lu currulu

Sei di San Cesario se ….. sai cos’è lu currulu (la trottola)

I giochi di una volta che non vedo fare più. Uno di questi è lu currulu si gioca avvolgendo una corda attorno alla trottola in modo da formare una spirale che va dalla punta ( in metallo) alla parte più alta e larga, che permette, nell'atto del lancio, di far ruotare la trottola. Da ragazzi facevamo vere e proprie competizioni per vedere chi riusciva a farla girare più a lungo.
A San Cesario alcuni ragazzi erano veri e propri giocolieri che riuscivano a far ruotare la trottola in ogni luogo; miei compagni di scuola, forse meno bravi sui libri, erano molto invidiati perché avevano un’abilità eccezionale, la loro trottola, una volta lanciata, riusciva a girare sulle mani, sulle ginocchia, sulle punte delle scarpe. Alla domenica molto spesso, nelle prime ore del pomeriggio, prima del catechismo, ci si dava appuntamento per assistere alle
esibizioni dei giocatori più bravi.

L’antico gioco consiste nel far trottolare il cono ferrato intorno ad un campo di cerchi concentrici; vince chi riesce a far durare di più il suo moto rotatorio o a farlo avvicinare quanto più possibile al centro di un cerchio tracciato per terra.

Un moto simile a quello dei pianeti intorno al loro sistema e che ricorda la precessione degli equinozi; un ciclone così accelerato che a guardarlo da lontano ti sembra che il suo epicentro fosse in uno stato di quiete.

La cordicella si arrotola lungo lo strobilo della trottola e poi si rilancia abilmente per fargli riprendere quella breve rivoluzione verso il nucleo terrestre. Si prova più volte, da soli, prima di imparare quei rapidi movimenti di polso e mani che dovrebbero permettere di non scagliare l’oggetto dritto in fronte all’avversario.


La trottola è un gioco per bambini conosciuto in tutto il mondo fin dai tempi antichi. Risale a più di 6000 anni fa, alcune trottole perfettamente conservate, con le fruste utilizzate per metterle in
moto, sono state ritrovate durante gli scavi di Ur in Mesopotania.
Altri esemplari sono stati rinvenuti negli scavi dell'antica Troia, a Pompei, in alcune tombe
etrusche, e in Cina, in Giappone ed in Corea. Il gioco della trottola era famosissimo nell'antica Grecia e a Roma: Platone, Aristotele, Plinio, Virgilio e Ovidio tutti subivano il fascino ed il contagio della trottola, in latino chiamata "turbo". Catone il Censore consigliava ai genitori il gioco della trottola, perché lo riteneva molto più adatto ai bambini di quanto lo fossero i dadi. La trottola era di uso corrente in Inghilterra nel XIV secolo: ogni parrocchia possedeva la
propria trottola e, nel Martedì Grasso, si svolgevano sulle strade gare di trottole. Si cantava stornelli, alcuni dei quali ancora restano vivi. In Oriente si trovano trottole di tutte le forme e di tutte le misure. In alcune regioni rurali sono fatte di conchiglie. I giapponesi fabbricano diversi tipi di trottole moderne, tra le quali una, la "trottola-levatrice" che contiene tante trottoline, le quali escono dalla grande quando questa si mette a girare. Ci sono in Italia persone che continuano la tradizione delle trottole: le costruiscono, le vendono, le fanno conoscere insegnando l'arte di questo gioco ai bambini di oggi. Più che un giocattolo, la trottola ha marciato addirittura tra riti religiosi e pagani come quelli propiziatori per la semina e il raccolto, tra le donne dell’antica Grecia si ricorreva al magico strombilos per attirare e scegliere gli uomini.

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