Analisi epistemologica e fenomenologica dello scritto di Giovanni Calò
Giovanni CalòChe strano il PD di San Cesario,quella componente artefice quattro anni fa dell' ammucchiata di tanti personaggi in cerca di gloria personale e di carrierismo politico(rinnegando le radici ideali di una forza politica ancorata ai bisogni dei lavoratori e dei ceti sociali più deboli e provocando una frattura fratricida letale con chi rimaneva leale con le proprie radici,confluita nel movimento Cantiere Democratico) che ,senza alcun senso del pudore incrociava altri personaggi scafati (altrettanto avidi di visibilità personale e carrierismo sfrenato,disposti a vendersi a chicchessia e a scardinare amministrazioni comunali ritenute non più consone alle proprie bramosie di prime donne, mantenute a vita dai proventi degli incarichi pubblici)dando vita ad un pastrocchio amministrativo Uniti Per San Cesario,senza alcun collante ideale,morale,programmatico e politico comune che non fosse la somma dei propri desiderata,camuffati da impegno civico per abbindolare gli elettori.Orbene quegli stessi personaggi di spicco del PD locale e provinciale(ieri artefici pubblici, orgogliosi della più squallida opera di trasformismo politico amministrativo e di inciucismo tra destra e sinistra che ha solo ingrassato il potenziale elettorale delle destra nel paese, attraverso l' uso clientelare delle risorse pubbliche elargite come prebende personali)invece di chiedere scusa alla cittadinanza per questa stagione infausta,fanno ancora prosopopea e pontificano sui giornali locali con altre ricette suicide,come il rimpasto della componente peudo-sinistra di questa coalizione,o si ergono a repentini moralizzatori della vita pubblica indicando nel duo Distante-Rizzello il male assoluto,quello stesso di cui sono stati,quattro anni fa,i paladini e gli artefici di una operazione giunta ora al capolinea,con conseguenze negative per tutta la collettività,per il degrado e lo squallore in cui è sprofondato l' agire politico-amministrativo.
Analisi epistemologica e fenomenologica dello scritto di Giovanni Calò
Il giudizio politico, la costruzione del nemico e la difficoltà di distinguere ciò che accade da ciò che pensiamo sia accaduto
Il testo di Giovanni Calò sulla vicenda politico-amministrativa di San Cesario di Lecce costituisce un interessante oggetto di analisi epistemologica e fenomenologica. Non soltanto per ciò che afferma sul Partito Democratico, sulla coalizione Uniti per San Cesario e sui protagonisti della politica locale, ma soprattutto per il modo in cui l'autore costruisce la propria rappresentazione della realtà.
La questione centrale non è stabilire se Calò abbia ragione o torto. È comprendere come arriva a formulare i suoi giudizi, quali operazioni cognitive compie, quali emozioni attraversano il suo racconto e quale mondo politico fa emergere attraverso il linguaggio.
Per condurre questa analisi possiamo utilizzare la prospettiva della cibernetica di secondo ordine di Heinz von Foerster, la biologia della cognizione di Humberto Maturana e la fenomenologia di Edmund Husserl, integrandole con alcune considerazioni di Maurice Merleau-Ponty.
1. Analisi epistemologica: come Giovanni Calò costruisce ciò che considera vero
1.1. L'osservatore non è esterno alla realtà che descrive
Calò comincia con un'espressione apparentemente descrittiva:
Che strano il PD di San Cesario
Ma già questa apertura contiene una valutazione.
L'aggettivo strano non identifica una proprietà oggettivamente misurabile del Partito Democratico. Esprime una relazione tra ciò che Calò osserva e ciò che si aspetta da una forza politica che si richiama a determinati valori.
In termini epistemologici, l'autore non sta semplicemente descrivendo un fenomeno: sta operando una distinzione.
Da una parte colloca un partito fedele alle proprie radici, ai lavoratori e ai ceti sociali più deboli. Dall'altra colloca una componente che, a suo giudizio, avrebbe rinunciato a quelle radici per perseguire interessi personali.
La distinzione genera due categorie contrapposte:
La fedeltà agli ideali, associata alla coerenza politica.
Il tradimento degli ideali, associato al trasformismo e al carrierismo.
La domanda epistemologica è: quali osservazioni permettono a Calò di distinguere la coerenza dal tradimento?
