Analisi epistemologica e fenomenologica della lettera di Andrea Romano
Analisi epistemologica e
fenomenologica della lettera di Andrea Romano
San Cesario
di Lecce — 11 ottobre 2026
La lettera
di Andrea Romano, indirizzata a Gaetano Gorgoni in risposta a un articolo sulle
vicende politiche di San Cesario di Lecce, è particolarmente interessante
perché presenta una distinzione tra ciò che l'autore dichiara di voler fare,
ciò che effettivamente fa attraverso il linguaggio e il mondo politico che
contribuisce a far emergere scrivendo.
Propongo di
analizzarla attraverso tre riferimenti teorici: l'epistemologia di Humberto
Maturana, la cibernetica di secondo ordine di Heinz von Foerster e la
fenomenologia di Edmund Husserl.
Non
cercheremo di stabilire chi Andrea Romano voglia effettivamente candidare alla
carica di sindaco. Questo richiederebbe informazioni ulteriori, che la lettera
non fornisce. Cercheremo invece di comprendere come Romano costruisce il
proprio discorso, quali distinzioni introduce e quali possibilità politiche
apre o chiude attraverso quelle distinzioni.
1. Il punto di partenza: la differenza tra il
dichiarare e il fare
Romano apre
la lettera riferendosi all'articolo che lo presenta come soggetto impegnato a
favorire la candidatura di Anna Luperto.
Ci si
potrebbe aspettare una risposta del tipo: «Non sto lavorando alla candidatura
di Anna Luperto».
Questa
frase, però, non compare.
Romano
sceglie un'altra strada: esprime una stima molto elevata nei confronti di
Luperto e successivamente estende il riconoscimento ad altre quattro figure
dell'amministrazione.
Questa
scelta linguistica è epistemologicamente significativa.
Il fatto
osservabile è che Romano non conferma esplicitamente la ricostruzione
giornalistica, ma neppure la smentisce in modo diretto. La sua risposta sposta
l'attenzione dall'esistenza di una specifica iniziativa politica alla
valutazione positiva di una pluralità di amministratori.
Prima
distinzione fondamentale: una dichiarazione di stima non equivale a una
dichiarazione di sostegno a una candidatura.
Eppure, in
un contesto politico, la dichiarazione pubblica di stima può essere
interpretata dagli osservatori come un segnale di legittimazione.
Il
significato politico della lettera non coincide necessariamente con
l'intenzione del suo autore.
2. L'epistemologia di Maturana: quale mondo fa
emergere Romano?
Maturana ci
invita a considerare che ogni osservazione è compiuta da un osservatore
attraverso le proprie distinzioni.
La domanda
diventa:
Come fa
Andrea Romano quello che fa quando scrive questa lettera?
Osserviamo
la sequenza.
Le
operazioni linguistiche osservabili
- Identifica una ricostruzione
giornalistica che lo riguarda personalmente.
- Riconosce pubblicamente le
qualità di Anna Luperto.
- Estende il riconoscimento ad
altri quattro amministratori.
- Rivendica il diritto di parlare
con parole proprie.
- Colloca la propria azione nel
quadro delle decisioni del Partito Democratico.
Questa
successione non è neutrale rispetto agli effetti comunicativi.
Romano
costruisce un mondo nel quale non appare come promotore individuale di una sola
candidatura, ma come osservatore autorevole di una pluralità di competenze
amministrative, all'interno di un processo politico collettivo.
La sua
osservazione, tuttavia, non è esterna al sistema politico osservato.
Egli stesso
ne è parte.
Quando
attribuisce pubblicamente qualità e meriti ai diversi amministratori,
contribuisce a produrre le condizioni attraverso le quali essi potranno essere
considerati possibili protagonisti della successiva fase politica.
Non possiamo
sapere se questo sia il suo scopo. Possiamo però osservare che questo è uno
degli effetti possibili del suo discorso.
Qui emerge
una questione centrale nell'epistemologia di Maturana: l'osservatore non
descrive semplicemente un mondo politico già dato; attraverso il linguaggio
partecipa alla sua continua costituzione.
