OGGI ASCOLTO – ORNELLA VANONI E FRANCESCO GABBANI, «VIVA LA VITA»

 


OGGI ASCOLTO – ORNELLA VANONI E FRANCESCO GABBANI, «VIVA LA VITA»

Il tempo non passa. Siamo noi che, finalmente, impariamo ad abitarlo.

Un racconto musicale dal tono umano, curioso e partecipe del giornalismo.

di Antonio Bruno Pietro

Sono le sei del mattino. Il mondo non ha ancora deciso di svegliarsi e io sto ascoltando Ornella Vanoni e Francesco Gabbani.

Prima la voce. Poi la chitarra. Poi il pianoforte. Infine l'orchestra, che arriva come quando il mare, dopo essersi ritirato, torna a occupare tutta la spiaggia.

Che meravigliosa larghezza ha questa vita!

È la prima cosa che penso ascoltando Viva la vita. Non penso alla morte, non penso alla vecchiaia, non penso nemmeno alla nostalgia. Penso alla larghezza. A tutto quello che può stare dentro un'esistenza umana, anche quando ci ostiniamo a considerarla troppo breve.

C'è una brezza in questa canzone. Una leggerezza che non è superficialità, perché la leggerezza autentica è una conquista di chi ha conosciuto anche il peso delle cose.

La chitarra mi porta immediatamente su una spiaggia.

È il 10 agosto. La notte di San Lorenzo. Qualcuno ha acceso un falò, qualcuno ha portato una chitarra, qualcuno guarda le stelle e qualcuno guarda una ragazza, convinto che le stelle siano tutte lì, nei suoi occhi.

Oggi i falò sulle spiagge sono generalmente vietati. Ma nessuna ordinanza potrà mai proibire quelli che continuano ad ardere nella memoria.

E allora mi domando: che ne è stato di quei ragazzi?

Dove sono finite quelle chitarre? Dove sono andate le promesse pronunciate davanti al mare? E soprattutto, dove sono finiti quei cuori che indicavano la strada senza avere la minima idea di dove conducesse?

Poi arriva Ornella.

E quando arriva Ornella Vanoni, bisogna ascoltare.

Perché ci sono cantanti che interpretano una canzone e altri che portano dentro una canzone tutta la vita che hanno attraversato.

Ornella appartiene a questa seconda categoria.

La sua voce non ha bisogno di dimostrare nulla. È una voce che conosce l'amore, le partenze, i ritorni, le illusioni, le delusioni. Una voce che sa quanto sia complicato essere felici e quanto sia ancora più complicato riconoscere la felicità mentre la stiamo vivendo.

Francesco Gabbani le sta accanto con quella sua maniera di raccontare le contraddizioni dell'esistenza attraverso una musica apparentemente semplice, capace di diventare improvvisamente una riflessione filosofica.

Insieme non sembrano due generazioni che si incontrano.

Sembrano due momenti dello stesso essere umano che finalmente si riconoscono.

Perché il ragazzo e l'uomo anziano non sono due persone diverse. Sono due modi di essere vivi nello stesso istante.

È proprio questo che mi accade ascoltandoli.

In questi giorni ho ripensato molto alla mia infanzia. Agli anni che vanno dalla prima elementare ai sedici anni.

Dieci anni.

Detto oggi, sembra pochissimo.

Eppure, allora, quella vita era lunghissima.

C'erano papà e mamma. C'era mia sorella. C'era Sandro, il mio primo amico del cuore. C'erano tutti gli altri ragazzi, quei piccoli uomini che esploravano il mondo senza sapere di essere esploratori.

C'erano le strade di San Cesario, le case, le biciclette, le scoperte, i piccoli tradimenti, le grandi amicizie, le paure che sembravano insormontabili e le felicità che non avevano bisogno di essere spiegate.

Ogni estate era un continente.

Ogni anno scolastico un'epoca.

Ogni amicizia un'avventura.

A sei anni il mondo era immenso. A sedici non era diventato più piccolo: ero io che avevo imparato ad attraversarne qualche strada.

E oggi?

Oggi quei dieci anni sembrano un attimo.

Ma ascoltando Ornella e Francesco mi accorgo di una cosa straordinaria.

Non è vero che quei dieci anni sono scomparsi.

Stanno accadendo adesso.

Accadono mentre ascolto questa chitarra. Mentre sento la voce di Ornella. Mentre penso a Sandro, a mio padre, a mia madre, alle persone che ho amato e a quelle che non potrò più incontrare.

Il passato non torna materialmente. Non posso rientrare in quella prima elementare, non posso riavere i miei sei anni, non posso chiedere a Sandro di correre ancora con me come facevamo da ragazzi.