Nel testo non vengono esplicitati criteri verificabili per operare questa distinzione. Il giudizio viene presentato come se fosse immediatamente evidente.
Questo non significa che sia necessariamente falso. Significa che il lettore non dispone degli elementi necessari per controllarne la fondatezza.
1.2. Il passaggio dall'osservazione all'attribuzione delle intenzioni
Un passaggio particolarmente significativo è quello in cui Calò definisce alcuni protagonisti:
personaggi in cerca di gloria personale e di carrierismo politico
Qui avviene un salto epistemologico.
Un osservatore può documentare che un amministratore ha cambiato coalizione, ha assunto un incarico, ha sostenuto una maggioranza o ha modificato una posizione politica.
Ma stabilire che abbia agito per gloria personale o carrierismo richiede un ulteriore livello di conoscenza: quello delle motivazioni.
Calò presenta tali motivazioni come se fossero direttamente osservabili.
Possiamo distinguere tre livelli:
Livello | Contenuto | Verificabilità |
|---|---|---|
Osservazione | Alcuni esponenti politici hanno costituito una coalizione | Verificabile attraverso atti e dichiarazioni |
Interpretazione | La coalizione sarebbe priva di coerenza programmatica | Valutabile confrontando programmi, decisioni e comportamenti |
Attribuzione intenzionale | I protagonisti avrebbero agito per ambizione e interesse personale | Richiede prove specifiche, non ricavabili automaticamente dalle scelte politiche |
La difficoltà epistemologica nasce quando il terzo livello viene presentato come se possedesse la stessa evidenza del primo.
Per von Foerster, l'osservazione non può essere separata dalle operazioni dell'osservatore.
La domanda diventa allora:
Come fa Calò a sapere ciò che gli altri desiderano?
Può certamente formulare ipotesi sulle loro motivazioni. Ma una conoscenza delle intenzioni altrui non deriva automaticamente dall'osservazione dei loro comportamenti.
2. Maturana: l'oggettività tra parentesi
Humberto Maturana distingue due modi di spiegare l'esperienza: quello che pretende di accedere a una realtà indipendente dall'osservatore e quello che riconosce il ruolo dell'osservatore nella costruzione delle spiegazioni.
Nel primo caso, chi parla tende a dire, implicitamente:
Le cose stanno così, indipendentemente da chi le osserva.
Nel secondo caso:
Questa è la spiegazione che produco a partire dalle distinzioni che opero e dai criteri che utilizzo.
Nel testo di Calò prevale il primo atteggiamento.
Quando definisce la coalizione:
senza alcun collante ideale, morale, programmatico e politico comune
non presenta una conclusione argomentata, ma una negazione assoluta.
L'espressione senza alcun esclude preventivamente la possibilità che i protagonisti abbiano condiviso anche soltanto alcuni obiettivi.
Eppure una coalizione può essere ideologicamente eterogenea e possedere comunque obiettivi amministrativi comuni. Può anche dichiarare obiettivi comuni senza realizzarli.
Sono situazioni differenti, che richiedono verifiche differenti.
L'approccio epistemologico di Maturana suggerirebbe di sostituire la certezza assoluta con una spiegazione di cui l'autore si assume la responsabilità.
Per esempio:
Osservando la composizione della coalizione e confrontandola con le precedenti posizioni dei suoi esponenti, non riesco a individuare una coerenza politica e programmatica sufficientemente riconoscibile.
La critica rimane severa, ma cambia radicalmente il suo statuto conoscitivo.
Non pretende più di rappresentare una verità indipendente dall'osservatore. Esplicita il percorso attraverso cui il giudizio viene costruito.
Mettere l'oggettività tra parentesi non significa rinunciare alla verità, ma rendere esaminabili i criteri con cui si pretende di conoscerla.
3. Analisi fenomenologica: quale esperienza emerge nello scritto?
La fenomenologia non si domanda inizialmente se il giudizio sia vero o falso. Si domanda come il fenomeno appare alla coscienza di chi lo vive.
Nel testo emergono diverse dimensioni dell'esperienza.
3.1. L'indignazione come tonalità emotiva
Calò utilizza espressioni come:
«senza alcun senso del pudore»
«la più squallida opera di trasformismo»
«invece di chiedere scusa»
«degrado e squallore»
Queste espressioni non sono soltanto valutazioni politiche.