3. La fenomenologia: ciò che appare e ciò che viene
attribuito
La
fenomenologia ci invita a sospendere temporaneamente le interpretazioni sulle
intenzioni nascoste dell'autore.
Non
domandiamoci, per il momento, se Romano voglia davvero candidare Anna Luperto,
Giulio Greco oppure Viviana Zizza.
Domandiamoci
che cosa appare nel testo.
|
Ciò che appare nella lettera |
Ciò che non possiamo concludere |
|
Stima
dichiarata per Anna Luperto |
Che Romano
ne sostenga la candidatura |
|
Riconoscimento
dell'impegno di Giulio Greco |
Che Greco
sia il suo candidato alternativo |
|
Valorizzazione
di Luigi Totaro e Gigi Renis |
Che esista
un accordo politico tra loro |
|
Riconoscimento
del carisma di Viviana Zizza |
Che Romano
intenda proporla come sindaca |
|
Richiamo
alle decisioni del PD |
Che il
partito abbia già deciso una candidatura |
La distinzione è essenziale.
Il testo è
un fenomeno accessibile all'osservazione. Le intenzioni politiche che potremmo
attribuire al suo autore sono interpretazioni.
Un'analisi
fenomenologica rigorosa non nega che possano esistere intenzioni non
dichiarate: semplicemente evita di trattarle come fatti accertati.
Il caso di Viviana Zizza
La frase più
interessante, da questo punto di vista, è:
«Da tempo,
riconosco in lei qualità e carisma che la rendono adeguata a raccogliere
qualsiasi sfida».
È una
formulazione diversa da quelle riservate agli altri amministratori.
Romano non
si limita a riconoscere un'attività svolta. Formula anche un giudizio sulle
capacità future di Zizza.
La parola
«qualsiasi» amplia considerevolmente il campo delle possibilità.
Comprende,
linguisticamente, anche una candidatura alla carica di sindaco, senza
nominarla.
Questo non
dimostra che Romano intenda candidarla. Dimostra che la sua formulazione è
compatibile con tale possibilità e non la esclude.
La
differenza tra compatibilità e intenzione è uno dei punti sui quali un'analisi
epistemologica deve mantenere la massima precisione.
4. Heinz von Foerster: l'osservatore che osserva altri
osservatori
Con von
Foerster possiamo introdurre un ulteriore livello.
Gorgoni
osserva la situazione politica e produce un articolo.
Romano
osserva l'articolo di Gorgoni e produce una lettera.
I cittadini
osservano sia l'articolo sia la lettera e costruiscono le proprie
interpretazioni.
Schema
interpretativo della circolarità dell'osservazione, non ricostruzione di
rapporti causali accertati.
Nessuno di
questi osservatori possiede automaticamente una posizione privilegiata dalla
quale descrivere la realtà politica in modo definitivo.
Gorogini
seleziona alcuni fatti e costruisce una narrazione.
Romano
seleziona alcuni aspetti della propria esperienza e costruisce una risposta.
I lettori
selezionano ulteriormente ciò che ritengono significativo.
La realtà
politica pubblicamente condivisa emerge anche dall'interazione ricorsiva di
queste osservazioni.
La domanda
di secondo ordine diventa allora:
Quali
distinzioni adopera Romano per distinguere la propria osservazione da quella di
Gorgoni?
Romano
distingue la propria parola dai «giochetti di altri».
Questa espressione
è rilevante perché non riguarda soltanto la ricostruzione dei fatti, ma
qualifica negativamente una modalità di azione attribuita ad altri soggetti.
Nel momento
in cui Romano denuncia i «giochetti», introduce egli stesso una distinzione
morale e politica tra il proprio intervento e quello altrui.
Non sta
semplicemente informando: sta anche prendendo posizione sul modo legittimo di
partecipare alla conversazione pubblica.
5. La contraddizione apparente: autonomia personale e
appartenenza partitica
La
conclusione contiene una frase particolarmente significativa:
«Io non ho
mai agito come soggetto autonomo e continuerò a farlo nel solco della piena
condivisione con le determinazioni del partito democratico».
Sul piano
letterale, l'autore dichiara di non agire come soggetto autonomo.
