Oggi ascolto: Settembre – “Lentiggini”. La paura di essere dimenticati

 


Oggi ascolto: Settembre – “Lentiggini”. La paura di essere dimenticati

Di Antonio Bruno

Oggi è il mio compleanno. E già questo basterebbe per parlare di Settembre.

Non soltanto di Andrea Settembre, il ragazzo napoletano che canta Lentiggini, ma proprio di settembre, il mese. Perché nella mia vita settembre è sempre stato una specie di frontiera. Il mese nel quale qualcosa finiva e qualcos’altro cominciava.

Da bambino aspettavo settembre sapendo che subito dopo sarebbe arrivato il compleanno. Il 1° ottobre 1963 avevo sei anni esatti e cominciava l’avventura della scuola. Poi vennero i diciotto anni, compiuti nel settembre del 1975: me li sono goduti per tutto il quinto anno delle superiori, fino alla maturità del 1976.

A quell’età un anno sembra lunghissimo. A sessantanove anni scopri invece che sessantanove anni possono stare dentro una canzone di tre minuti.

Basta che quella canzone apra una porta.

E Lentiggini una porta la apre.

Andrea Settembre è nato nel 2001 l’età di mia figlia Sara. Ha vinto le Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2025 con Vertebre, portandosi a casa anche il Premio della Critica Mia Martini e quello della Sala Stampa Lucio Dalla. Prima ancora era passato da X Factor. Insomma, appartiene a una generazione lontanissima dalla mia.

Eppure le canzoni fanno proprio questo mestiere: rendono inutili le carte d’identità.

Lentiggini parla di quello che rimane quando una storia finisce.

E qui io e Andrea ci separiamo.

Lui sembra avere paura di essere dimenticato.

Io no.

Non perché io sia più forte, più saggio o speciale. Semplicemente perché non mi sono quasi mai domandato se le donne che ho amato continuassero a pensarmi.

Una storia è cominciata, è continuata ed è finita.

Questo non significa che sia stata cancellata.

Non puoi cancellare un pezzo della tua vita. Non posso farlo io e non può farlo nemmeno lei, quella donna che per un attimo, un giorno, un mese, un anno o molti anni ha condiviso con me un tratto di strada.

È accaduto.

E ciò che è accaduto non ha bisogno di continuare ad accadere per essere stato vero.

Forse è proprio qui che Lentiggini mi interessa.

Andrea cerca un particolare del corpo, un piccolo segno sulla pelle, quasi una prova materiale contro l'oblio. Io, invece, dei particolari delle donne che ho amato ricordo pochissimo. Non saprei disegnare una mappa delle loro lentiggini. E soprattutto non ho bisogno di sapere se, dall'altra parte del tempo, qualcuno conserva una mappa di me.

Perché il passato non sta fermo da qualche parte, dentro un archivio.

Lo ricostruiamo.

Continuamente.

E basta pochissimo.

Una canzone ascoltata per caso. Un odore. Un sapore. Un profumo. Una strada percorsa dopo quarant'anni. Una parola pronunciata con una certa inflessione.

Ed eccoti di nuovo lì.

Con lei.

Oppure con un'altra.

O con un'altra ancora.

Non perché quelle storie siano tornate. Non tornano. È il presente che, incontrando qualcosa, ricostruisce per un istante quel passato.

Forse è questa la cosa che mi separa dall'insicurezza raccontata da Andrea Settembre: lui domanda, in fondo, «mi penserai ancora?».

Io non sento più il bisogno di porre quella domanda.

Se siamo stati insieme, quella relazione appartiene alla storia di entrambi. Ciascuno la ricostruirà a modo proprio, magari diversamente, magari raramente. Forse un giorno basterà una canzone alla radio e per tre minuti io comparirò nel presente di qualcuno. Come qualcuno, senza essere invitato, compare improvvisamente nel mio.

Poi la canzone finisce.

E la vita continua.

Ma Lentiggini mi piace.

Mi piace proprio perché non devo essere d'accordo con una canzone per farmi prendere dalla sua melodia.

Andrea Settembre ha costruito questa insicurezza dentro una forma melodica che arriva con naturalezza. C'è il pianoforte da cui è nata l'idea, ci sono gli archi che lui stesso ha voluto conservare pensando anche a una certa intensità emotiva alla Adele, e soprattutto c'è quella voce graffiata, fragile, che non pretende di essere perfetta.

Racconta.

Ed è questo che chiedo a una canzone.

Non di spiegarmi come devo vivere, ma di farmi entrare per qualche minuto nel mondo di un altro essere umano.

Andrea ha venticinque anni.

Io oggi ne compio sessantanove.

Lui canta la paura che qualcuno possa dimenticarlo.

Io ascoltandolo scopro che non mi importa di essere ricordato: mi basta sapere che abbiamo vissuto.

Forse è questo il regalo che mi fa oggi un ragazzo che si chiama Settembre, proprio nel giorno del mio compleanno.

Ricordarmi che la vita non è un album nel quale dobbiamo incollare tutte le fotografie perché non vadano perdute.

La vita accade adesso.

E qualche volta, mentre accade, una melodia, un profumo o una voce spalancano una finestra.

Guardiamo dentro.

Sorridiamo.

E torniamo al presente.

E per oggi è tutto.

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