Costituiscono gli indizi linguistici di una particolare disposizione emotiva.
Il mondo politico descritto appare moralmente compromesso. I protagonisti non vengono rappresentati semplicemente come amministratori che hanno compiuto scelte sbagliate, ma come soggetti che avrebbero violato un ordine di valori.
La tonalità dominante sembra essere l'indignazione, accompagnata da una possibile esperienza di delusione e tradimento.
È importante precisare che queste emozioni sono inferite dal linguaggio: non possiamo sapere con certezza che cosa Calò provasse mentre scriveva.
La domanda fenomenologica sarebbe:
Che cosa accade nell'esperienza di Calò quando osserva persone che considera un tempo appartenenti alla propria comunità ideale e che ora giudica incoerenti con quella storia?
Una possibilità è che la trasformazione politica venga vissuta non soltanto come cambiamento amministrativo, ma come perdita di un'appartenenza simbolica.
3.2. Il passato come misura del presente
L'autore richiama continuamente le radici ideali, la fedeltà, la frattura tra componenti politiche e le scelte compiute quattro anni prima.
Il passato diventa il criterio attraverso cui interpretare il presente.
Nella prospettiva fenomenologica, però, il passato non compare nella coscienza come una registrazione immutabile. Viene ricordato e reinterpretato nell'esperienza attuale.
Il Calò che scrive oggi non sta semplicemente riproducendo ciò che osservava quattro anni fa.
Sta attribuendo a quegli avvenimenti un significato alla luce della situazione politica attuale.
La crisi presente può dunque contribuire a riorganizzare retrospettivamente il senso della nascita della coalizione.
Questa operazione è comune nell'esperienza umana, ma introduce un problema conoscitivo: il fallimento successivo di un progetto non dimostra, da solo, che le intenzioni originarie fossero necessariamente opportunistiche.
La valutazione degli esiti e quella delle motivazioni iniziali devono rimanere distinguibili.
3.3. La scomparsa della complessità dell'altro
Un aspetto fenomenologicamente rilevante riguarda il modo in cui gli altri protagonisti politici appaiono nel racconto.
Non emergono come soggetti dotati di una pluralità di motivazioni, contraddizioni, aspettative e possibilità di cambiamento.
Vengono descritti attraverso categorie relativamente stabili: carrieristi, trasformisti, opportunisti, moralizzatori incoerenti.
Queste qualificazioni possono esprimere un giudizio politico legittimamente formulabile, ma diventano epistemologicamente problematiche quando esauriscono l'identità delle persone.
Merleau-Ponty ci aiuta a comprendere che l'altro non è mai completamente riducibile all'immagine che ne costruiamo.
Ogni individuo possiede una prospettiva sul mondo che non coincide necessariamente con quella dell'osservatore.
Il rischio del testo è che la critica delle azioni si trasformi in una definizione totalizzante degli attori.
Invece di dire hanno compiuto scelte che giudico opportunistiche, il linguaggio tende a stabilire sono opportunisti.
Il comportamento viene trasformato in identità.
4. La costruzione linguistica del nemico politico
Il testo presenta una struttura narrativa riconoscibile.
La sequenza interpretativa dello scritto
Le radici ideali
Un passato assunto come riferimento di coerenzaLa rottura
La formazione di una coalizione giudicata incoerenteL'attribuzione delle intenzioni
Carrierismo, ambizione e ricerca di vantaggi personaliLa condanna del presente
La crisi amministrativa letta come conseguenza della scelta originariaQuesta sequenza possiede una notevole forza retorica.
Gli avvenimenti vengono organizzati in una storia coerente, nella quale la conclusione appare già contenuta nell'origine.
Chi avrebbe tradito gli ideali non poteva che produrre un fallimento.
Ma questa è una struttura narrativa, non una dimostrazione causale.
Per sostenere che la costituzione della coalizione abbia determinato il degrado amministrativo, occorrerebbe identificare decisioni, responsabilità, effetti e possibili cause alternative.
Analogamente, l'affermazione secondo cui l'uso clientelare delle risorse pubbliche avrebbe favorito la destra contiene due ipotesi distinte: una relativa alle modalità di distribuzione delle risorse e una relativa alle conseguenze elettorali. Entrambe richiedono riscontri autonomi.