Ma posso vivere adesso l'emozione che quel mondo fa emergere.

E quell'emozione è presente.

Non è un reperto archeologico.

Non è una fotografia ingiallita.

È vita.

Mi viene in mente una domanda che avrebbe divertito Humberto Maturana: come faccio, oggi, a fare emergere il mondo della mia infanzia?

Lo faccio ascoltando.

Lo faccio ricordando.

Lo faccio lasciando che una canzone diventi un incontro tra il ragazzo che sono stato e l'uomo che sono.

Non sto tornando indietro nel tempo. Sto vivendo un'esperienza presente nella quale il passato acquista nuovamente significato.

E allora comprendo qualcosa che forse da ragazzo non avrei potuto comprendere.

La vita non è larga perché dura molto.

La vita è larga quando smettiamo di restringerla a quello che ci manca.

È larga quando accogliamo quello che accade. Quando una canzone ci commuove senza che dobbiamo vergognarcene. Quando ricordiamo un amico senza pretendere che torni. Quando guardiamo la nostra esistenza senza ridurla a un inventario di successi e fallimenti.

C'è anche un'altra cosa bellissima in questo incontro musicale.

La solidarietà.

Due voci che non competono. Che non cercano di prevalere l'una sull'altra. Che si alternano, si accompagnano, si sostengono.

È una piccola lezione di convivenza.

Perché spesso passiamo la vita cercando di dimostrare di essere sufficienti a noi stessi. E invece è proprio nell'incontro con l'altro che scopriamo possibilità che da soli non avremmo mai conosciuto.

Una voce incontra un'altra voce.

Una chitarra incontra un pianoforte.

Un'orchestra allarga lo spazio.

E nasce qualcosa che nessuno di quegli strumenti avrebbe potuto realizzare da solo.

Non è forse così anche per noi?

Penso ai miei genitori. Penso agli amici. Penso alle persone che hanno attraversato la mia esistenza, anche per un tempo brevissimo.

Ognuna ha aggiunto uno strumento alla mia orchestra.

Qualcuna ha suonato a lungo. Qualcuna soltanto poche battute. Qualcuna ha lasciato un silenzio che ancora oggi riesco a sentire.

Ma tutte, in qualche modo, partecipano alla musica che ascolto stamattina.

E mi accorgo che non ho nessun bisogno di correggere il passato, di renderlo più bello, più giusto, più perfetto.

È stato quello che è stato.

Come la vita.

E questa mattina mi piace immensamente.

Guardo l'orologio.

Sono appena le sei.

Fuori le case dormono ancora. Le finestre sono chiuse. Le strade aspettano i primi passi, i primi motori, il rumore delle saracinesche.

Io invece vorrei aprire la finestra e gridare.

Evviva! Sono vivo!

Vorrei gridarlo a San Cesario, alle sue strade, alle case della mia infanzia, a Sandro, ai miei genitori, ai ragazzi di quella notte di San Lorenzo, a tutti quelli che hanno camminato con me per un tratto di strada.

Vorrei gridarlo anche a chi non mi conosce.

Perché mi sembra una notizia straordinaria.

Sono vivo.

Non perché abbia vinto qualcosa.

Non perché tutto vada come desidero.

Non perché la mia esistenza sia stata esente da dolore, da errori o da rimpianti.

Sono vivo perché in questo preciso istante posso ascoltare una canzone, sentire una brezza immaginaria, vedere un falò lontanissimo e accorgermi che tutto questo sta accadendo dentro di me.

Ma sono le sei del mattino.

E non si può svegliare un paese soltanto perché un uomo ha scoperto quanto sia bella la vita.

Allora non apro la finestra.

Non grido.

Sorrido.

E lascio che sia Ornella a cantare, Francesco ad accompagnarla, la chitarra a riportarmi sulla spiaggia e l'orchestra a restituirmi tutto lo spazio del mondo.

Il ragazzo di sei anni è qui.

Quello di sedici pure.

E c'è anche l'uomo di sessantanove anni, che li guarda entrambi con una tenerezza che non aveva mai conosciuto.

Per una volta nessuno dei tre desidera essere altrove.

Sono tutti qui.

Adesso.

E dentro di me, senza disturbare nessuno, esplode finalmente il grido più bello.

Viva la vita!

Bella, bella, bella davvero.


Oggi ascolto – 15 ottobre 2026

Nota musicale: Viva la vita, Ornella Vanoni con Francesco Gabbani. Autori indicati: Davide Simonetta, Pacifico (Gino De Crescenzo), Francesco Gabbani, Giuseppe Zito e Claudio Gabelloni.

 

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