A scuola da Raffaele De Giorgi





Ci vuole questa immagine per riuscire a capire tutto il resto.
Leggete attentamente.
Io se guardo te per forza di cose, per come è costruito il senso della vista, vedo te che hai la faccia davanti allo schermo ma non mi vedo.
Insomma io sono l’osservatore e tu sei l’oggetto della mia osservazione. (ti senti osservato? Bene, sono riuscito a rendere l’idea!).
Adesso immagino che io riesca a vedere me stesso mentre ti osservo. Metti che ci sia una Telecamera che riprende me e te nell’atto di osservarci uno di fronte all’altro e con lo schermo del computer davanti ai nostri occhi da cui osserviamo l’inquadratura della telecamera, ciò è il modo di percepire questa realtà che io osservi me stesso e te mentre abbiamo una relazione.
Rifletti, come faccio io ….. mmmmmmmhhhhhhhh…….mmmmmmmmhhhhhhhhhhh
Che percepisci? Uno sguardo in grado di vedere la realtà con te dentro e quindi la capacità di osservare il tutto da un punto di vista esterno a me, esterno a te. Immagina che il tutto sia in 3D, che sia tridimensionale!
Ora immagina di avere davanti a te lo schermo con l’inquadratura di te stesso che cammini, parli con i colleghi, fai l’amore, vai in bagno e tutto quello che combini ogni giorno. Tu che ti osservi ma che ti osservi nella realtà costituita da quanto ti circonda con te dentro.
Lo so! Ho capito! Mi chiedi cosa cambia? Se non sei riuscito a immaginare la scena non cambia nulla! Ma se invece questa nuova modalità di osservare comincia a far parte di te ecco che tutto d’un botto cambia tutto.
C’è innanzitutto un paradosso. Ovvero quello dell’identità. Qual’è il senso di questo senso? Identico significa uguale a se stesso. Ma Niklas Luhmann il maestro di un uomo buono, il maestro del Prof. Raffaele De Giorgi gli ha rivelato che identità è mettere distanza tra te e l’altro. È dire che ci sono delle differenze. E affermando questo di fatto con la mano e il braccio teso spingi l’altro lontano da te.
È una forma di esclusione partendo da un concetto spaziale, da un recinto chiamato confine che chiude un territorio e distingue chi è dentro al territorio da chi è fuori. Esclusioni, che comportano violenze perché comincia a venir fuori il discorso che se vuoi stare nel recinto devi fare questo e non devi fare quest’altro.
Depredano, trucidano, rubano e questo lo chiamano col nome falso di impero; hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace. » (Tacito, Vita di Agricola). Ricordate? È violenza allo stato puro. Come l’insensatezza della circolazione dei Valori che diventa violenza.
Punti di vista, solo punti di vista.
C’è un concetto di Salute e tante Malattie.
Capovolgi: c’è la Malattia e tante forme di salute.
Come la storia dei diritti umani.
Ma l’umanità nasconde solo la violenza e i diritti umani sono enormi abissi di vuotezze riempiti dal livello di civilizzazione. I diritti umani non rappresentano una garanzia ma è una costruzione degli uomini.
Rendiamo l’uomo libero per renderlo imputabile,
Rendiamo l’uomo proprietario per applicare il diritto di proprietà,
Rendiamo l’uomo sano di mente per poter dichiararlo pazzo.
Il problema centrale è l’idea dell’uomo, l’idea dell’altro.
Il problema è la questione del senso del senso.
Il problema della semantica e della ricerca di questo senso.
E poi come estinguere un problema di eguaglianza tra uomo e donna quando già ponendo il problema stabiliamo continuamente la disuguaglianza tra uomo e donna?
Se la disuguaglianza non ci fosse allora non ci sarebbe il problema.
Perché diciamo che c’è il concetto di uomo e tutte gli altri concetti sono di donne e non diciamo che c’è il concetto di donna e poi tanti modi di essere uomo.
Capovolgiamo e osserviamo dallo schermo che ci da l’immagine tridimensionale di noi che ci relazioniamo con la realtà.
Le mode, Mode! Balle! Mode!
Guardiamoci, osserviamoci immersi in questo mondo e se lo facciamo con una certa regolarità ecco che il concetto di identità, cittadinanza e diversità ci apparirà per quello che è, ovvero parole prive di significato e quindi di senso.

Appunti di idee del Prof. Raffaele De Giorgi registrati da Antonio Bruno Ferro

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