5. Il paradosso della denuncia morale
Calò rimprovera ad alcuni protagonisti politici di essersi trasformati in moralizzatori della vita pubblica dopo aver contribuito alla formazione della coalizione che ora criticano.
Il problema che solleva è importante: quello della responsabilità politica e della coerenza.
Tuttavia, dal punto di vista epistemologico, occorre distinguere due questioni.
La prima: chi ha sostenuto una scelta politica dovrebbe spiegare pubblicamente perché oggi la giudica sbagliata?
La seconda: il fatto di aver sostenuto quella scelta rende necessariamente infondate le critiche che oggi formula?
Alla prima domanda si può rispondere che una spiegazione pubblica è certamente auspicabile.
Alla seconda, invece, la risposta è negativa.
Una persona può avere contribuito a un errore e successivamente riconoscerlo. Può anche criticare comportamenti che in passato aveva tollerato.
L'incoerenza biografica non dimostra automaticamente l'infondatezza di un'affermazione.
Il giudizio sulle persone e quello sulla validità delle loro argomentazioni devono poter essere esaminati separatamente.
È qui che il testo rischia di trasformare una critica politicamente rilevante in un meccanismo di delegittimazione personale.
6. Una lettura attraverso la domanda «Come faccio quello che faccio?»
Applicando allo scritto il metodo riflessivo ispirato a Maturana e Ximena Dávila, possiamo formulare alcune domande che non pretendono di sostituirsi alle risposte dell'autore.
Domanda | Possibile oggetto di osservazione |
|---|---|
Di che cosa mi accorgo? | Di un cambiamento nelle alleanze e nei comportamenti politici |
Che cosa percepisco? | Una distanza tra gli ideali che considero importanti e le scelte compiute |
Che cosa sto facendo? | Sto formulando una denuncia pubblica e attribuendo responsabilità |
Quale passato ricostruisco? | Una storia di appartenenza, coerenza e successiva rottura |
Quale futuro prefiguro? | Il rischio che gli stessi protagonisti ripetano gli errori precedenti |
Che cosa desidero conservare? | La fedeltà a determinati principi politici e morali |
Qual è il mio scopo? | Potrebbe essere denunciare un'incoerenza e sollecitare responsabilità |
Qual è lo scopo dello scopo? | Potrebbe essere tutelare un'idea di politica fondata su valori riconoscibili |
Le ultime risposte sono ipotesi interpretative, non conoscenze delle intenzioni di Calò.
La domanda più interessante riguarda proprio lo scopo dello scopo.
Calò vuole contribuire alla trasformazione della politica di San Cesario oppure vuole principalmente denunciare e delegittimare coloro che considera responsabili della sua degenerazione?
Le due intenzioni non si escludono, ma producono pratiche comunicative differenti.
Una denuncia può aprire un confronto oppure consolidare una contrapposizione.
Dipende anche da come vengono formulate le accuse, da quali prove vengono offerte e dallo spazio che viene riconosciuto alle spiegazioni altrui.
7. Il linguaggio non descrive soltanto il mondo: contribuisce a produrlo
Nella prospettiva di Maturana, il linguaggio non è un semplice strumento per trasmettere rappresentazioni già formate.
È parte delle coordinazioni relazionali attraverso cui prende forma la convivenza umana.
Quando Calò utilizza parole come ammucchiata, pastrocchio, inciucismo e prebende, non si limita a comunicare un'opinione.
Introduce distinzioni che orientano il modo in cui il lettore può percepire la coalizione e i suoi protagonisti.
Quelle parole organizzano il campo dell'esperienza politica.
Chi condivide già il giudizio può sentirsi confermato.
Chi viene criticato può sentirsi attaccato e reagire difensivamente.
Chi non possiede informazioni sufficienti può essere portato ad assumere come fatti le attribuzioni contenute nel testo.
Naturalmente questi sono esiti possibili, non reazioni inevitabili.
Il punto epistemologico decisivo è che ogni intervento pubblico modifica il campo delle conversazioni nel quale viene pronunciato.
E questo conduce a una questione etica.
Se desidero una comunità politica capace di discutere responsabilità e programmi, il mio modo di parlare degli avversari contribuisce a rendere possibile oppure a ostacolare quella comunità?
Non si tratta di chiedere a Calò di rinunciare alla durezza della critica.
