Oggi ascolto Biagio Antonacci feat. Sayf “Spiritualé”
Oggi ascolto Biagio Antonacci feat. Sayf. La musica
promette di cambiare il mondo. Io provo a chiederle: come?
“Spiritualé”: e se a cambiare il mondo fosse
una domanda?
di Antonio
Bruno
Biagio
Antonacci me lo ricordo da sempre.
Ci sono
artisti che ascolti e altri che, senza quasi accorgertene, finiscono dentro la colonna
sonora della tua vita. Antonacci appartiene, per me, alla seconda categoria. La
sua musica rimbalza tra i sensi, riapre stanze, porta a galla ricordi,
desideri, contraddizioni. Riesce a far emergere di tutto e di più.
Oggi ascolto
Spiritualé, il brano che canta insieme a Sayf, pseudonimo
di Adam Sayf Viacava, rapper e cantautore italo-tunisino nato a Genova nel
1999.
Ed è proprio
l'incontro fra questi due uomini, prima ancora che fra questi due artisti, ad
attirarmi.
Antonacci
viene da una stagione della canzone italiana nella quale la melodia aveva
ancora bisogno di distendersi, di raccontare. Sayf appartiene invece a una
generazione che comprime le parole, le incastra nel ritmo, mescola
appartenenze, linguaggi e geografie.
Eppure qui
non sento un padre che invita un figlio sul proprio palcoscenico.
Sento due
persone che, per qualche minuto, accettano di stare nello stesso spazio.
Due generazioni dentro la stessa canzone
Spiritualé ha qualcosa del canto collettivo.
La voce di
Antonacci conserva quella sua capacità di allargare la frase, mentre Sayf porta
dentro il pezzo un'altra temperatura: più urbana, più immediata, apparentemente
meno sentimentale e proprio per questo capace di creare un contrasto
interessante.
Poi arriva
il ritmo.
E il ritmo
sembra volerci convincere che, almeno per la durata di una canzone, possiamo
appartenere tutti allo stesso movimento.
È una bella
idea.
Forse è
persino una delle più antiche idee della musica: gli esseri umani che smettono
per un momento di essere individui separati e battono le mani, cantano,
danzano, respirano insieme.
Antonacci e
Sayf sembrano affidare proprio a questa esperienza una speranza: che la
musica possa cambiare il mondo.
Ed è qui che
io mi fermo.
Perché la
canzone mi piace, ma con la sua tesi non sono completamente d'accordo.
La spiritualità basta?
La
spiritualità viene proposta quasi come un volano del cambiamento. Non
necessariamente religione, dunque, ma connessione, sentimento comune, capacità
di sentirsi parte di qualcosa.
È
un'intuizione affascinante.
Ma io penso
che non basti.
Non credo
che sia la spiritualità, da sola, a cambiare il mondo. E non credo che basti la
religione. La storia umana è piena di uomini spirituali capaci di ferire e di
uomini religiosi capaci di giustificare il dolore provocato agli altri.
Perché
possiamo pregare e fare del male.
Possiamo
commuoverci e fare del male.
Possiamo
cantare insieme e, finita la canzone, tornare a escludere qualcuno.
Possiamo
persino parlare d'amore e comportarci senza amore.
Per questo,
ascoltando Spiritualé, io sento emergere un'altra parola.
Etica.
Ma non penso
all'etica come a un codice inciso sulla pietra e consegnato da qualcuno agli
esseri umani una volta per tutte.
Penso a
qualcosa che accade dentro la relazione.
Quando sto
per parlare.
Quando sto
per decidere.
Quando sto
per agire.
La domanda
E allora,
mentre Antonacci e Sayf cantano, dentro di me nasce una domanda.
Una sola.
Se dirò o
farò quello che ho intenzione di dire o di fare, ci sarà una persona, un altro
organismo vivente o l'ambiente che subirà conseguenze negative? Farò del male?
Provocherò un danno?
Fermarsi
davvero davanti a questa domanda significa già cambiare qualcosa.
Perché
improvvisamente l'altro entra nella mia decisione.
Non come
regola.
Non come comandamento.
Non perché
qualcuno mi prometta un premio o mi minacci con una punizione.
Entra perché
io lo vedo.
Vedo che
esiste.
Vedo che
quello che faccio modifica il suo mondo.
E
contemporaneamente modifica il mio.
Forse
l'etica comincia esattamente qui: quando l'altro smette di essere lo sfondo
delle mie azioni.
Ma allora la musica non cambia niente?
Al
contrario.
È proprio
ascoltando Spiritualé che mi sto facendo questa domanda.
Ed ecco il
meraviglioso paradosso della canzone.
Io contesto
l'idea che la musica possa cambiare il mondo e, mentre la contesto, mi accorgo
che questa musica ha prodotto qualcosa dentro di me.
Mi ha
costretto a pensare.
Antonacci e
Sayf non hanno cambiato il mondo davanti ai miei occhi.
Hanno
modificato per qualche minuto il mondo che emerge mentre io li ascolto.
E forse è
già moltissimo.
La musica
non approva leggi, non interrompe le guerre, non distribuisce il pane, non
impedisce automaticamente a un uomo di ferirne un altro.
Ma può
creare quello spazio minuscolo che esiste tra ciò che sentiamo e ciò che
facciamo.
Può
introdurre un'esitazione.
Una domanda.
Una
possibilità diversa.
E magari il
cambiamento non avviene nel momento in cui migliaia di persone cantano insieme.
Magari
comincia un secondo dopo, quando ciascuno torna a essere solo con se
stesso e deve decidere come comportarsi con la persona che ha davanti.
È lì che Spiritualé
continua, anche quando la musica è finita.
Io me la faccio. E tu?
Biagio Antonacci
e Sayf cantano la possibilità di una comunità tenuta insieme dal ritmo.
Io,
ascoltandoli, aggiungo una condizione.
Non basta
sentirci uniti.
Dobbiamo
domandarci che cosa producono le nostre azioni negli altri.
Forse la
musica non cambia il mondo.
Forse
neppure la spiritualità cambia il mondo.
Ma una
canzone può portarci davanti alla domanda capace di modificare il nostro
prossimo gesto.
E siccome il
mondo è fatto anche di miliardi di gesti compiuti ogni giorno da miliardi di
esseri umani, la distanza fra una domanda e il cambiamento potrebbe essere
molto più piccola di quanto immaginiamo.
Io quella
domanda provo a farmela:
quello che
sto per dire o fare farà male a qualcuno o provocherà un danno?
Adesso la
giro a te.
Tu te la
fai?
E per oggi è
tutto.

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