La porta che non c'era

 


La porta che non c'era

Ho passato una vita a cercare porte. Alcune le ho aperte, altre le ho trovate chiuse, davanti ad altre ancora sono rimasto così tanto tempo ad aspettare che alla fine mi sono dimenticato perché avessi bussato.

Poi una notte ho sognato che la vita aveva tre modi di accadere.

Il primo era semplice. Così semplice che quasi mi vergognavo di non averlo capito prima.

Il secondo aveva bisogno di tempo. Doveva aspettare che le cose fossero accadute per poterle raccontare. Era il passato, quel vecchio artigiano che ogni mattina prende i nostri ricordi, li smonta, li rimette insieme e ci convince che siano sempre stati così.

Il terzo aveva bisogno di un tempo che ancora non c'era. Era il futuro, quel bambino che costruisce castelli con le nuvole e poi si arrabbia quando cambia il vento.

E io ero lì, in mezzo.

Con una porta alle spalle e una davanti.

Solo che davanti a me, proprio dove pensavo dovesse esserci la terza porta, non c'era niente.

C'era il mare.

Una sedia.

Un po' di sole.

E una tazza di caffè che non chiedeva di essere bevuta in fretta.

Allora ho capito una cosa piccolissima, di quelle che non fanno rumore quando arrivano, ma cambiano il posto in cui metti i piedi.

Il presente non aveva bisogno di una porta perché non era un luogo nel quale entrare. Era il luogo nel quale mi trovavo già.

Mi sono venuti in mente tutti gli anni trascorsi a correre. Le cose da dimostrare, le montagne da scalare, le persone da convincere, gli appuntamenti con una felicità che aveva sempre la pessima abitudine di rimandare.

E poi tutte le volte in cui mi ero fermato a guardare qualcosa di bello e avevo provato vergogna, come se contemplare fosse un modo elegante di perdere tempo.

Invece forse era proprio quello il tempo che non avevo perduto.

Quello in cui non dovevo diventare nessuno.

Quello in cui una canzone poteva bastare.

Una pianta poteva crescere senza che io le spiegassi come.

Una persona poteva essere bella senza che quella bellezza dovesse appartenermi.

E un ricordo poteva tornare senza chiedermi di abitarlo di nuovo.

Ho pensato alle semine del sogno precedente. A quelle piccole vite che germogliavano ciascuna secondo il proprio tempo, senza consultarsi, senza competere, senza sapere che cosa sarebbe successo dopo.

Le piante non si chiedono continuamente se stanno diventando abbastanza piante.

Crescono.

E quando arriva il momento, mettono fuori una foglia.

Mi è sembrata una forma straordinaria di saggezza.

Perché io, invece, avevo trascorso anni a voler essere contemporaneamente il seme, l'albero e il frutto.

Volevo capire prima, riuscire subito, sapere già.

Poi il presente è tornato.

Non ha bussato.

Non ha chiesto permesso.

Non mi ha detto che dovevo cambiare vita, lasciare qualcosa, raggiungere qualcuno o diventare migliore.

Si è seduto accanto a me.

E per una volta non abbiamo avuto niente da dirci.

È stato bellissimo.

Perché ci sono silenzi che non sono vuoti. Sono luoghi nei quali finalmente smettiamo di interrogarci per poterci incontrare.

Adesso so che posso ricordare senza tornare indietro, desiderare senza correre avanti, amare senza possedere, scegliere senza pretendere che ogni scelta diventi una promessa eterna.

Posso perfino non sapere.

Che è una libertà enorme, per uno che ha passato tanto tempo a cercare risposte.

E forse la vita larga è proprio questa cosa qui: lasciare che ogni esperienza abbia lo spazio necessario per accadere, senza stringerla dentro la paura di perderla.

Non devo più chiedere al passato di restituirmi quello che sono stato.

Non devo chiedere al futuro di garantirmi quello che sarò.

E soprattutto non devo chiedere al presente di diventare qualcosa di diverso per meritare di essere vissuto.

Perché questa mattina mi sono svegliato.

C'era ancora il mondo.

C'ero ancora io.

E per la prima volta, o forse per una delle tante volte in cui non me ne ero accorto, non mancava niente perché la vita potesse cominciare.

Poi ho sorriso.

Non perché avessi trovato finalmente tutte le risposte.

Ma perché avevo scoperto che la vita non mi stava aspettando da nessuna parte.

Era già qui.

E io, finalmente, non avevo nessuna fretta di arrivare.

«Ci sono viaggi che finiscono quando arrivi. E poi c'è quello più semplice: accorgerti che sei già dove la vita ti sta accadendo.»

 

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