Si tratta di chiedere quali conseguenze relazionali desideri produrre attraverso quella durezza.
8. Dalla denuncia alla verifica: ciò che manca al testo
Lo scritto individua alcuni problemi potenzialmente importanti: la coerenza delle alleanze, la responsabilità delle classi dirigenti, l'uso delle risorse pubbliche e la qualità dell'amministrazione.
Ma per trasformare la denuncia in un'analisi politica verificabile servirebbero elementi ulteriori.
In particolare, sarebbe necessario ricostruire gli accordi programmatici che accompagnarono la formazione di Uniti per San Cesario, confrontarli con gli atti amministrativi successivi e individuare quali impegni siano stati rispettati o disattesi.
L'eventuale clientelismo richiederebbe un'analisi documentale specifica delle procedure di assegnazione di incarichi, contributi e benefici, evitando di confondere scelte discrezionali, decisioni politicamente discutibili e condotte illegittime.
Anche la presunta crescita elettorale della destra dovrebbe essere valutata attraverso dati comparabili, distinguendo la variazione dei voti dall'ipotesi sulle sue cause.
Questa impostazione non attenuerebbe necessariamente la critica.
Potrebbe, al contrario, renderla molto più solida.
9. Conclusione: la certezza morale non coincide con la conoscenza
Lo scritto di Giovanni Calò manifesta una posizione politica fortemente critica e una richiesta riconoscibile di coerenza e responsabilità.
Il suo limite epistemologico principale è la tendenza a trasformare interpretazioni e attribuzioni di intenzioni in affermazioni categoriche.
Il suo tratto fenomenologico più evidente è una rappresentazione della vicenda politica attraversata dall'indignazione e dal richiamo a un'appartenenza ideale percepita come tradita.
La sua forza comunicativa risiede nella capacità di costruire una narrazione compatta.
Ma proprio questa compattezza rischia di sacrificare la complessità degli avvenimenti e delle persone.
La prospettiva della cibernetica di secondo ordine ci invita allora a una domanda ulteriore:
Quali distinzioni sto operando quando descrivo la politica, e che cosa quelle distinzioni mi impediscono di vedere?
Non significa sospendere il giudizio indefinitamente. Significa distinguere tra fatti, inferenze, valori e intenzioni attribuite.
È possibile giudicare severamente un'amministrazione senza presumere di conoscere l'interiorità dei suoi protagonisti. È possibile denunciare un'incoerenza senza negare agli altri la possibilità di cambiare opinione. Ed è possibile difendere principi politici senza trasformarli in una posizione dalla quale soltanto noi possiamo riconoscere la verità.
La domanda conclusiva
Resta una questione che considero ancora più importante della valutazione dello scritto.
Se denuncio una politica che considero fondata sulla contrapposizione, sul personalismo e sulla delegittimazione, come posso farlo senza riprodurre, attraverso il mio stesso linguaggio, quelle modalità di relazione che intendo criticare?
Questa domanda sposta l'attenzione dalla sola condotta degli altri alla responsabilità dell'osservatore.
Non cancella il conflitto politico, non impone un'impossibile neutralità e non pretende che tutte le posizioni siano equivalenti.
Introduce, invece, la possibilità di osservare anche il proprio modo di partecipare al conflitto.
Perché una comunità democratica non emerge soltanto dai programmi che i suoi protagonisti dichiarano di voler realizzare.
Emerge anche dal modo in cui si parlano, si ascoltano, si contestano e si riconoscono reciprocamente come interlocutori.
La domanda, allora, non è soltanto quale politica vogliamo per San Cesario, ma quale San Cesario facciamo emergere ogni volta che parliamo della sua politica.
Nota metodologica: questa analisi riguarda esclusivamente il testo fornito. Non costituisce una verifica indipendente delle accuse, dei fatti amministrativi o delle motivazioni attribuite alle persone menzionate. Le interpretazioni fenomenologiche descrivono possibilità di lettura del linguaggio, non diagnosi psicologiche dell'autore.
Riferimenti teorici: E. Husserl, Idee per una fenomenologia pura (1913); M. Merleau-Ponty, Fenomenologia della percezione (1945); H. von Foerster, Observing Systems (1981); H. Maturana e F. Varela, L'albero della conoscenza (1984).

Commenti
Posta un commento