Sul piano
fenomenologico, però, abbiamo davanti una persona che decide di intervenire
pubblicamente, sceglie i destinatari del proprio apprezzamento, seleziona gli
argomenti e rivendica l'utilizzo delle proprie parole.
Non è
necessariamente una contraddizione.
Potremmo
distinguere due forme di autonomia:
- Autonomia comunicativa: Romano
esercita la propria facoltà di esprimersi pubblicamente.
- Autonomia politico-decisionale:
Romano dichiara di non voler assumere iniziative indipendenti dalle
determinazioni del PD.
Queste due
dimensioni possono coesistere.
Il punto
epistemologicamente interessante è che la parola «autonomo» cambia significato
a seconda del dominio nel quale viene impiegata.
Senza questa
distinzione, il lettore potrebbe interpretare come incoerenza ciò che potrebbe
essere, invece, una delimitazione del proprio ruolo politico.
Rimane
tuttavia una questione aperta: la condivisione delle determinazioni del partito
riguarda decisioni già assunte oppure decisioni ancora da costruire?
La lettera
non lo chiarisce.
E questa
indeterminatezza è importante, perché non consente di stabilire se Romano stia
descrivendo una posizione politica già definita o dichiarando un criterio per
le proprie scelte future.
6. La dimensione emotiva: il bisogno di non essere
definito dagli altri
Una lettura
fenomenologica può soffermarsi anche sulla dimensione affettiva del linguaggio,
senza trasformarla in una diagnosi psicologica.
Romano
scrive:
«Avevo
piacere ad intervenire in questo passaggio della storia del mio comune con le
mie parole, evitando che il mio nome potesse rimanere ostaggio dei giochetti di
altri».
La parola
«ostaggio» evoca una condizione di perdita di libertà.
Il soggetto
sembra rappresentare la situazione nella quale il proprio nome viene inserito
in una narrazione pubblica non interamente controllata da lui.
Intervenendo,
Romano cerca di riappropriarsi della possibilità di definire pubblicamente la
propria posizione.
Possiamo
distinguere tre dimensioni:
La
percezione dichiarata: il proprio nome è stato associato a un'iniziativa
politica da un altro osservatore.
L'azione
osservabile: scrivere una lettera pubblica per formulare direttamente la
propria posizione.
Il possibile
scopo: sottrarre la propria identità politica a una definizione che non ha
personalmente formulato.
Quest'ultimo
resta un'ipotesi interpretativa, sebbene coerente con le parole utilizzate.
In termini
fenomenologici, l'autore sembra attribuire particolare valore alla possibilità
di essere riconosciuto attraverso la propria narrazione di sé.
7. Lo scopo e lo scopo dello scopo
Applicando
le domande ispirate alla biologia del conoscere di Maturana e Ximena Dávila,
possiamo distinguere diversi livelli.
|
Domanda |
Risposta interpretativa |
|
Che cosa
sta facendo Romano? |
Risponde
pubblicamente a una ricostruzione giornalistica |
|
Come lo
sta facendo? |
Attraverso
riconoscimenti personali, valutazioni amministrative e un richiamo al partito |
|
Che cosa
conserva? |
La stima
dichiarata per più amministratori e l'appartenenza al PD |
|
Che cosa
modifica? |
Il quadro
interpretativo che lo associa principalmente a una candidatura |
|
Quale
potrebbe essere il suo scopo? |
Definire
personalmente il proprio posizionamento pubblico |
|
Quale
potrebbe essere lo scopo dello scopo? |
Conservare
la propria legittimazione e capacità di partecipare alle future decisioni
politiche |
L'ultimo passaggio è un'ipotesi, non una conoscenza
delle intenzioni di Romano.
È proprio
qui che la riflessione epistemologica diventa più rigorosa: quando siamo capaci
di formulare ipotesi senza dimenticare che le abbiamo formulate noi.
8. La lettera come atto politico, non soltanto come
descrizione
Un ulteriore
contributo può venire dalla teoria degli atti linguistici di John Searle e J.
L. Austin.
Le parole
non servono soltanto a descrivere qualcosa. Attraverso le parole compiamo
azioni.
Quando
Romano dichiara la propria stima per Luperto, compie un atto pubblico di
riconoscimento.
