza quella garanzia.
Heinz von
Foerster: E senza chiedere a me di fornirti una risposta?
Antonio
Bruno: Senza chiedergliela.
Heinz von
Foerster: Allora, Antonio, abbiamo fatto una buona conversazione.
Antonio
Bruno: Credo di sì. Perché sono entrato in questa conversazione cercando di
comprendere una teoria dell'etica e ne esco con una domanda rivolta a me
stesso.
Heinz von
Foerster: Quale?
Antonio
Bruno: Non più «Come devo essere per vivere bene?», ma:
«Il modo in
cui sto vivendo genera il mondo nel quale desidero vivere, insieme agli altri?»
Heinz von
Foerster: E chi può rispondere?
Antonio
Bruno: Io. Ma non da solo, perché devo ascoltare anche coloro con i quali quel
mondo prende forma.
Heinz von
Foerster: Allora non hai tagliato la corda.
Antonio
Bruno: No, professore. E comincio a comprendere che non ho bisogno di tagliarla
per essere libero.
Riflessione
conclusiva di Antonio Bruno
Forse
l'etica comincia proprio qui.
Nel momento
in cui smetto di chiedere al mondo di essere come io penso che debba essere e
comincio a interrogarmi sul mio modo di parteciparvi.
Non posso
decidere ciò che un'altra persona deve provare. Non posso rendere immutabile il
passato. Non posso controllare tutte le conseguenze delle mie azioni. Non posso
trovare una teoria che mi esoneri dal rischio di scegliere.
Ma posso
accorgermi.
Posso
osservare come faccio quello che faccio.
Posso
ascoltare ciò che accade nelle relazioni che contribuisco a generare.
Posso
modificare il mio comportamento quando mi accorgo che produce qualcosa che non
desidero conservare.
E
soprattutto posso riconoscere che non sono un osservatore collocato fuori dalla
vita. Sono un essere vivente che partecipa alla vita mentre cerca di
comprenderla.
Non devo
salvarla tutta.
Non devo
comprenderla tutta.
Non devo
controllarla tutta.
Posso
viverla.
E, nel
viverla, assumermi la responsabilità del mondo che contribuisco a far emergere.
Antonio
Bruno — 8 ottobre 2026
Nota: la
conversazione sviluppa liberamente i temi del testo allegato. Le applicazioni
alla vita personale, all'agronomia e alle domande di Maturana e Dávila sono
elaborazioni dialogiche, non affermazioni documentate di von Foerster.

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