Quando
attribuisce a Zizza qualità adeguate a «qualsiasi sfida», compie un atto di
valorizzazione delle sue capacità politiche.
Quando
richiama il Partito Democratico, compie un atto di dichiarazione della propria
collocazione politica.
Quando
chiede la pubblicazione integrale, cerca di preservare l'unità del proprio
discorso, evitando che venga presentato soltanto attraverso estratti
selezionati.
Queste
operazioni non dimostrano l'esistenza di una strategia nascosta, ma mostrano
perché una lettera politica non possa essere trattata come un semplice
contenitore di informazioni.
La lettera è
essa stessa un evento politico.
9. Che cosa la lettera non dice
È importante
considerare anche le assenze, senza attribuire loro automaticamente un
significato intenzionale.
Il testo non
indica un candidato sindaco, non dichiara l'esistenza di un accordo tra le
persone nominate, non specifica se vi siano consultazioni in corso e non
identifica una decisione del Partito Democratico sulla futura candidatura.
Non contiene
nemmeno una smentita esplicita della circostanza iniziale, ossia che Romano
stia lavorando alla candidatura di Anna Luperto.
Queste
assenze delimitano il campo delle conclusioni legittime.
L'assenza di
una smentita non costituisce una conferma.
Allo stesso
modo, il riconoscimento delle qualità di più amministratori non dimostra che
Romano intenda favorire una competizione tra loro.
L'analisi
può mostrare le possibilità interpretative generate dal testo; non può
convertirle in fatti.
10. La questione etica: quale convivenza genera questo
linguaggio?
Nell'epistemologia
di Maturana, l'emozionare e il linguaggiare sono strettamente intrecciati nella
costituzione delle relazioni umane.
La politica
non è soltanto competizione per le cariche. È anche un dominio di convivenza
che si conserva e si trasforma attraverso le conversazioni.
Da questo
punto di vista, la lettera presenta due movimenti.
Il primo è
inclusivo: Romano riconosce pubblicamente competenze e contributi di diversi
amministratori, senza costruire una contrapposizione esplicita tra loro.
Il secondo è
conflittuale: l'espressione «giochetti di altri» introduce una svalutazione di
comportamenti altrui, senza precisarne il contenuto.
I due
movimenti convivono nello stesso testo.
La domanda
etica non è se Romano abbia diritto di difendere la propria posizione.
Naturalmente lo ha.
La domanda è
un'altra:
Quale forma
di convivenza politica contribuisce a generare un linguaggio che, mentre
riconosce la dignità e le capacità di alcuni interlocutori, rappresenta altri
attraverso la categoria dei «giochetti»?
Non possiamo
rispondere senza osservare le interazioni successive. Possiamo però riconoscere
la tensione presente nel discorso.
11. Conclusione: la lettera vista dall'osservatore di
secondo ordine
La lettura
più rigorosa della lettera non è quella che pretende di scoprire quale
candidato Andrea Romano abbia già scelto.
È quella che
osserva come egli costruisca pubblicamente il campo delle possibilità
politiche.
Romano
prende le distanze dall'essere definito attraverso una ricostruzione altrui, ma
non formula una smentita diretta. Esprime stima per Anna Luperto, attribuisce
meriti ad altri amministratori, riconosce a Viviana Zizza una particolare
capacità di affrontare sfide future e riafferma la propria appartenenza alla
dimensione decisionale del Partito Democratico.
Ne emerge un
discorso che mantiene aperte più possibilità, senza assumere un impegno
esplicito verso una candidatura.
Questo è ciò
che possiamo sostenere sulla base del testo.
Non possiamo
invece affermare che tale apertura sia stata deliberatamente progettata per
perseguire una determinata strategia.
La
distinzione è decisiva.
Dal punto di
vista di Maturana, potremmo concludere che Romano, scrivendo, non si limita a
raccontare la politica di San Cesario: partecipa a far emergere un particolare
mondo politico, nel quale alcune persone acquistano riconoscimento pubblico e
il partito rimane il riferimento dichiarato delle decisioni.
Dal punto di
vista di von Foerster, anche questa mia analisi è l'osservazione di un
osservatore. Non costituisce una descrizione definitiva della realtà: rende
esplicite le distinzioni attraverso le quali sto leggendo la lettera.
La domanda conclusiva
La domanda
più feconda da rivolgere ad Andrea Romano, senza attribuirgli intenzioni che
non ha dichiarato, potrebbe essere questa:
«Andrea,
nella tua lettera riconosci pubblicamente qualità e meriti a diverse figure
dell'amministrazione comunale e dichiari che continuerai ad agire in piena
condivisione con le determinazioni del Partito Democratico. Vorrei comprendere
una cosa: con questa lettera intendi soltanto sottrarre il tuo nome a una
ricostruzione giornalistica che non riconosci come tua, oppure intendi anche
contribuire alla conversazione attraverso la quale emergerà la futura
candidatura a sindaco di San Cesario di Lecce?»
La domanda
non presume la risposta. Offre all'interlocutore la possibilità di distinguere
ciò che sta facendo.
Ed è proprio
questo, nella prospettiva fenomenologica ed epistemologica qui adottata, il
passaggio fondamentale: non sostituire la nostra interpretazione all'esperienza
dell'altro, ma costruire una conversazione nella quale ciascuno possa rendere
riconoscibili le proprie distinzioni.
Perché
comprendere un altro osservatore non significa indovinare ciò che nasconde.
Significa ascoltare ciò che dice, osservare ciò che fa e riconoscere la
differenza tra quello che sappiamo e quello che immaginiamo.
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“Caro Gaetano,
ho letto il tuo articolo sulle vicende amministrative del
Comune di San Cesario di Lecce e del tuo passaggio nel quale mi tiri dentro
come il soggetto che starebbe lavorando alla candidatura a Sindaco di Anna
Luperto. Preliminarmente, ho il piacere di affermare che l’assessora Luperto è
persona meritevole della mia enorme stima sia come donna che come
amministratrice e non da ultimo come docente. Ho condiviso e sostenuto molte
delle iniziative culturali a sua firma realizzate dell’amministrazione comunale
attuale e che, in questi anni, sono state messe in campo sui temi più
disparati: dalla violenza di genere, al recupero del ricordo delle vittime
dell’olocausto, di quelle sul recupero della memoria industriale, a quelle
rivolte alla scuola, alla cura dell’infanzia e tanto altro.
Sarebbe però ingeneroso da parte mia non avere lo stesso
sguardo e la medesima considerazione per altre figure che in questa attuale
amministrazione hanno scritto pagine importanti di fatti e atti amministrativi
a favore della nostra comunità. Non si può, in questa dinamica, prescindere
dallo sforzo indefesso che l’assessore Giulio Greco, da qualche mese
vicesindaco, ha profuso nel settore dei lavori pubblici e della cura del
patrimonio comunale. A nessun cittadino sarà sfuggita la sua quotidiana
missione fatta di ascolto, attenzione ed impegno.
Lo sviluppo commerciale dell’asse urbano che congiunge il
paese con Lecce, le misure di incentivazione al commercio di vicinato, i
finanziamenti ottenuti per strutturare un’idea di consumo più equilibrato tra
grande, media e piccola distribuzione raccontano, molto più di tante parole, la
qualità e lo sforzo che il consigliere Luigi Totaro ha messo in campo. Per
quanto riguarda Gigi Renis non penso che abbia bisogno di parole a suo favore,
tanto ampio risulta il suo raggio d’azione, anche molto oltre il comune di San
Cesario, sui temi della diffusione della promozione della pratica sportiva e
non solo.
Concludo questa mio breve intervento citando la presidente
del consiglio comunale Viviana Zizza, amministratrice capace e appassionata che
in ogni settore della vita amministrativa non ha fatto mancare il suo
contributo. Da tempo, riconosco in lei qualità e carisma che la rendono
adeguata a raccogliere qualsiasi sfida. Avevo piacere ad intervenire in questo
passaggio della storia del mio comune con le mie parole, evitando che il mio
nome potesse rimanere ostaggio dei giochetti di altri. Io non ho mai agito come
soggetto autonomo e continuerò a farlo nel solco della piena condivisione con
le determinazioni del partito democratico.
Con preghiera di pubblicazione integrale, ti mando cordiali
saluti”. Andrea Romano

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